

di Serena Cirillo
Ricorda le migliori interpretazioni dei grandi della lirica l’Alfredo di Matias Iaconianni, primo ballerino della compagnia “Balletto del Sud”, splendido ragazzo argentino, versatile, energico, appassionato, con una presenza scenica che cattura l’attenzione e ipnotizza.
Oltre alla precisione tecnica, Iaconianni ha un dono: una potenza espressiva che riesce a dare voce ad un Alfredo muto, ma struggente quanto lo furono Mario Del Monaco e Placido Domingo, arrivando ad un lirismo commovente.
La capacità interpretativa del danzatore argentino affronta un caleidoscopio di emozioni, passando dall’ atteggiamento sofferto nei momenti drammatici, a quello scanzonato e allegro nei momenti goliardici. Il pubblico entra nell’animo di quel ragazzo ricco e viziato dell’alta borghesia ottocentesca che per la prima volta nella sua vita si trova ad affrontare una cocente delusione.
E’ raro competere con la prima ballerina, soprattutto quando si tratta di un’étoile dalla fama indiscussa, nella fattispecie Ana Sophia Scheller: Matias Iaconianni ci è riuscito, attirando sguardi ammirati ed applausi a scena aperta per tutta la durata della sua performance.
E’ una Traviata differente quella descritta nella coreografia di Fredi Franzutti e presentata al “Versiliana festival” il 29 luglio, un riuscitissimo esempio di metateatro in cui si celebra la figura della divina Maria Callas attraverso la sua migliore interpretazione, Violetta, mettendo in risalto quanto la vita dell’artista è arrivata a coincidere, tragicamente, con quella del personaggio.
Le scene di repertorio della Traviata si alternano a quelle più salienti della vita della Callas, si vedono ascesa e declino, gioie e dolori, successi e rimpianti. La vita patinata della diva lascia il posto a quella drammatica della donna quando sul più bello, nei momenti di trionfo, si vede passare improvvisamente il fantasma del bambino che la Callas non ha mai avuto, l’aborto (forse provocato) che ha impedito alla donna di coronare il suo sogno d’amore con l’uomo più importante della sua vita, Aristotele Onassis.
Il bambino è il giovanissimo e bravissimo Giacomo Russi, allievo della scuola del Balletto del Sud in partenza per la scuola di ballo del teatro di Stoccarda, dove è stato ammesso a pieni voti.
Le zingarelle della Traviata in questa messa in scena sono delle fattucchiere malvage con un costume che ricorda quello che indossava la Callas in Medea, e rappresentano i suoi incubi. Il ballerino vestito da soldato nazista, protagonista di una scena di violenza ai danni di una fanciulla, rievoca il trauma subito dalla diva da giovane durante un rastrellamento in Grecia.
Le danzatrici che si cambiano in scena passando dall’ abito da sera alla camicia da notte, sono l’immagine del declino dell’artista che finì i suoi giorni a letto, malata, proprio come la Traviata.
Alla fine dello spettacolo si assiste all’agonia della Callas/Violetta che vede passare dinanzi agli occhi tutta la sua vita, la metafora usata dal brillante coreografo è una sfilata di ballerine che indossano i costumi di tutti i personaggi che la divina ha interpretato.
Uno spettacolo ricco nella forma e nei contenuti, in cui stati d’animo opposti si alternano numerosi come i cambi di costumi. La Scheller ha dato prova di grande perizia tecnica e notevole espressività con questo personaggio tutt’altro che facile da raccontare.
La teatralità a cui hanno dovuto fare ricorso tutti i ragazzi della Compagnia, non penalizza mai la loro bravura di ballerini, anche perché il coreografo, sebbene abbia voluto fare omaggio alla lirica e al teatro con questa sua creazione, non dimentica mai la bella danza e non lesina legazioni impegnative sia per i solisti, sia per il corpo di ballo.
E’ un balletto completo e ricco in cui le musiche di Verdi, nei momenti classici secondo la tradizione, si alternano a quelle di Yannis Xenakis nei momenti di rottura e di innovazione rispetto alla coreografia che ci si sarebbe aspettati.
Uno spettacolo che dimostra quanto la danza classica può essere sempre attuale, originale, piena di riferimenti culturali e spunti di riflessione, tali da rendere una produzione del genere attrattiva e affascinante per ogni tipo di pubblico.
10 Comments
La danza classica è intramontabile, una gioia senza tempo e senza confini.
fatta così poi, diventa molto attuale. entrare nell’anima di questi ragazzi è stata la cosa più emozionante.
Tutto molto bello
Davvero emozionante! Mi è venuta tanta voglia di assistere a questo spettacolo! Grazie
spero che prima o poi questa magnifica compagnia venga ad esibirsi pure a Napoli. Sono davvero bravissimi, un’eccellenza nel panorama della danza attuale.
Spero di non essere stata troppo “tecnica”. Il mio obiettivo è divulgare la danza a tutti.
La perizia di Serena Cirillo sulla danza è indiscussa.
Spero di non essere stata troppo “tecnica”. Il mio obiettivo è divulgare la danza a tutti.
Meraviglioso! Da vedere assolutamente! Grazie Serena!
Grazie Serena pr il tuo articolo, di cui ho apprezzato chiarezza, competenza e ottima scrittura, perchè mi ha riaperto una improvvisa “finestra” sulla danza, danza che ho tanto amato, oltre che studiato, ai tempi della mia infanzia e adolescenza.