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Calenda ‘kamikaze’ contro Renzi per spaccare i gruppi Iv-Azione in parlamento: ma è un flop

A Skytg24 le accuse di tradimento rivolte al leader Iv che trama per accasarsi nella maggioranza di governo “inseguendo Forza Italia“, mentre in Senato veniva eletto il nuovo capogruppo unitario

di Peppe Papa

Non è chiaro a che gioco giochi Carlo Calenda che torna ad attaccare Matteo Renzi accusandolo pubblicamente di stare tramando per accasarsi a destra con la maggioranza di governo. Una provocazione pesante, tra l’altro nel giorno in cui veniva eletto il nuovo capogruppo al senato di Iv e Azione, Enrico Borghi, inaspettata e violenta, quasi d’impeto, che ha irritato non poco quelli di Iv.

Vuole lo scontro? E a che fine? Sono le domande che si rincorrono tra gli addetti ai lavori: può essere che sia un altro maldestro tentativo di intestarsi la leadership del fronte liberale spingendo il suo avversario a destra, sempre più a destra? A sentirlo, non sembra ci siano dubbi, le parole espresse nel corso dell’intervista a Skytg24, sono state molto chiare.

Credo che Iv stia tenendosi le mani libere per far un ragionamento con la maggioranza. – ha detto – Lo suppongo da quello che vedo: la difesa ad oltranza della Santanchè, il voto con il governo sulla carne sintetica fatto seguendo pedissequamente Lollobrigida…Non so cosa vogliano fare, ma vedo segnali da molto tempo di slittamento verso destra”.

Una dichiarazione la cui tempistica, proprio in contemporanea con la votazione del gruppo in Senato, studiata a tavolino allo scopo di suscitare la reazione indispettita dei renziani, come poi è stato, senza tenere in considerazione quella dei suoi che in parlamento viaggiano affiatati con i colleghi di Iv.

Ma tant’è, il personaggio è fatto così, coraggio e spudoratezza, anche se di politica a detta di tutti, compresi i seguaci più fedeli, capisce poco. Fatto sta che ci ha pensato Ivan Scalfarotto, senatore tra i più vicini a Renzi a ristabilire le misure.

Le parole di Calenda sono la dimostrazione di “una discrasia costante fra il clima sempre sereno che si respira nel gruppo e l’atteggiamento di Calenda all’esterno”, ha replicato Scalfarotto su Twitter.

Con un sol gesto – ha proseguito ironico – ha dimostrato la sua sensibilità istituzionale, il suo rispetto per i colleghi e ha dato l’ennesima prova di un acume e visione politica, caratteristiche che tutti i colleghi in parlamento fanno a gara a riconoscergli”.

Insomma, ai limiti dello sfottò, per poi per concludere con un affondo perfido: “Il progetto del partito unico è fallito perché Calenda ha avuto paura di perdere il congresso unitario. Tutto il resto sono chiacchiere da bar”.

Che è il peggio che si possa dire a uno che pensa di essere il nuovo JFK del mondo Democratico. Una licenza a parlare vanvera, che non leva e non mette alle dinamiche politiche in moto nel paese.

Se il fine era la rottura definitiva con Renzi e il suo partito, l’iniziativa è stato un fallimento. In parlamento deputati e senatori vanno d’amore e d’accordo e non sembra abbiano alcuna voglia di rompere alcunché, mentre il suo ‘competitor’ è sempre più inafferrabile, pur se ha la sensazione di intuirne le mosse, ignorandone però gli scopi.

Probabilmente è vero che l’ex premier stia puntando a destra con l’intenzione di conquistare consensi in libera uscita in quell’area dopo la fine dell’era Berlusconi. Il fatto non è una novità, ma per Calenda è la prova del tradimento.

Il progetto Terzo PoloRenzi lo ha fatto cadere e vuole far cadere i gruppi per rincorrere Forza Italia” ha affermato sempre in tv, “lo deve spiegare – ha incalzato – c’è un impegno con gli elettori, io non lo faccio cadere. Ovviamente se andrà con Fi – ha concluso – i gruppi cadranno, ma sarà colpa sua”. Ci mancherebbe.

Il problema però è più complesso e non attiene alle minuzie della cronaca politica quotidiana, ma ha un respiro più ampio. Un eventuale, possibile, avvicinamento di Renzi alla galassia forzista con gli auspici dei figli di primo letto del Cavaliere, Marina e Piersilvio, veri padroni del partito, è nelle cose, la possibilità di giocare una partita strategica fondamentale in ottica Europa con le elezioni alle porte.

Il contributo di Calenda in un’operazione del genere, smessi i panni del ‘grande condottiero’, avrebbe potuto godere di una certa propria rilevanza, ma ha prevalso evidentemente l’umore arcigno che lo perseguita di primo della classe, di cui non riesce proprio a liberarsi nonostante ormai sono anni che calca il palcoscenico della politica italiana. Qualcuno provi a ‘svegliarlo’.

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