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Dignità autonome di prostituzione: “pillole d’arte e di piacere” in scena a Castel Sant’Elmo

Un evento fenomenale più che uno spettacolo è la produzione, dal format innovativo, di Luciano Melchionna e Betta Cianchini nel piazzale dell’antica fortezza angioina

di Serena Cirillo

Un evento fenomenale più che uno spettacolo è la produzione dal format innovativo di Luciano Melchionna e Betta CianchiniDignità Autonome Di Prostituzione”. Definirlo innovativo può sembrare un ossimoro per uno spettacolo che vede quest’anno la sua cinquantesima edizione, ma non è così perché, sebbene la struttura sia la stessa, i contenuti si rinnovano ad ogni recita, tanto che buona parte del pubblico torna a vederlo più di una volta.

Quasi come se creasse dipendenza per il fascino e l’attrazione che suscita tra gli spettatori, mai stanchi di scoprire nuovi pezzi definiti “pillole d’arte” e “pillole di piacere” che comprendono recitazione, canto, danza, cabaret, arti circensi e tutto quanto fa spettacolo. Artisti eccellenti e coinvolgenti le cui performances, spesso monologhi, riescono sempre a stregare gli spettatori.

Costumi a dir poco stravaganti e originalissimi, scenografia unica, soprattutto quando si tratta di Castel Sant’Elmo, luogo magico in cui viene proposta la versione estiva, all’aperto, di questo spettacolo itinerante che porta gli spettatori a vagare per gli anfratti più reconditi della fortezza angioina, costruita intorno al 1300, che domina tutta la città di Napoli.

Al centro del castello, nella piazza d’armi da cui si dipanano i vari percorsi, si svolge un concerto dal vivo nel quale si alternano gruppi musicali e solisti, danzatori e saltimbanchi. Dignità autonome di prostituzione è stato definito dall’autore stesso un “bordello”, una “casa chiusa dell’arte” dove gli attori/prostituti si vendono agli spettatori/clienti di turno.

La finzione scenica, nella quale il pubblico è chiamato ad interagire con gli attori, trasforma il luogo dello spettacolo in una casa chiusa in cui lo spettatore compra con i “dollarini” (denaro che riceve all’acquisto del biglietto) ogni singola prestazione/performance con l’artista che di volta in volta lo adesca (in realtà coinvolge un piccolo gruppo) e lo porta con sé ad appartarsi nei luoghi più isolati del teatro in inverno o del castello in estate.

Contrattando con lo spettatore/cliente, l’attore/prostituto vende il proprio monologo, o in generale la propria arte, e il cliente riceve una o più “pillole di piacere”, ovvero una performance che dura circa 15 minuti. L’esibizione può variare da un monologo di teatro classico o contemporaneo, a volte tratto da testi riadattati, ma nella maggior parte dei casi i testi sono originali scritti da Luciano Melchionna, o essere anche uno spettacolo musicale, di danza, o multidisciplinare.

I momenti corali sono due: l’introduzione, in cui il regista/autore presenta lo spettacolo a tutto il pubblico riunito nella piazza d’armi, e il finale, denominato “festa della vita” in cui, dopo la fine di tutte le prestazioni in luoghi appartati, ci si riunisce di nuovo nel punto di partenza per cantare, ballare e festeggiare l’ennesimo successo.

L’obiettivo di Melchionna si può dire che è stato raggiunto a pieno.  Quello che voleva essere un grido d’allarme, una richiesta d’aiuto per le condizioni in cui versa il teatro italiano da quando questo format è stato creato, ora è diventato un grido d’orgoglio, un’espressione della fierezza e dell’amore con cui gli artisti svolgono il loro mestiere.

La gestione fallimentare della politica italiana riguardo all’arte dello spettacolo dal vivo ha creato danni (speriamo non irreparabili) a questa parte fondamentale della nostra cultura che ha reso l’Italia punto di riferimento per il mondo intero. L’autore di Dignità Autonome Di Prostituzione è stato geniale a sottolineare con leggerezza e con l’ironia che quello è un dramma che quotidianamente vivono tutti gli artisti italiani.

10 Comments

  1. Carolina Tuozzi ha detto:

    Spettacolo grandioso! Grazie Serena per la interessante recensione

  2. Fabrizio ha detto:

    Ormai un gran classico della scena artistica napoletana.

    • Serena Cirillo ha detto:

      Merita di rientrare nei classici della letteratura teatrale italiana. E’ uno spettacolo di spessore, che affronta tematiche sociali scottanti senza però essere pesante, o triste, o noioso, anzi, è divertentissimo.

  3. Vincenzo ha detto:

    Ho seguito l’evento e devo dire che è stata una operazione molto interessante
    Un grazie va alla giornalista Serena Cirillo per la sua splendida recensione

    • Serena Cirillo ha detto:

      Grazie a lei per l’attenzione. E’ vero che sono una grande fan di questa produzione e di Luciano Melchionna, ma i numeri parlano chiaro: dopo tanti anni continua ad avere un successo strepitoso

  4. Valeria Jacobacci ha detto:

    Ottima descrizione di un evento davvero unico, a metà fra impegno ed evasione, nell’acrobatico gioco della finzione-realtá
    Brava sempre Serena Cirillo

  5. Valeria Iacobacci ha detto:

    Ottimo commento di Serena Cirillo! Dignità di prostituzione è ormai un appuntamento irrinunciabile in contesti diversi e affascinanti, una metafora del metabolismo sociale, a volte patetico a volte eroico.

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