

di Serena Cirillo
Un balletto di nicchia, un capolavoro della letteratura francese, è in scena al Teatro dell’Opera di Roma. Si tratta dell’adattamento coreografico di Uwe Scholz dal romanzo di Stendhal “Il rosso e il nero”, sulla magnifica musica di Hector Berlioz, interpretato dagli artisti del balletto dell’Opera di Roma. E una prima domanda, sorge spontanea: com’è possibile tradurre in movimento un romanzo storico che ha tanto di psicologico e psicodrammatico, così lungo e denso, ricco di sfumature e di sfaccettature?
Il geniale coreografo tedesco, che ci ha lasciati nel 2004, ci è riuscito, e nel 1988 ha creato un capolavoro degno del romanzo che lo ha ispirato, rendendo in movimento un’opera letteraria di straordinaria intensità. Ripresa dal coreografo ripetitore suo assistente per molti anni, il beneventano Giovanni De Palma, la coreografia esprime tutta la forza di una storia di intrighi, passioni, struggimenti e turbamenti.
Il Maestro Scholz ha preferito mettere in risalto la parte romantica della vita del protagonista Julien Sorel, quella relativa alle sue storie d’amore rispettivamente con Madame de Renal e con Mathilde de la Mole. Sorel, ragazzo di provincia arido e arrivista, mosso da una sfrenata ambizione, tenta la scalata sociale grazie al suo innato talento unito alla determinazione, ma anche all’ipocrisia e gli inganni. Freddo e calcolatore, sembra riuscire nel suo intento fino a quando non viene travolto dalla passione che lo porta alla rovina.
La stessa sorte tocca alla sua amante, Madame de Renal, madre dei ragazzi di cui Sorel è precettore. La donna vede la sua vita ideale di moglie di un notabile e madre devota, costruita sul castello di carte dei valori borghesi della Francia del 1830, anno in cui è stato pubblicato il romanzo, distrutta nel momento in cui decide di lasciarsi andare all’amore, prima casto e poi sensuale, che non aveva mai provato. Meno tragica, seppur ugualmente intrisa di disperazione, è l’evoluzione di Mathilde de la Mole, giovane a cui Sorel si lega, probabilmente per interesse, quando è costretto ad abbandonare la sua prima amante, in seguito allo scandalo suscitato dalla loro relazione clandestina.
L’atmosfera è a tratti fosca, a tratti idilliaca; la splendida musica di Berlioz, che sembra composta per l’occasione, accompagna perfettamente, crescendo e diminuendo, le varie fasi dell’introspezione psicologica dei personaggi, tutto il pathos dei sentimenti e i vari mutamenti di stato d’animo dei protagonisti. I numerosi e complessi monologhi interiori e i dialoghi, densi di drammaticità, sono tradotti in una coreografia piena di gestualità, estremamente narrativa, quasi cinematografica. Si può parlare di un vero e proprio romanzo ballato, un’opera in cui i movimenti illustrano non solo le parole, ma anche i pensieri, la psiche dei personaggi e tutti i loro mutamenti, la complessità dei rapporti, basati sull’ipocrisia, in una società di tradizione monarchica che assiste alla “pericolosa” ascesa della borghesia.
Straordinaria la capacità comunicativa dei danzatori che interpretano i personaggi principali. Michele Satriano, Primo ballerino, dà corpo ad un Julien Sorel intenso, determinato ma allo stesso tempo disperato. Volto e corpo tesi ad esprimere minuto per minuto l’avvicendarsi di sensazioni ed emozioni, Satriano riesce a coniugare perfettamente l’abilità tecnica tipica del balletto classico con un’interpretazione da grande attore.
L’étoile Rebecca Bianchi, nel ruolo di Madame de Rènal, dà prova di maestria e padronanza della scena quando, con leggiadria e competenza nell’esecuzione di variazioni e passi a due riesce a “raccontare” interi capitoli di un romanzo lungo e fitto di risvolti psicologici. La parte estremamente complessa di Mathilde de la Mole è affidata alla prima ballerina Marianna Suriano, che, accanto alla tecnica ineccepibile rivela eccellenti doti drammatiche. Passa dalla spensieratezza frivola della ragazza ricca e viziata, alla rabbia violenta dell’innamorata orgogliosa; dalla gioia della giovane donna che si abbandona all’amore, al dolore lancinante per la perdita del suo amato, che la porta alla follia.
Le danze corali rispecchiano perfettamente lo stile di Uwe Scholz, che usa la ripetizione matematica delle combinazioni come si fa con la musica, e ciò rende la coreografia altamente tecnica e dinamica al tempo stesso. Un balletto originale e poco rappresentato, diverso dal solito sia per la tematica introspettiva, sia perché vede protagonista un eroe tragico, un uomo col suo dramma personale e sociale e non un’eroina romantica come avviene nelle produzioni di repertorio. Dopo il grande successo della prima, Il rosso e il nero sarà in scena al teatro dell’Opera di Roma fino al 2 novembre 2024.
6 Comments
Grazie Serena! Davvero bello!
È importante che ci siano queste belle produzioni
È sempre un piacere leggere articoli così ben scritti!
Spero di riuscire a trasmettere la bellezza che l’arte ci dona
Meraviglioso spettacolo,da non perdere! Stupendo il corpo di ballo, le musiche e le scenografie! Grazie Serena per lo splendido articolo!
Meno male che lo hai visto, in modo da poter dare veridicità alle mie parole