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Marattin e Costa provano a scuotere i liberal: partito unico e lotta al bipolarismo, la lettera-appello

L’iniziativa dei due deputati di Italia Viva e Azione rivolta agli elettori delle forze centriste e a chiunque fosse interessato a quell’area. Nel mirino le leadership dei rispettivi partiti

di Peppe Papa

L’immagine dei leader dell’opposizione, guidati da Elly Schlein, sul palco del raduno dell’Anpi a Bologna dell’latro giorno, deve essere stato un colpo al cuore per due convinti terzopolisti come Luigi Marattin e Enrico Costa, costretti a prendere atto che il bipolarismo in Italia è vivo e vegeto.

Alla manifestazione mancavano solo i loro rispettivi partiti, Italia Viva e Azione, anche se a detta degli organizzatori erano stati invitati, ma ancora più preoccupante e intollerabile gli sarà sembrata l’assenza di un segno di vita da parte del fronte liberaldemocratico, uscito pesantemente ammaccato dal confronto elettorale.

Matteo Renzi ha fatto un passo indietro e convocato un congresso del partito in autunno, nel frattempo è entrato a far parte del Tony Blair institute for global chance, un think tank di consulenza politica ad altissimo livello, dove ricoprirà l’incarico di consigliere strategico. Mentre Carlo Calenda, non sembra essersi ancora ripreso dalla batosta. L’antica baldanza un ricordo, twitta ancora molto, ma sempre con meno seguito.

Più Europa, invece, si è già accasata, a Bologna insieme agli altri c’era anche Riccardo Magi il segretario, e la cosa non sorprende, i radicali sono sempre stati lesti nel riposizionarsi, è parte della loro storia. I Libdem di Andrea Marcucci gli unici a fare qualcosa di concreto, lanciando l’iniziativa di una costituente liberaldemocratica da affidare alla elaborazione della Fondazione Einaudi.

Insomma, niente di che. C’è bisogno d’altro per smuovere le acque e la risposta non può che venire dall’interno dei due principali partiti d’area. Che è esattamente quello che Marattin e Costa stanno cercando di fare, girando insieme l’Italia in un tour che, a partire da settembre scorso, continua a mietere successi di pubblico. Per dimostrare che non ci sono distanze e che è necessario dare vita a un partito unico.

Nasce da qui l’appello lanciato ieri dai due deputati agli elettori delle forze centriste e a chiunque fosse interessato a quell’area per costruire “un unico grande partito liberaldemocratico e riformatore” e non “rassegnarci al bipolarismo”.

L’intento della lettera lo ha spiegato Marattin sui social, confermando che vuole essere solo l’inizio di “un percorso politico che porti ad avere, alle prossime elezioni politiche, un partito in grado di rappresentare quel pezzo d’Italia che non si riconosce né in questa sinistra, né in questa destra”. Ma serve chiarezza, a cominciare dalla leadership, che “deve essere contendibile” e una “classe dirigente qualificata“.

Nessuna “ambiguità” poi, sui “contenuti”, e “organizzazione territoriale efficiente e capillare”, elementi indispensabili e “imprescindibili” per dare vita a un progetto politico “che possa veramente definirsi tale”. Nella lettera-appello è elencato tutto minuziosamente quale dovrebbe essere il processo di riscossa dei liberal-riformisti, con la certezza che “tra i partiti pesanti del secolo scorso e quelli personali degli ultimi trent’anni, un’altra opzione è possibile”. Loro ci credono e hanno lanciato la sfida. Siattendono reazioni.

La lettera-appello

Il deludente risultato delle elezioni europee è stato determinato dalla frammentazione dell’area che, invece, alle elezioni politiche del settembre 2022 aveva presentato una proposta comune, occupando uno spazio tra gli schieramenti di destra e di sinistra. L’elettore si è sentito defraudato perché quel progetto politico unitario in cui ha creduto è scomparso pochi mesi dopo le elezioni politiche. Oggi la prospettiva politica centrale è intatta nelle convinzioni di tante persone, ma ha perso una soggettività chiara, riconoscibile e soprattutto unitaria.

Noi non ci rassegniamo a lasciare un pezzo di paese senza rappresentanza politica. Vogliamo contribuire a costruire, assieme a tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi, un unico grande partito liberal-democratico e riformatore che non si arrenda a fare da vassallo ai populismi di questo bipolarismo.

Leadership contendibile, classe dirigente qualificata, nessuna ambiguità sui contenuti, organizzazione territoriale efficiente e capillare sono gli elementi, ciascuno imprescindibile, di un progetto politico che voglia davvero definirsi tale. Tra i partiti pesanti del secolo scorso e i partiti personali di questi ultimi trent’anni, una terza opzione è possibile e ormai assolutamente necessaria se non si vuole far appassire la partecipazione politica o condannarla all’eterno scontro tra curve ultrà.

Il progetto deve essere fondato su un preciso impianto politico-culturale relativo ad una precisa visione – liberal-democratica e riformatrice – della società italiana. Questo percorso non può iniziare partendo dai nomi, dai diritti di prelazione, da improbabili primarie e da fantomatici “federatori”. Si continuerebbe a perpetuare un difetto che ha corroso la politica italiana negli ultimi trent’anni: focalizzarci su “chi” piuttosto che sul “cosa” e sul “come”. I protagonisti, a tutti i livelli, di questo progetto devono comprendere che insieme si raggiunge di più della somma di quanto ognuno raggiunge da solo. Occorre solo ristabilire la fiducia, mettere al bando i personalismi fini a sé stessi, e ricominciare dalla necessità di una prospettiva politica.

Prima di pensare ad alleanze pre-costituite e per adesione acritica a questo o quel campo, questo partito deve nascere, strutturarsi, svilupparsi, raccogliere consenso attorno ad una rinnovata soggettività politica. Prima di decidere “con chi andremo”, occorre capire “chi siamo”. E noi siamo quelli che nel 2022 hanno contributo a costruire una proposta politica alternativa alla destra e alla sinistra. Nessuno è in grado di dire come sarà e che caratteristiche avrà il quadro politico italiano alle prossime elezioni politiche del 2027. Ma la nostra prospettiva intende ripartire dal progetto politico nato nel 2022 e ricostruire una soggettività politica assieme a tutti coloro che non si riconoscono in questo bipolarismo. Con l’obiettivo, tra gli altri, di parlare a quei 16 milioni e mezzo di cittadini (più del doppio dei voti raccolti dal primo partito italiano) che alle ultime elezioni politiche hanno scelto di non votare.

Crediamo sia necessario avviare nelle prossime settimane questa iniziativa politica sia all’interno dei partiti di quest’area (superando tutti gli ostacoli che hanno portato al fallimento del progetto unitario nell’aprile 2023) sia all’esterno, tra quelle realtà associative e politiche che hanno dimostrato di credere genuinamente nel superamento dell’attuale assetto e nella costruzione di un progetto per l’Italia.

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