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La prima delle opere di ‘residenza d’artista’ delle gallerie Solito:“Ask the cinders”, di Chelsea Culprit

Grande successo all’inaugurazione della mostra dell’artista americana, a cura di Vincent Vanden Bogaard, nel complesso dell’ex lanificio di Porta Capuana a Napoli, il 27 giugno scorso

di Serena Cirillo

Grande successo all’inaugurazione della mostra di Chelsea Culprit dal titolo “Ask the cinders”, a cura di Vincent Vanden Bogaard, che ha avuto luogo presso la galleria principale del gruppo Solito, indicata come S1, nel complesso dell’ex lanificio di Porta Capuana, a Napoli, il 27 giugno scorso.

L’artista americana, classe 1984, è stata la prima a sperimentare la residenza d’artista organizzata dalle gallerie Solito, e con lei è iniziata la stagione del 2024 le cui esposizioni, di diversi artisti, saranno frutto di tale esperienza.

Durante la sua permanenza a Napoli, durata sei settimane, la Culprit ha voluto una totale immersione nella storia e nella cultura partenopea, intrisa di miti, leggende, e tradizioni secolari. Oltre a percorrere la città in lungo e in largo, ha visitato i luoghi più importanti e significativi sia dal punto di vista storico-culturale, sia da quello naturalistico e socio-antropologico.

Ha effettuato numerose visite al Mann (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), al Museo e Real Bosco di Capodimonte, al Parco Archeologico dei Campi Flegrei, all’Antro della Sibilla Cumana, e alla Cappella Sansevero, per studiare e comprendere meglio l’incredibile sovrapposizione e mescolanza di storie, culti e stili presenti nella città di Napoli, evidenti ad ogni passo e tangibili in ogni forma espressiva.

Dopo aver recepito tutti questi stimoli, colpita dalle influenze di tanta storia, ha sentito l’esigenza di compenetrarsi con la città che l’ha ospitata usando per la creazione delle sue opere materiali raccolti dalla terra stessa: carboncini residui di legnetti trovati durante le sue passeggiate nel bosco di Capodimonte, polvere di tufo presa dalle rocce presenti in molte zone della città, carbonato di calcio, ossido di rame e residui di caffè.

Il titolo della mostra, che parla di cenere, ha vari riferimenti: l’utilizzo di polveri e pigmenti trovati a Napoli, il ricordo dell’eruzione del Vesuvio, lo spargimento delle ceneri come rituale religioso e persino una citazione al romanzo di John Fante “Ask the dust” (Chiedi alla polevere, ndr) in cui vi è un continuo richiamo al disagio sociale come fonte di dolore.

La città di Partenope ha colpito molto l’artista che, per sua stessa ammissione, ne ha riversato le suggestioni nelle sue opere. Ciò che più l’ha affascinata è stata la stratificazione delle diverse culture che si sono sovrapposte nei secoli, dalle quali ha preso alcuni elementi per riportarli nei suoi quadri.

Ha subìto l’influenza dei classici (per esempio gli affreschi di Pompei e le statue del museo di Capodimonte) e della mitologia, che ha demitizzato e scomposto riproponendola da un punto di vista nuovo. Da sempre attenta alla condizione della donna in diverse epoche e in diverse aree geografiche, ha dipinto figure femminili in momenti cruciali dell’esistenza.

Ha sottolineato che la donna continua ad essere venerata nell’iconografia tradizionale della religione cattolica, ma “crocifissa” e ancora vittima di soprusi da parte di un mondo maschilista nella vita reale. La trasfigurazione del mito è probabilmente un tentativo di ridurne l’aura per restituirlo alla quotidianità del dolore.

L’artista, da sempre, presta molta attenzione al corpo delle donne, alla bellezza che diventa ossessione nella società dell’immagine perché spesso identificata con il potere, ma anche arma a doppio taglio. Di grande impatto la tela che ritrae una donna che esibisce il suo corpo nudo e viene crocifissa sotto gli occhi di un pubblico compiaciuto.

Il tormento, a volte palese e a volte latente, è sempre presente nelle opere di Chelsea Cuplrit, perciò spesso destruttura il mito e ne annichilisce la portata. Ricordano le opere di Egon Schiele i corpi intrecciati dai volti inquieti e intensamente espressivi sebbene solo abbozzati. Come in Schiele, è evidente lo sforzo di comunicare un disagio interiore attraverso un’alternativa anti estetizzante. 

Una citazione sottintesa a Matisse si può intravedere nei corpi adagiati di colori dissonanti spesso senza riguardo per il colore naturale del soggetto, simbolo della ricerca di un equilibrio tra libertà personale e schiavitù delle convenzioni.

L’immagine delle colombe, in cui molti vedono un vago riferimento a Picasso, rappresenta l’anelito alla pace, ma anche un richiamo al mito di Partenope, che prima di essere sirena veniva raffigurata con le sembianze di un uccello.

Anche l’unica opera di scultura della mostra, posta alla fine del percorso espositivo, è un uccello creato con tubi al neon che spicca il volo verso l’alto, come estremo tentativo di liberazione dai condizionamenti e fuga verso la libertà.

La mostra di Chelsea Culprit “Ask the cinders” proseguirà fino al 13 settembre 2024 presso la Galleria Solito S1, in Piazza E. De Nicola 46, a Napoli nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 18, sabato e domenica su appuntamento rivolgendosi a : info@galleriasolito.com, tel. 081-3041919.

6 Comments

  1. Antonella Casaburi ha detto:

    Interessante artista! Complimenti per l’articolo

    • Serena Cirillo ha detto:

      Grazie, Chelsea è una ragazza sensibile e piena di fascino innamorata di Napoli. Abbiamo avuto una lunga conversazione

  2. Rossana ha detto:

    Grazie Serena per l articolo esaustivo! Artista interessante !

  3. Antonio ha detto:

    Non essendo materia da me conosciuta………
    Mi fido di quanto narra (scrive) la cara Serena

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