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Il G7 e le ‘figuracce’ infime della nostra classe dirigente: per fortuna abbiamo il Belpaese

Assistere alle risse nelle aule del parlamento nazionale non dovrebbe meravigliare più nessuno se è la fotografia del livello di qualità degli eletti espressi dai partiti

di Gaetano Piscopo

Assistere alle risse nelle aule del parlamento nazionale non dovrebbe meravigliare più nessuno se è la fotografia del livello di qualità degli eletti espressi dai partiti. I gesti plateali sostituiscono la pochezza di contenuti e la forza delle idee che dovrebbe esprimere una classe dirigente all’altezza del difficile compito a cui sono stati demandati.

Alla scena ridicola e provocatoria di avvolgere nel tricolore il Ministro Calderoli da parte del deputato pentastellato, hanno risposto gli onorevoli “mazzieri” del centro destra, ringalluzziti e rafforzati dal risultato elettorale delle europee, dimostrando il trend al ribasso della qualità dei politici che vengono scelti a rappresentare la nazione.

Proprio questo è il motivo della risposta al canto di Bella Ciao con gesti di richiamo alla Decima Mas. C’è poco da scandalizzarsi se ad essere eletto è un generale, Vannacci, che nell’esaltare le gesta della Xmas, insignita con medaglia al valore dal Re nel 1943, non prende le distanze dalla stessa che si era resa protagonista di azioni infami nel periodo della Repubblica di Salò.

E non c’è da meravigliarsi se di contro, l’Alleanza Verdi e Sinistra candida e fa eleggere, Ilaria Salis che nel suo curriculum ha ‘solo’ una condanna per rissa in una manifestazione antinazista in Ungheria. Se qualcuno voleva mettere in discussione i metodi del regime carcerario ungherese ha scelto il modo peggiore per farlo.

Quando mai sarebbe accaduto tutto ciò in un parlamento rispettoso del mandato dei cittadini e dei dettami costituzionali? Forse dobbiamo prepararci al peggio se c’è chi spera di alzare il livello dello scontro.

Intanto l’arroganza con cui si gestisce il potere è dimostrata dai tanti provvedimenti e proposte di legge che servono più a dare contropartite agli alleati di governo che risposte nella vita quotidiana dei cittadini. Tanta fuffa e poca ciccia, come si suol dire.

La stessa scelta della location per il G7 in corso è dettata dal medesimo principio. Una passerella in Puglia, suggerita dai due collaboratori della Meloni che hanno, più degli altri, bisogno di recuperare consensi nella loro terra predominata dalla sinistra: i sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e il ministro agli affari Europei, Raffaele Fitto.

Certo se da una parte mostriamo la bella immagine del nostro territorio, dall’altra ci esponiamo alle figuracce di basso livello della nostra classe politica. La premier, poverina, non può fare altro che mostrare le nostre bellezze, cercando di mettere la polvere della pochezza della sua classe dirigente sotto il tappeto. L’importante ruolo di presidente di turno del G7, invece, dovrebbe metterci in condizione di dettare l’agenda della discussione.

Bene invitare tanti paesi emergenti e l’Ucraina per dei tavoli ed incontri a latere, male non affrontare temi divisivi in modo più efficace. Le guerre, le catastrofi ambientali, le disparità di mezzi e ricchezze nel mondo, la migrazione dalle povertà e i diritti civili.

Certo sono temi che spesso diventano divisivi e le posizioni rifletteranno sempre mediazioni tese a mantenere gli equilibri delle alleanze occidentali. Un esempio è la questione dell’aborto, cancellato completamente dalla bozza delle conclusioni del Vertice.

Mentre la Ue, la Germania e la Francia pongono le loro dimostranze in tal senso, a noi viene il dubbio che alla Meloni tutto sommato vada bene così, evitando di assumere una posizione che la metterebbe in imbarazzo in un senso e nell’altro, da donna e da capo di un governo conservatore di destra.

Per il momento accontentiamoci di far godere agli ospiti il tour in un’area meravigliosa del Paese. Dalla sede del Vertice nelle masserie della zona degli scavi di Egnazia, per girare nella Selva di Fasano, tra i trulli di Alberobello e nella Valle d’Itria. Se questo può bastare per testare la nostra credibilità politica bene, diversamente saremo sempre e solo il Bel Paese.       

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