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EDITORIALE/ Iv e Azione chiudano i battenti: nuovo partito, nuovo marchio e congresso costituente per il rilancio dei riformisti liberal

Dopo le evitabili macerie prodotte dal risultato elettorale delle due liste che si ispiravano al gruppo dei liberali europei Renew Europe, si pone sempre più al centro dell’agenda la necessità di dare vita ad un unico soggetto politico di sintesi

di Gaetano Piscopo

La galassia dei riformisti di ispirazione liberale e socialdemocratica è tanto vasta quanto frammentata, al punto che tutti i commentatori politici dichiarano la necessità di un soggetto di rappresentanza di quest’area per occupare lo spazio, oggi vuoto, tra Forza Italia funzionale all’alleanza stabile del centrodestra e il Partito democratico che continua a rincorrere i pentastellati.

Basta fare una verifica dei consensi ottenuti dagli eletti all’europarlamento del Pd per cogliere un dato importante. La linea politica, dettata dalla segreteria Eddy Schlein, tutta rivolta alla sua sinistra, non trova riscontro nei consensi elettorali che sono tutti a favore della componente Base Riformista, ispirata dagli ex renziani rimasti nel partito.

Non è difficile comprendere che per questi è stato più facile rimanere in una organizzazione strutturata e presente nei territori, anche a costo di ingoiare rospi indigeribili. Un esempio per tutti il Jobs Act, su cui la posizione ufficiale dei Dem è per il referendum abrogativo.   

Del resto dopo le evitabili macerie prodotte dal risultato elettorale delle due liste che si ispiravano al gruppo dei liberali europei Renew Europe, SUE e Azione, si pone sempre più al centro dell’agenda la necessità di dare vita ad un unico soggetto politico di sintesi.

A dire il vero Matteo Renzi ha fatto il primo passo, “Terzo polo -Terzo nome”. Un modo sintetico di fare autocritica e capire che la diaspora, tutta personale, messa in piedi da Carlo Calenda non produce altro che rovine. L’errore più macroscopico dell’ex premier è stato quello di immaginare che per Italia Viva bastava essere un luogo di opinioni e non un partito organizzato e strutturato.

Una sottovalutazione che ha permesso ad alcuni portatori di consenso, di utilizzare questo partito solo come veicolo personale di contingenza senza una visione ed una strategia complessiva. Il risultato elettorale ovviamente ha innescato una serie di interventi e indirizzato il dibattito proprio in questo senso.

Teresa Bellanova ha auspicato la continuazione dell’esempio della lista Stati Uniti d’Europa come luogo d’incontro delle sensibilità riformiste, ma si è trattato di un cartello elettorale non la comune casa dei riformisti liberali a cui si ispirano IV e Libdem (Renew Europe).

Luigi Marattin si è candidato, invece, al dopo Renzi e ha invitato Azione a riprendere il comune percorso senza i veti di Calenda. Nicola Caputo, il più votato di IV a livello nazionale dopo Renzi, ha elencato gli ostacoli che ha trovato negli apparati nominati del partito.

Certo è il momento delle polemiche e delle rivendicazioni che possono essere superati solo da un nuovo percorso da intraprendere rapidamente. Il leader di Iv ha indicato nel prossimo autunno un possibile congresso straordinario aperto ad altre e nuove sensibilità.

Si può capire che l’intento è anche quello di conservare i privilegi dei gruppi costituiti alla Camera e al Senato oltre che i contributi derivanti dal 2/1000 dei 730. Questo però significherebbe chiedere agli altri, Azione compresa, di annettersi al partito Italia Viva. Difficile da ipotizzare, complicato da realizzare.

A questo punto vale la pena intraprendere rapidamente un nuovo percorso senza aspettare l’ipotesi di un Federatore esterno che nella fretta potrebbe rivelarsi inconsistente. Un Congresso costituente di una nuova forza, con nuovo marchio che non sia la sola e semplice sommatoria di quelli esistenti.

Un nuovo partito capace di proiettarsi ad un radicamento territoriale che può nascere solo se alla base le direzioni dei due maggiori attori (Italia Viva e Azione) dichiarano espressamente di fondersi e aderire anche per conservarne i privilegi acquisiti.

Non è difficile identificare un programma politico, tantomeno il nome su cui può esserci ampia scelta, non c’è neanche da inventarsi una classe dirigente che è già ampiamente presente nei due partiti.  Il problema potrebbe essere quello di individuare il puntio di caduta del progetto. Un segretario, o una segretaria che sia autorevole e all’altezza del difficile compito cui sarà chiamato.

Primo tra tutti quello di guidare un partito non più solo identificabile nel proprio leader, ma in una linea politica coerente e identitaria della storia dei costituenti. Poi l’altro difficile compito, quello di saper valorizzare le risorse disponibili ostacolandio i protagonismi e le arroganze personali di breve respiro.

Certo potrebbe essere una bella idea individuare una terza competitor femminile da contrapporre a Meloni e Schlein. Ma per fare questo bisognerebbe discutere del metodo di scelta. Quale migliore prassi se non quella delle primarie a cui nel passato ci si è sempre richiamati? Primo e secondo turno in modo da rappresentare tutte le sensibilità con elezione di una direzione che avvii la campagna di tesseramento del nuovo soggetto.

Un Congresso costituente, la individuazione di una vasta direzione, la successiva fusione dei partiti preesistenti, l’avvio del nuovo tesseramento, l’apertura delle sedi territoriali. Insomma, un percorso inverso rispetto al passato, ma unico modo per essere insieme senza mortificare nessuno dei partecipanti.

Il nostro giornale su questa posizione cercherà di raccogliere testimonianze, posizioni e giudizi. Proveremo a capire a chi sta a cuore dare una casa comune ad una parte consistente di sinceri liberali e democratici che non vogliono essere alleati con la destra e non intendono ritornare nel Pd a convivere con posizioni avverse e spesso antitetiche.

1 Comment

  1. Gianmario ha detto:

    L’unione dei due partiti è più che auspicabile ma, c’è un grande MA che riguarda la nascita di Azione a guida Calenda. Azione è nata su impulso del PD in funzione di contrasto al nascente partito di Italia Viva ed il comportamento di Calenda, esplicitato pressoché in ogni suo intervento, è stato di contrasto e denigrazione di M: Renzi, proseguendo nell’incarico affidatogli dal PD che lo compenserà in occasione delle prossime elezioni.

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