

di Serena Cirillo
Antico e moderno, bello e tragico, armonia e dolore si fondono e offrono interessanti spunti di discussione durante l’evento “Arte-Fatti generativi”, che ha avuto luogo il 12 settembre nel cinquecentesco Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco di Napoli, in via Tribunali 213.
Pensato come un’occasione di incontro tra Arte, Diritti, Scienze Educative e Sociali e rivolto ad un pubblico attento ai temi della cultura e dello sviluppo, il convegno si completa con la mostra di scultura del Maestro Mario Iaione dal titolo “A(r)mati”.
L’Arte viene assunta quale pratica prototipale e mezzo attraverso il quale comunicare simbolicamente messaggi, abbandonando la parola per farsi immagine e manufatto creativo.
Attraverso le opere del maestro Iaione l’arte non viene mai meno alla sua funzione comunicativa, i messaggi sono molteplici, le opere raccontano storie, perché ognuna di esse è il frutto di esperienze ed emozioni da cui l’artista trae ispirazione. La vera arte è universale, arriva a tutti in modo diretto e potente, e le sculture della mostra A(r)mati ne sono l’esempio.
Iaione usa il linguaggio della memoria, e, come la memoria, le sue opere presentano fratture, interruzioni, divagazioni e riprese. Notiamo fenditure, ferite, mancanza di parti. Le Fenditure però si possono leggere sia come fratture che dividono, sia come varchi che permettono un passaggio a doppio senso: lasciare uscire, lasciare intravedere, ma anche lasciare entrare lo spettatore esterno.
Le parti mancanti sono le ferite che restano aperte, le lacune e i vuoti che ognuno di noi si porta dietro, il costante bisogno di colmarle, la richiesta d’aiuto.
Tra i rilievi a parete, in creta dipinta ad olio e smalti, vi sono le opere inedite della “serie blu”, struggenti ed evocative. La tragicità dell’opera “Neverending” sta nel movimento continuo quanto inutile, espresso dai meccanismi, che non approda a nulla, come i due profili di donne protese l’una verso l’altra anelando un ricongiungimento che non avverrà mai, a dispetto dei colori vivaci forieri di sensazioni positive.
Della serie blu fa parte anche “Un sogno così”, in cui vediamo il profilo di un uomo che sogna o pensa ad occhi chiusi, il suo alter ego, e la donna che gli si para innanzi dall’espressione incerta, attanagliata dai dubbi, come se la realtà della donna contrastasse col sogno dell’uomo.
Poi c’è “Blues”, in cui l’immagine principale è il profilo di una donna, probabilmente di colore, che soffre in silenzio piangendo ad occhi chiusi circondata da volti sconosciuti e impassibili. La sofferenza interiore è un tema dominante e si evince con molta chiarezza.
“Diaspora” raffigura la testa di un uomo con le guance trafitte e spaccata in due parti, in una delle quali l’uomo è cieco. L’opera “Le mie prigioni”, invece, lancia un messaggio triste e molto chiaro. I due volti di uomo e donna uniti, realizzati in pietra, creta, acrilici, smalti e polveri, cambiano lievemente espressione nelle tre angolazioni che vanno lette in sequenza.
Nella prima entrambi sorridono, la donna di speranza, quasi illusione, e l’uomo rassicurante; nella seconda la donna è seria e l’uomo accenna un’espressione lievemente beffarda; nell’ultima la donna è disperata e l’uomo impassibile. L’accenno a temi come l’angoscia, la violenza, l’ipocrisia, è delicato ma persistente.
Le stesse tematiche sono state riprese nel convegno. Maria Luisa Iavarone, docente universitaria di Pedagogia, ha illustrato il progetto che è partito con la mostra a cura della Fondazione Banco Napoli. Lo scopo è quello di creare uno spazio di accoglienza permanente, un contenitore sociale per un’azione educativa, usando il linguaggio dell’arte per una comunicazione diretta, basata sulle sensazioni e i sentimenti.
Antonio Bonfitto, col Servizio Civile Nazionale, ha sposato l’ iniziativa, ritenuta molto utile per i ragazzi con problematiche sociali. Le opere di Iaione sono servite per un esperimento: è stato chiesto a un gruppo di ragazzi a rischio di osservarle e raccontare le emozioni o i pensieri che in loro suscitavano. C’è stato un ottimo riscontro, le opere hanno toccato corde profonde, ancora una volta il potere dell’arte si è rivelato sorprendente.
Maria Concetta D’Arienzo, docente di diritto amministrativo, ha sottolineato come le sculture di Iaione raccontino le esperienze di tanti individui, adulti e bambini, accomunati dai diritti negati. Dopo i saluti del Presidente della Fondazione Banco Napoli e dell’Onorevole Picarone, è stato il sociologo Luigi Caramiello professore alla Federico II, ha illustrare l’opera dell’artista.
“Dotato di un formidabile talento e di virtuosismo manuale nella sua capacità di modellare forme – ha spiegato – Iaione si cimenta con la dimensione materica per comunicare nella modalità primigenia caratteristica dell’homo sapiens. La scultura si fonda sulla polisemia: ogni opera contiene significati diversi e contraddittori di cui il maestro inserisce una serie di indizi”.
“Con forti richiami all’espressionismo e al futurismo – ha proseguito – mette in scena la violenza del mondo senza retorica. La sua è un a rivolta morale contro l’opportunismo, la finzione, l’ipocrisia nei rapporti. Per lui il volto è importante, si presta a tante interpretazioni, ma il carattere ambiguo e sublime dei volti divisi – ha concluso – trasmette come sotto testo un messaggio di speranza.”
La mostra resterà aperta fino al 26 settembre dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17.
4 Comments
Questo articolo mi ha incuriosito: una mostra che merita di essere vista!
Interessante resoconto della Mostra e del senso profondo dell’opera!
Si, veramente….
le opere sono molto incisive