De Luca dileggia il Pd e si candida a guidarlo: tour nelle piazze d’Italia con la sua “Operazione verità”
Ottobre 2, 2023
‘Mostri’ del riformismo, Renzi e le sue creature: anche Elena Bonetti si fa il partito
Ottobre 7, 2023

Renzi, Calenda e la sindrome di Napoleone: lista unitaria, il leader Iv apre l’altro nicchia

Andare da soli alle europee è una operazione ad alto rischio, fallire l’obiettivo di approdare a Strasburgo sarebbe uno smacco troppo forte da sopportare. In gioco il futuro politico di entrambi

di Peppe Papa

Andare da soli alle europee è una operazione ad alto rischio, fallire l’obiettivo di approdare a Strasburgo sarebbe uno smacco troppo forte da sopportare per Matteo Renzi e Carlo Calenda, tanto da pregiudicarne in maniera quasi decisiva il loro stesso futuro politico.

E’ chiaro che qualcosa bisogna inventarsi per scongiurare la probabile ‘catastrofe’. Nei loro rispettivi partiti, base e apparato, avvertono il disagio di partecipare a una partita a perdere, ma nel frattempo continuano a dialogare tra loro e in parlamento vanno d’amore e d’accordo.

Attendono preoccupati che i loro capi ricomincino almeno a parlarsi. Basta dispetti, punzecchiature, accuse reciproche, esibizione di muscoli, la posta in palio è troppo importante per abbandonarsi a “liti di cortile”. E di questo passo non è detto che siano disposti tutti a lasciarsi trascinare nel baratro dell’irrilevanza politica.

Ognuno è padrone del proprio destino, pertanto se c’è da salutarsi con affetto, nessuno può sentirsi in colpa se cambia aria, o dà vita a un altro progetto. Insomma, i due leader sono avvisati. Il più lesto a capire l’antifona, come sempre, è stato Renzi il quale, ospite di Bruno Vespa a ‘Porta e Porta’, ha lanciato un segnale di apertura al dialogo con il suo omologo di Azione.

Con Calenda – ha precisato subito – non ho alcun problema personale, anche se ha lasciato a metà un po’ di cose. All’improvviso ha rotto la federazione del Terzo Polo, di cui era presidente. Dobbiamo stare un anno su questa telenovela? No. Se vogliano fare la lista unitaria io ci sto. Se Calenda non è disponibile – ha proseguito – con tutto l’affetto faccia quello che crede, se non vuol fare l’accordo amici come prima”.

Una dichiarazione che fa il paio con quanto affermato poco prima sempre da Vespa per l’altra trasmissione ‘Cinque minuti’, dove i toni nei confronti di Calenda erano stati ben più sferzanti a preludio del successivo ammorbidimento. “Calenda cambia idea una volta al mese, più che Calenda è calendario” aveva ironizzato, una battuta non certamente sfuggita al senatore azionista.

Che però, stranamente, non ha replicato all’uscita dell’ex premier, mantenendo finora la consegna del silenzio estesa a tutti i suoi. Segno che la preoccupazione, al di là dei proclami, sta cominciando a serpeggiare anche nel leader di Azione e nel suo stretto entourage. I sondaggi sono impietosi, la soglia di sbarramento resta un miraggio per ora.

Bisognerà dunque andare a vedere le carte di Renzi, capire quanto fa sul serio e cosa è disposto a calare nel piatto, sperando che non sia un bluff, cosa per altro estremamente improbabile, non ce ne sarebbe motivo visto la posta in palio della ‘sopravvivenza’ che costerebbe a entrambi. Di certo, però serve sbrigarsi a vincere la diffidenza.

Io vado in Europa e dico: io non sono la destra, perché la destra è la Meloni che ha preso in giro gli italiani e non sono la sinistra del sindacato, di Schlein e Conte. A centro c’è uno spazio, se verrà qualcuno siamo contenti, se no andiamo da soli”. Qui Renzi: prendere o lasciare. Fare politica vera, o giocare a fingere di essere Napoleone. Non dovrebbe essere un dilemma per persone di buon senso. Liberali e riformisti attendono fiduciosi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *