

di Vincenzo Marini Recchia
In senso stretto, Salvini – in coppia con Vannacci – Conte, Santoro, che gareggiano per farsi eleggere rappresentanti dell’Europa, sono dei cavalli di Troia sradicati dallo spirito che accomuna gli Italiani liberi ai loro simili, in Spagna, in Francia, in Germania e negli altri paesi dell’Unione.
Sono agenti, a tutti gli effetti, del dispotismo orientale che in Putin ha il replicante aggressore depositato nella profondità della nostra memoria storica occidentale. Della lista, per intenderci, dei satrapi persiani, dei Tamerlano, degli assassini ottomani o di quei dittatori partoriti in casa – Hitler e Mussolini – che dall’esempio asiatico mutuarono empietà e arbitrio contro i loro stessi popoli.
Giorgia Meloni – l’attuale primo Ministro – ha cambiato da poco il fronte che condivideva con i succitati Salvini e Conte. Merita considerazione per questo ma non illimitata fiducia in queste elezioni. Dalla Schlein deve tenerci al riparo la confusione senza precedenti che impera tra nipotini di Stalin e camerieri di Bergoglio, il promotore della bandiera bianca tra i resistenti europei.
Tra l’altro, con Cecilia Strada, la segretaria del Pd, presenta la candidatura più filo Hamas ed antisemita disponibile sulla piazza.
È un’ora non luminosa per la nostra Europa e per la diversità umanistica, culturale, scientifico tecnologica che ha improntato il nostro continente.
“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”. Questo invito/riflessione di Dante Alighieri ha, per l’essere umano consapevole e critico, un valore sovraordinato ad ogni altro. Semmai volessimo racchiudere il senso dell’apparire della specie umana e il destino dell’evoluzione in una frase, questa di Dante ha certamente la potenza e la sintesi di una legge generale.
Di certo dovremmo trarne non solo gli opportuni e molto pratici corollari ma anche una riflessione a valle molto importante: perché siano sempre minoranza – seppure costantemente crescente – quelli che scelgono di non vivere come bruti. Togliamoci subito il pensiero, in proposito. La maggioranza vive come animali perché è libera di seguire gli istinti del suo retaggio scimmiesco e non la dura disciplina della distribuzione del tempo di vita a favore dello studio. E impiega la propria scelta rendendosi totalmente libera.
Ma è veramente così anche per chi soggiace agli istinti più atavici? Possiamo definire libero arbitrio la dipendenza così meccanica dalle pulsioni istintive? Non è invece la libertà consapevole del diritto la conquista di un processo lungo di liberazione dall’ignoranza e dai meccanismi istintivi Ed egoistici?
La libertà dei singoli è generalmente regolata da un sistema di leggi per evitare che degradi in libertinaggio e in una caotica anarchia: non è “l’uomo lupo per un altro uomo” a definire la libertà di tutti, bensì la legalità. Il nucleo di questo ragionamento ci porta dritti alla riflessione di Blaise Pascal che addebitava al “divertissement” la cagione dell’ignoranza e dell’apatia civile che predispone masse estese alla seduzione totalitaristica e dispotica.
Depurata la questione di ogni aspetto religioso o moralistico la possibilità di un progresso umano costruito sulla conoscenza del mondo reale – progresso che non è solo materiale ma riguarda anche il potenziamento individuale dell’attività cognitiva – si riduce a una mera, seppure austera e dura per le pulsioni dell’amigdala, sottrazione di tempo all’economia dell’accaparramento e dell’avidità.
En passant le conquiste dell’umanesimo occidentale – che dovrebbero orgogliosamente spingerci all’auto conferma di una diversità – hanno il merito dello sviluppo e della sopravvivenza della specie per i fattori di potenza della scienza. La storia della scienza in questa parte del mondo non va a braccetto con la storia dei poteri politici e religiosi. I sistemi tirannici o teocratici hanno bruciato allo stesso modo corpi di eretici, libri, strumenti tecnologici ad Oriente e ad Occidente.
Ad Occidente, però, hanno dovuto – e continuano – a fare i conti con un movimento consapevole che definiamo appunto Umanesimo. In questa parte del mondo abbiamo costruito un vallo che va dai Paesi scandinavi fino ad Israele e separa strati di umanità radicalmente diversi per tolleranza, pluralismo, pietà, laicità.
Nel suo secondo discorso alla Sorbona, Emmanuel Macron ha, nel finale, fatto una mirabile sintesi su quali caratteristiche noi cittadini europei dovremmo concentrarci per costruire gli Stati Uniti europei per il rilancio: potenza, prosperità e umanesimo. Umanesimo che è il manifesto di una idea di uomo libero, dubbioso, razionale e illuminato.
Come ricordato, l’Umanesimo sorto in Europa, duemila anni dopo la scuola di Atene, è il vestito più adatto a dare un senso all’evoluzione e ci differenzia radicalmente dai formicai orientali ed asiatici. L’orda che dilaga incute paura per la smisurata ampiezza dei suoi numeri, ma imploderà esattamente per essere quello che mediamente è: somma di istinti irrazionali senza alcuna direzione creativa e libera, soggiogata dall’apatia civile e dalle guardie pretoriane dei despoti.
Torniamo dunque al l’avvertimento del poeta fiorentino. “Virtute e conoscenza” ha sempre la meglio.