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Terzopolisti in cerca d’avventura: Marattin si fa il suo partito, “Orizzonti liberali” lo elegge presidente

L’Assemblea nazionale dell’associazione di sabato scorso, primo step della costruzione del nuovo partito in programma il 23 e 24 novembre a Milano

di Peppe Papa

E così, anche Luigi Marattin, si è fatto il suo piccolo partito personale. La prima Assemblea nazionale di “Orizzonti Liberali” lo ha eletto, infatti, per acclamazione, presidente dell’associazione cui ha dato vita dopo l’uscita da Italia Viva a settembre scorso. Primo step, della costruzione del partito vera e propria, che avverrà, invece, il 23 e 24 novembre prossimo a Milano con la partecipazione di altre associazioni della galassia liberal italiana.

Saranno presenti i Libdem di Andrea Marcucci, i Nos, Patto Ecologista riformista e il Partito Liberale italiano, oltre l’invito ad unirsi all’adunata a chiunque sia “disposto a dar vita a questo nuovo soggetto politico, contendibile, senza esclusioni”, ha rimarcato Marattin nel suo intervento. Soprattutto, contendibile, esattamente quello che riteneva non fosse possibile potesse accadere nel suo vecchio partito, per via di una leadership opprimente e incontrastabile.

Meglio, dunque, industriarsi a fare da solo, poco male se dovese poi risultare un’operazione velleitaria, destinata ad arricchire il già frammentato fronte centrista e riformista del fu ‘Terzo polo’, conterà nel caso averci provato e essersi sentito all’altezza del compito. L’ambizione, d’altronde, è una dote che non è mai mancata al brillante economista del cerchio dei fidati di Renzi, che da tempo provava insofferenza verso il capo. E alla prima occasione lo ha mollato.

La scelta di schierare il suo partito, effettuata dal leader di Iv, con il centrosinistra, rispondendo tra l’altro alla chiamata della segretaria del Pd Elly Schlein, è stato il punto di rottura, addio. Al congresso, promesso da Renzi tra ottobre e novembre, di cui al momento si sono perse le tracce, di sicuro non si sentirà la sua voce critica, che avrebbe sì rappresentato la minoranza, ma con la prospettiva di rimanere in una casa più ampia e, perché no, contendibile, salvo crearne le condizioni.

Ha preferito la via del tutto e subito, se la va la spacca, anche se la proposta non pare presentare alcuna novità rispetto ai contenuti del vecchio progetto terzopolista, niente di cui emozionarsi e entusiasmare le folle del liberalismo nazionale. “Costruire un’identità politica solida e inclusiva, distante dalla personalizzazione della politica e capace di dare rappresentanza a chi oggi non si riconosce nell’attuale offerta politica e non va più al voto”, suona come già sentito.

Noi non abbiamo fondato un partito, ma un’associazione – ha spiegato ancora, Marattin – perché intendiamo dare, insieme ad altri, una rappresentanza stabile e liberaldemocratica. A questo bipopulismo noi non facciamo da camerieri”. E, anche questo, è un obiettivo di cui non si può rivendicare l’esclusiva. Insomma, resta poco affinché l’iniziativa possa aspirare al successo. Ma in fondo che importa, nella fiera delle vanità della politica italiana.

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