

di Serena Cirillo
Sta suscitando non poche polemiche l’opera dell’artista Gaetano Pesce, dal titolo “Tu si ‘na cosa grande”, installata a Napoli a piazza Municipio, in quello spazio centralissimo, fulcro della città e punto nevralgico di tutta la vita partenopea, diventato ormai museo a cielo aperto. L’opera rientra nel programma “Napoli contemporanea”, voluto dall’Amministrazione comunale e curato da Vincenzo Trione, che prima di questa opera aveva scelto la “Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto, pur molto discussa, ma non quanto quest’ultima.
L’ironia e il sarcasmo si sprecano nel commentare l’installazione, le più influenti personalità del mondo dell’arte, della cultura e della politica si sono espresse a riguardo, larga parte della cittadinanza è insorta, tramite i social media, con espressioni spesso non felici, e le critiche sono state numerose. Al centro della polemica è la forma fallica della scultura e il riferimento esplicitamente sessuale che ci ha visto la maggior parte del pubblico.
A ciò si uniscono la scelta del titolo, che voleva essere un omaggio alla città di Napoli ma in cui molti hanno visto un’intenzione chiaramente ironica, e l’idea che rappresentasse un’immagine stilizzata di Pulcinella, icona dell’oleografia partenopea. L’obiezione più diffusa è stata che fosse un dichiarato simbolo fallico, per niente sottointeso, e non avesse niente a che fare con Pulcinella, di cui tutti i napoletani hanno un’immagine tradizionale strettamente legata alla cultura popolare.
A tal proposito Lello Esposito, scultore e pittore napoletano di fama internazionale, il principale produttore della maschera partenopea in versione artistica e creatore dell’iconografia partenopea d’autore (famose sono anche le sue sculture stilizzate dei corni e di San Gennaro). Esposito, da sempre estimatore dell’archi-designer Gaetano Pesce, esclude che l’artista intendesse rappresentare un fallo, e afferma che nel realizzare opere di grandi dimensioni non sempre si riesce a tener fede ai bozzetti, in quanto si possono perdere dettagli nelle varie fasi del lavoro e, alla fine, il rischio è di allontanarsi dall’idea originaria.
In ogni caso, il risultato è positivo perché stimola l’opinione pubblica, induce a riflettere in quanto rappresenta una sfida ai luoghi comuni, della serie: “comunque vada è un successo”. Di diversa opinione è la curatrice Silvana Annicchiarico, che ha realizzato l’opera seguendo il progetto e i bozzetti dell’autore e sostiene di essere stata fedele all’idea dell’artista: un grande albero della cuccagna dove il camicione bianco con i bottoni neri richiama l’iconografia partenopea.
Interpretazioni diverse e controverse del pensiero dell’artista, che per cercare di capire forse sarebbe opportuno andare a indagare sulla sua figura e formazione. Considerato uno dei maggiori esponenti del design italiano, Gaetano Pesce è stato uno dei padri del design radicale. Ligure, laureatosi in architettura a Venezia, ha vissuto e lavorato per la maggior parte della sua vita a New York. Le sue opere sono esposte al Centro Pompidou di Parigi, al MoMA di New York e al Victoria and Albert Museum di Londra.
Le poltrone che ha disegnato per l’azienda B&B Italia sono diventate iconiche. La più famosa, UP5, che riprende le forme delle statue votive delle dee della fertilità, ha dato origine ad un vero e proprio manifesto di espressione politica sulla condizione femminile in Italia. La società degli anni ’60 non era pronta a riconoscere alle donne le loro numerose capacità e, nonostante il progresso e la rivoluzione femminista, ancora le relegava ai margini del panorama politico e sociale.
Negli anni 2000 Pesce sosteneva ancora questo tema, infatti in molte delle sue creazioni sono evidenti i richiami alla forza delle donne. Tornando al dibattito attuale su un’opera che sicuramente può essere definita concettuale e ricordando che, dalla transavanguardia ad oggi, spesso si è affermato che il concetto vale più dell’opera. In questo caso, è davvero un simbolo del maschile che prevale sul femminile (secondo l’opinione pubblica più diffusa)?
Questo pensiero sarebbe in netta contraddizione con l’attenzione all’importanza delle donne che l’artista ha inteso trasmettere con i suoi lavori precedenti. Potrebbe essere, invece, una visione moderna dell’iconografia napoletana in un momento di grande fermento artistico in cui tutto è concesso e in cui i simboli si sovrappongono e si intrecciano tra loro.
5 Comments
Fantastico articolo di Serena!
Tu si na cosa grande in ogni senso!
Raccoglie polemiche con ironia!!
Grazie! Cerchiamo di essere equilibrati
Interessante riflessione su un’opera al momento molto discussa. Grazie
Ho voluto sapere di più sull’artista
Sempre precisa,attenta e mai volgare,
Complimenti precisa Serena