

di Peppe Papa
Arriva la benedizione di Matteo Renzi al progetto di riprendere il percorso, malamente interrottosi, di dare vita a un partito unico delle forze liberaldemocratiche e riformiste che non si rassegnano al bipolarismo malato imperante in Italia da più di un trentennio.
In una intervista alla Stampa, in cui ha parlato di politica internazionale e questioni interne, ha dato il via libera al tentativo portato avanti da diverse personalità del mondo liberale e esponenti politici sia di Italia Viva che di Azione, principali player del fronte, che stanno animando il dibattito lanciando diverse iniziative.
Come quella dei deputati Luigi Marattin e Enrico Costa che nei giorni scorsi hanno diffuso una lettera-appello, rivolta “alle forze centriste e a chiunque fosse interessato a quell’area”, insistendo con decisione sulla necessità di superare le divisioni, azzerando in primis le rispettive leadership e rendendo scalabile il nuovo partito, formato da una classe dirigente efficiente e di qualità, oltreché diffuso sul territorio.
Su questo argomento l’ex premier, sollecitato dall’intervistatore, ha fornito la sua visione, partendo da lontano. Dalla réunion dell’opposizione unita andata in scena a Bologna sul palco dell’Anpi, alla quale Iv non ha partecipato.
“In Italia chiamarlo Fronte Popolare non mi pare il massimo – ha detto – i conti li abbiamo chiusi nel 1948, però credo che Schlein stia seguendo un percorso intelligente dal suo punto di vista. Al vostro giornale ha dichiarato che non mette veti e non ne accetta, è un grande passo avanti. Perché l’accordo nel 2022 non si fece per una precisa scelta di risentimento personale di Enrico Letta”.
È chiaro dunque che, se non ci sono veti, si apre per Iv la possibilità di una doppia opzione: fare il centro del centrosinistra, o costruire un soggetto politico totalmente autonomo. “Siamo a un bivio – ha affermato – facciamo una Margherita 2.0, oppure un altro tentativo di ricostruire il terzo polo? Questa è la scelta che Iv dovrà fare adesso”.
Su quale sia la strada da imboccare, “una scelta tosta” l’ha definita, non è sembrato avere dubbi: “Il Terzo Polo è stata un’ottima idea, distrutta inspiegabilmente da Calenda”. Il capo di Azione, è evidente, non deve questa volta mettersi di traverso “serve un terzo nome rispetto a me o a Calenda”, che è esattamente quello espressamente chiesto dai due parlamentari e a cui sta lavorando la Fondazione Einaudi che ha proposto le primarie.
“Una strada possibile”, l’ha definita Renzi, affinché la “nascita di questa scommessa, avvenga nei seggi elettorali e non su Twitter”. Per quanto gli riguarda non gli mancano le cose da fare né in Italia né all’estero e comunque non pensa di lasciare il campo, per la gioia dei suoi seguaci più accesi.
“Aiuterò a scegliere in modo libero e democratico tra l’ipotesi nuova Margherita o nuovo Terzo Polo” ha sottolineato. Intanto, “in questi mesi – ha annunciato – Iv raccoglierà le firme per il referendum contro l’autonomia differenziata e voterà no a quello sul Jobs act”. Insomma, non si smobilita.
2 Comments
Io seguirò sempre Renzi, mi fido solo di lui!
La colpa di questo marasma è di Calenda e se avesse un po’ di decenza dovrebbe almeno ammetterlo e chiedere scusa.