

di Peppe Papa
Le cose per Carlo Calenda si mettono male e si affaccia l’ipotesi di un ripensamento. L’assemblea di Più Europa ha votato a larga maggioranza l’adesione al patto per la lista di scopo “Stati Uniti d’Europa” con Italia Viva, Partito socialista, Liberaldemocratici e Volt, respingendo la mozione del presidente Federico Pizzarotti e del vicesegretario, Piercamillo Falasca di azzerare tutto e riconsiderare la possibilità di un accordo con Azione che escludesse tutti gli altri, in particolare Matteo Renzi.
Non si torna indietro, il massimo della concessione è stata la disponibilità, espressa dal segretario radicale, Riccardo Magi ad incontrare il leader azionista per provare a ricomporre la questione, come parziale concessione a Pizzarotti e Falasca che hanno dovuto incassare il fallimento di una operazione persa in partenza per le modalità con cui è stata condotta. La notizia è che Calenda ha accettato l’invito, pur continuando a delirare dettando condizioni e ponendo veti.
Il che fa parte della strategia. Un passo indietro repentino, infatti, rappresenterebbe una figuraccia difficilmente giustificabile agli occhi dei suoi stessi sostenitori, va cercata dunque una strada che possa assomigliare il meno possibile a una resa incondizionata. Intanto, non è stato fissato alcun appuntamento, se ci sarà è tutto da vedere, soprattuto se Calenda proseguirà ad ‘abbaiare’ i suoi no: a Renzi, ai Socialisti “che poi se ne andranno nel gruppo Socialisti e democratici”, e ad alcuni nomi i cui curricula non sono specchiati.
È evidente che su queste basi, Magi ha già fatto sapere, neanche si comincia a parlare. Poi c’è il fatto per niente secondario che né Pizzarotti, né Falasca hanno rotto con il loro partito, preferendo il rientro nei ranghi lasciandolo al suo destino. Solo, con l’angoscia del 4% che si allontana sempre di più destando la preoccupazione di militanti e dirigenti, l’urgenza di trovare uno spiraglio per rientrare in partita.
È chiaro che deve rivedere le pretese, convincersi che il massimo che gli è concesso è strappare qualche buon posto in lista. Insomma, deve accontentarsi dopo aver perso la scommessa di riuscire a fare lui l’accordo con Più Europa che invece, alla fine, ha scelto Renzi. E un motivo ci sarà. Forse è dovuto al modo come, ad esempio, ha reagito l’ex premier alla apertura di Calenda a aderire alla lista di scopo europea: “Oggi per noi non è tempo di vendetta, ma di politica”. Nessun veto. Solo politica, appunto.