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De Luca dileggia il Pd e si candida a guidarlo: tour nelle piazze d’Italia con la sua “Operazione verità”

Il governatore della Campania, in chiusura della Festa dell’Unità a Napoli, ha attaccato a testa bassa il suo partito, accusando la classe dirigente, attuale e passata, di parassitismo e incompetenza, proponendosi come alternativa. E questa volta fa sul serio

di Peppe Papa

Nel vecchio Pci c’era il collegio dei probiviri, l’organismo inappellabile che decideva se si era degni di appartenere all’organizzazione e nel caso deciderne l’espulsione, e per uno come Vincenzo De Luca non ci sarebbe stato scampo. Il governatore della Campania, in chiusura della Festa dell’Unità a Napoli intervistato da Luigi Vicinanza di Repubblica, ha attaccato a testa bassa il suo partito il Pd, accusando la classe dirigente, attuale e passata, di parassitismo e incompetenza, annunciando contestualmente una sua iniziativa politica tesa a scalzarne la leadership.

Sarebbe bastato questo per essere buttato fuori senza alcuna discussione, invece dal Nazareno non è arrivata nemmeno una piccola nota di replica, un commento. La consegna del silenzio, presa in carica da tutta la nomenclatura del partito, ha provato a minimizzare l’accaduto, tentando di derubricarlo alle “solite mattane di De Luca, che fa così ma poi si ammansisce”, magari accontentandolo dando il via libera al “terzo mandato”, cui tanto tiene. Penseranno i boss a convincere la segretaria a mollare e che proseguire nel braccio di ferro con il big campano, non conviene a nessuno.

Questa volta, però De Luca sembra avere imboccato una strada diversa, vuole tutta la posta e è deciso ad andare fino in fondo. Al giornalista che gli chiedeva se avesse intenzione di fondare una nuova corrente, rispondeva infatti sarcastico, che uno come lui “punta al papato”. E a tal proposito ha deciso di lanciare la sua “Operazione verità”, con una serie di eventi che lo porteranno in tour per l’Italia a raccontare la sua idea di partito, il programma delle cose da fare che servono alla maggioranza degli italiani.

La sfida è aperta e lo sprezzo con cui è stata avviata ha superato ogni limite, difficile che si possa ricucire. “Nel Pd – ha detto – c’è un tasso altissimo di presunzione. Continuiamo a pensare di essere moralmente superiori agli altri
– ha spiegato – e invece in molti casi siamo presuntuosi e inconcludenti e alla fine inferiori agli altri. Ci sono dirigenti di partito che passano il loro tempo a organizzare le proprie correnti. Questo non è un partito politico – ha rimarcato con forza – un partito vive di militanza, qui si valorizza solo chi ha il capocorrente che lo protegge e lo fa eleggere alle elezioni successive”.

Ovviamente lui è l’esatto contrario. “Mi faccio tanti nemici – ha chiosato soddisfatto – però è un godimento dire quello che penso liberamente”. E in effetti non si è lasciato pregare a sgranare il rosario delle dolenze, senza risparmiare nessuno, prendendo spunto proprio dalla questione del “terzo mandato” che ha tenuto banco nei giorni della festa, insieme ai dubbi di alcuni esponenti del partito intervenuti (il deputato schleiniano Marco Sarracino tra gli altri).

 “Questo non è un partito, è un pollaio – ha affondato il colpo -. Io penso che possa essere eccessivo anche un mandato se uno non è capace di governare, così come penso sia un dovere democratico dare la parola ai cittadini per decidere da chi vogliono farsi governare. E invece secondo loro dovrebbe decidere qualche imbecille che sta a Roma e che non ha manco il voto della madre. Dopodiché la questione è governare per che cosa? C’è gente che non rappresenta niente e parla. Si parla dei problemi, delle cose da fare e del rispetto per gli elettori ma non per i cialtroni che stanno a Roma e che vivono di parassitismo. E poi De Luca fa quello che vuole, chiudiamo questa storia“.

In Veneto Zaia vive di vita serena – ha proseguito – lo trattano con deferenza, lo rispettano, indicano il suo lavoro e qui invece devi stare attento agli imbecilli. Ci sono esponenti del Pd che hanno sette legislature che stanno al governo da dieci anni senza fare niente. Qui è venuto Misiani a fare il commissario e che ha cinque legislature. Era candidato coi pantaloni corti e allora il problema non è il terzo, quarto o quinto mandato ma Vincenzo De Luca uomo libero che non ha padroni né correnti“.

Chi vi sta parlando – ha incalzato – è il più votato d’Italia del Pd. Io ebbi il 70% dei voti. Il Pd alle Comunali di Napoli ha il 12%. Chi vi sta parlando ha preso il triplo dei voti di quello che ha preso la Schlein. Non che mi aspetti che mi si dica grazie, ma perlomeno non mi rompete le scatole, fate perlomeno le persone educate”.

Poi per essere più esplicito su come vede messo il partito ha avvertito: “Dovremmo offrire un’alternativa al governo dell’Italia. Dobbiamo costruire le condizioni per essere un’alternativa ed essere il Partito Democratico e non Lotta Continua che è un’altra cosa. Se dovevamo essere una forza di sinistra – ha precisato – non c’era bisogno di fare il Partito Democratico“. E su questo registro si è dipanata tutta l’intervista facilmente reperibile in rete per chi fosse interessato.

La sostanza è che De Luca ha rotto gli indugi, pronto a giocarsi il tutto per tutto per inseguire il suo sogno di governare un giorno il Paese, che passa inevitabilmente per la conquista del partito in cui milita e che non ha, intelligentemente, nessuna voglia di lasciare. Sono tempi questi di populismo à la carte e soluzioni ai problemi dei cittadini affidati alla propaganda e destinati al nulla. Servirebbe, invece, concretezza, serietà, competenza e carisma, tutte doti che crede di possedere a iosa, per questo si sente un predestinato. Hai visto mai che possa succedere? Sottovalutarlo, potrebbe essere un peccato mortale.

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