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La furia ‘iconoclasta’ del Pd di Schlein: a Monza con Cappato per perdere, il partito locale protesta

Dopo Genova anche in Brianza segreteria contestata, avrebbero voluto un candidato del territorio per provare a vincere, ma al Nazareno preferiscono la testimonianza, inseguendo il ‘campo largo’. Il M5S si defila

di Peppe Papa

Facciamoci del male. Come da tradizione della sinistra massimalista – “contano i principi, costi quel che costi” – la decisione del Pd di Elly Schlein di appoggiare la candidatura di Marco Cappato alle suppletive di Monza è votata alla sconfitta. A partire dall’aperto malumore espresso dal partito locale che in una lettera aperta ha fatto ‘pesare’ il proprio disappunto.

Nessun rispetto per il territorio e decisione presa dall’alto, queste le principali accuse mosse al Nazareno da parte dei vertici locali del Pd, con in testa il segretario provinciale, Pietro Virtuani, del sindaco, Paolo Pilotto, del capogruppo in Provincia, Vincenzo di Paolo e del consigliere regionale (ex sindaco), Gigi Ponti. Che hanno espresso “amarezza, perplessità”, oltre considerato la scelta un “errore politico” che certo “non aiuterà” in campagna elettorale.

Meglio, insomma, puntare su un profilo più radicato sul territorio in grado di giocarsi la partita con Adriano Galliani, candidato del centrodestra, pur se la volta scorsa la contesa finì con un trionfo da parte di Silvio Berlusconi, da poco diventato presidente della squadra di calcio del Monza, portata in men che non si dica in serie A.

Risultato scontato, ma erano altri tempi e il Cavaliere ci ha lasciati, questa volta, hanno sostenuto, sarebbe stata un’altra cosa. A Roma non hanno voluto sentire ragioni, a conferma che la segretaria fa come gli pare, fedele alla promessa di rivoltare il partito come un calzino. E a questo proposito sorprendono i commenti dei maggiorenti che l’hanno sostenuta, meravigliati dalle sue fughe in avanti.

Con un comunicato a firma del responsabile organizzazione Pd, Igor Taruffi, dalla Capitale hanno spiegato i motivi della virata improvvisa sul candidato di Più Europa e Calenda: “Il Partito Democratico, specie in elezioni con un sistema elettorale maggioritario che premia chi ottiene anche e solo un voto in più, ha ritenuto privilegiare l’alleanza più larga possibile tra le forze che si oppongono alla destra“.

“Campo largo” dunque, anche in vista delle prossime sfide elettorali a cominciare dalle regionali di Abruzzo, Basilicata, Piemonte, Sardegna, Umbria, oltreché delle europee, dove però ognuno va per sé. Ragioni superiori, dunque, hanno imposto la decisione e Cappato, comunque, è quello che offre più chance di vittoria, i dirigenti brianzoli se ne facciano una ragione.

Intanto, i Cinquestelle, pur non mettendosi di traverso, hanno fatto sapere di non avere niente in contrario alla proposta del Pd, lasciando però ai propri sostenitori la possibilità di decidere liberamente, marcando le distanze. Il messaggio è stato chiaro: “se si perde è solo colpa dei dem, noi non c’entriamo”. Niente da dire, un affidabile compagno di viaggio, brava Elly.

In queste condizioni, par di capire, fino alle europee sarà uno stillicidio. A Genova ha lasciato il partito una intera classe dirigente, più di 30 persone, per approdare a Azione per via della radicalizzazione a sinistra e il solito tema dell’autonomia territoriale, Zingaretti, uno dei suoi principali sponsor, si è lasciato andare un “con questa non prenderemo neanche il 17%”.

Il ché segna un punto limite, entro il quale si misurerà la consistenza del nuovo Pd ‘iconoclasta’ proposto dalla Schlein, dopodiché la federazione delle correnti emetterà il suo verdetto e, se necessario, si passerà a un altro/a.

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