

di Serena Cirillo
Uno dei grandi padri del teatro, icona di una napoletanità orgogliosa e fiera delle proprie tradizioni, Eduardo De Filippo questa volta viene ricordato attraverso la danza. Indicato da sempre col semplice nome di Eduardo, è un simbolo partenopeo, ma ciò che comunica è universalmente valido e trasversale.
Apprezzato e amato da tutti, a prescindere dal livello culturale, sociale, o provenienza geografica. Amato dai napoletani perché lo hanno sentito portavoce della loro identità di popolo, e dai non napoletani in quanto abile ritrattista di una cultura verace tanto affascinante, rappresenta una drammaticità che prescinde dagli stereotipi dell’oleografia più comune.
Il coreografo Antonio Colandrea, regista del festival di danza e cultura “Anima Flegrea” ha sentito l’esigenza di celebrare la figura immensa di Eduardo a 40 anni dalla sua morte, nel teatro a lui dedicato, ad Arzano (NA) il 10 dicembre scorso, con lo spettacolo dal titolo: “Eduardo, la maschera. Pulcinella, il tempo dell’incanto“.
Lo ha fatto ricorrendo alla maschera di Pulcinella, altra icona della cultura napoletana abbondantemente studiata, sviscerata e rappresentata dal grande drammaturgo, come trait d’union di tutte le arti dello spettacolo e custode di una gestualità unica, eterna e universale.
Eduardo non poteva non essere affascinato dalla figura di Pulcinella, infatti già nel 1929 giovane attore ai primi esperimenti come autore, scrisse e interpretò insieme ai suoi due fratelli Peppino e Titina, lo spettacolo di Rivista “Pulcinella principe in sogno“.
In una celebre intervista rilasciata a Franco Zeffirelli nel 1973, Eduardo affermò: “Pulcinella è la caricatura dell’uomo, per questo è universale, e Napoli è un teatro antico sempre aperto“. La lezione magistrale sulla mimica di Pulcinella che il Maestro tenne all’Università “La Sapienza“, registrata e trasmessa in TV, è stata riproposta negli anni in tutte le Accademie di Arte Drammatica in quanto considerata uno dei capisaldi del teatro.
Proprio la peculiare gestualità ha portato il Maestro Colandrea a creare un collegamento tra l’antica maschera del teatro dell’arte e la danza. Alla danza è affidata una forma di comunicazione muta, pertanto è, tra le arti dello spettacolo, quella che deve fare ricorso esclusivamente ai gesti e alla mimica, spesso ad una gestualità esasperata volta ad esprimere sentimenti, sensazioni, stati d’animo e un caleidoscopio di emozioni da trasmettere nella maniera più fedele possibile al pubblico.
“La mia cifra coreografica non vuole raccontare ma evocare – afferma il coreografo – parto da una riscrittura del Pulcinella di Stravinsky intrecciandola con i temi eduardiani, sottolineando la gestualità tipica che ha reso possibile ai napoletani di comunicare con popoli di altre culture e lingue spesso lontanissime, che si sono avvicendati sul nostro territorio“.
Denso e pregnante lo spettacolo che ha visto in scena 10 ballerini, 4 coppie formate dall’Ensemble Ballet Studio di Massimo De Santis e Francesco Annarumma e dai solisti Irene De Rosa e Giuseppe Ciccarelli. Alle linee tradizionali della danza classica e neoclassica hanno fatto da contrappunto le coreografie di Urban Dance, un omaggio all’arte di strada che ha tanto in comune con il folklore napoletano, eseguite dai talentuosi performers Eugenio Simone Turturiello e Mohamed Sessa.
A conferire maggiore suggestione la musica dal vivo, con i musicisti del gruppo “La Paranza“, in scena per tutta la durata dello spettacolo, per ripercorre la tradizione della canzone napoletana del ‘700 e ‘800 fino a giungere all’attualità. I cantanti/attori Nando Citarella e Annalisa Amodio, oltre ad eseguire brani noti come “Era de maggio”, hanno recitato dei testi di De Filippo.
Citazione di Pulcinella anche nella scenografia, essenziale ma rigorosamente nei colori della maschera: bianco, nero e rosso, ripresi dai meravigliosi costumi della sartoria Bencivenga, che ha aggiunto un tocco di stile unico e una visione fashion alla produzione.
Non solo costumi teatrali, ma veri e propri abiti da sera sono quelli creati per l’occasione usando materiali preziosi come pizzo, broccato, seta e raso, tulle e chiffon per i tutù, spesso arricchiti da ricami di cristalli Swaroski e paillettes. Creazioni elegantissime ma originali: camicie in pizzo e t-shirt in tulle per i ballerini, tutù a due pezzi per le ballerine, tre cambi di abiti sontuosi per i solisti: nero, rosso e infine bianco.
Una frase che il regista/coreografo ideatore dello spettacolo ama ripetere è: “dell’arte non si parla, l’arte si fa“, concetto che sottende alla necessità dell’arte di essere divulgativa e trasmessa in maniera diretta. A questo scopo porterà la recente creazione, realizzata col contributo della Direzione Generale dello Spettacolo -Sezione Progetti Speciali 2024 del MIC, al prossimo Festival “Anima Flegrea”. Chi non è riuscito ad assistere alla serata presso il teatro De Filippo, potrà quindi godersi lo spettacolo ” l’estate prossima sul litorale flegreo.