

di Peppe Papa
C’è chi ancora crede nella possibilità di potere dare vita in Italia a una formazione politica unitaria delle forze liberal-democratiche e riformiste, nonostante finora il progetto sia fallito più per colpa delle incompatibilità caratteriali dei due leader principali, Renzi e Calenda, che per la mancanza di una visione comune.
Lo dimostra il fatto che in parlamento i gruppi di Iv e Azione vanno a braccetto, d’amore e d’accordo, si muovono come un sol uomo lanciando ai capi un messaggio inequivocabile di insofferenza per la situazione che, in vista delle elezioni europee del prossimo anno, può trasformarsi in un disastro per tutti.
Luigi Marattin e Enrico Costa, deputati uno di Iv e l’altro di Azione, sono tra quelli che ci stanno provando apertamente, prima battendosi per evitare le morte del Terzo Polo con ripetute lettere e appelli, puntualmente ignorati, poi con la decisione di ‘correre in coppia’ per tutto lo ‘stivale’ in un tour, ideato già prima dell’estate, a discutere di economia e giustizia.
L’iniziativa, ancor prima di partire, ha riscosso enorme successo, sono ben ottantacinque le date programmate a cominciare dall’11 settembre prossimo a Padova, segno che esiste nel Paese l’esigenza di un fronte liberale, stanco delle liti e dell’inconcludenza, pronto ad andare oltre il divorzio tra Renzi e Calenda. E che l’intento dei due sia quello di raccogliere la sfida, è palese.
“Fisco e giustizia – avverte Marattin – sono le fondamenta del contratto sociale e dei diritti di cittadinanza, e dunque non è strano che due liberali vogliano partire da queste per costruire dal basso un ‘comune sentire’ liberal-democratico e riformista”. Se è così, non rappresenta certo una buona notizia per l’ex premier e il suo Ministro, che non ostentano nessuna preoccupazione, anzi.
Renzi, che di politica ne mastica da bambino e si è dimostrato finora un fuoriclasse, intuito il pericolo, conoscendo bene l’insofferenza di molti anche tra ai più alti in grado del suo partito, ha rilanciato con un nuovo “brand”, “il Centro” puntando tutto sull’Europa.
Perché l’Italia gli va stretta e c’è chi cerca di fargli continuamente la festa. L’opa su tutto quello che si muove tra Pd e Forza Italia è il suo principale obiettivo, il congresso di Iv si farà a breve e non è escluso che lasci per dedicarsi alla sua nuova creatura.
Calenda, invece, come al solito non ci capisce niente, benedice l’operazione con il goffo tentativo di farla sua dandole il beneplacito, trascurando nel frattempo il malumore di gente come Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, per fare due nomi, stanche di fare le belle statuine in attesa della presa del governo, data per certa dal grande capo.
E dialogano con tutti, loro non hanno bisogno di chiedere il permesso, nel tentativo finora sottotraccia (Calenda è l’unico a far finta di non saperlo) di aprire un cantiere moderato per una lista unica alle Europee cercando, nel contempo, di evitare conte interne e altrettante probabili débàcle elettorali che risulterebbero fatali anche per le future elezioni politiche nazionali.
Non ci stanno e l’idea stessa di mettere in discussione il leader, così come fatto da Marattin e Costa, è di per sé l’elemento che dimostra in maniera inequivocabile come, dopo la morte di Berlusconi, il destino dei partiti personali abbia segnato il passo, il post leaderismo è appena cominciato e, viste le avvisaglie, si suonerà un’altra musica. Sono in tanti a sperarlo.
2 Comments
Sono curioso di vedere la Carfagna, la Gelmini, Marattin e aggiungo la Bonetti dove vanno a parare senza Renzi. Anche ammettendo che sono tutti/e belle!!!!!
Marattin non lascia Renzi o Italia Viva.
Era a Palermo per i tre giorni di formazione giovani e lo abbiamo visto abbracciato a Renzi. E lo ha detto chiaramente.