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Sbarra ‘schiera’ la Cisl con Renzi & Co.: “Jobs Act grande riforma, anacronistico ripensare all’articolo 18”

Il leader del sindacato contro i referendum promossi dalla Cgil per cancellare la riforma varata dal governo dell’ex segretario Pd: “Rispettiamo l’iniziativa ma contrari nel merito”

di Pepe Papa

Un importante understatement a Renzi e alle forze liberaldemocratiche riunite sotto le insegne della lista “Stati Uniti d’Europa” è arrivato dal segretario della Cisl, Luigi Sbarra che, nel solco della tradizione, ha schierato il sindacato cattolico al centro, dove è sempre stato.

Un considerevole bacino elettorale che, se mobilitato a dovere, può dare un contributo decisivo al successo del cartello riformista e che per questo ha avuto l’effetto di una bomba nel campo del centrosinistra, anche se abilmente mitigato dal risalto timido dato alla notizia dai media d’area.

Il Jobs act – ha detto il segretario a margine dell’Assemblea nazionale della Cisl a Milano, a proposito del referendum proposto dalla Cgil sul ripristino dell’articolo 18 – è stato una grande riforma, non priva di lacune, ma con aspetti assolutamente positivi”. Che è passato a elencare a partire dagli ammortizzatori sociali che “ha aiutato a estendere”.

Poi, il contrasto alla pratica delle dimissioni in bianco, l’allungamento del periodo della Naspi, gli investimenti sulle politiche del lavoro, l’eliminazione dei contratti a progetto, la lotta contro il falso lavoro autonomo, i tirocini “per cui fare tutta di un’erba un fascio è sbagliato, rialzare la bandiera anacronistica dell’articolo 18 è sbagliato”.

Una presa di posizione chiara a sancire la distanza con la svolta massimalista del sindacato ‘rosso’, impressa da Maurizio Landini che ha trasformato la Cgil in un satellite dell’universo che si agita alla sinistra del Pd il quale, a sua volta, certo non deve aver preso bene le dichiarazioni di Sbarra. Il pericolo di perdere una quota consistente di voto del mondo del lavoro è concreto.

Non basterà certo la candidatura di Marco Tarquinio, l’ex direttore di “Avvenire”, il giornale della Cei, a sopperire alla probabile emorragia del consenso moderato. Per carità, persona rispettabile, ma niente a che vedere il Vaticano con un apparato organizzativo diffuso sul territorio, nei luoghi di lavoro, nei Caf e nei patronati al servizio dei cittadini. Carne viva, insomma.

Di umore opposto, presumibilmente, Renzi, Bonino e compagnia ai quali non è sfuggita la dichiarazione del leader sindacale. Ma sanno pure, e questo ha giustificato la mancanza di commenti sull’argomento, che è tutto da vedere se le parole si tradurranno in fatti, se cioè concretamente il sindacato mobiliterà le sue forze e a quali condizioni.

Per il momento il capo sindacale ha fatto il suo, ha lanciato il segnale, forse chissà potrebbe essere stato anche concordato per capire l’effetto che fa, non resta che aspettare, la campagna elettorale si appresta ad entrare nel vivo e i giochi sono ancora tutti aperti. Potrebbero non mancare altre sorprese.

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