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Fermento al Centro e Renzi si smarca a sinistra, Borghi: “Schlein, Conte, Fratoianni-Bonelli come la foto di Vasto”

Tanto movimento non si vedeva dai tempi del tentativo di formare un partito unico del Terzo Polo e Milano ne è Capitale. Il rischio corso da Iv di rimanerne fuori appiattito sul “campo largo”

di Peppe Papa

Tanto movimento al Centro non si vedeva dai tempi del tentativo di formare un partito unico del Terzo Polo, animato dall’azione congiunta del duo Renzi-Calenda che non vide mai la luce. Il fulcro di questo attivismo ha preso corpo, nei giorni scorsi, nella Capitale economica italiana, cioè a Milano dove, da sempre, il fermento politico è stato foriero di novità che poi si sarebbero diffuse nel Paese.

I riformisti del Partito democratico pare abbiano deciso, dopo un lungo silenzio, far sentire la propria voce prendendo posizione contro l’indicazione della segreteria in tema di referendum e hanno dato vita a un’iniziativa associativa proprio nel capoluogo meneghino, il Circolo Matteotti, con l’intento di diventare un punto di riferimento del mondo liberal.

Prove di avvicinamento sono in corso tra il Pld di Luigi Marattin e Azione di Calenda, con il coinvolgimento di altri soggetti che gravitano nell’area del liberalismo democratico che, sempre nella stessa città, a un convegno organizzato da Affari.it, ha trovato un momento di condivisione negli interventi proprio di Marattin e di Ettore Rosato che non hanno escluso un tratto di strada insieme.

E, da Milano, quartier generale dei Berlusconi e del loro partito Forza Italia, Alessandro Cattaneo responsabile Dipartimenti degli azzurri ha commentato con favore l’apertura di Calenda a Fi alle prossime elezioni amministrative. “I milanesi vogliono che tutte le forze liberali siano insieme in nome del pragmatismo tipico del buon senso meneghino, lo auspico – ha detto.

D’altronde, non è un mistero che i figli del Cavaliere si stiano scrutando intorno e non disdegnerebbero di affrancarsi dalla destra che gli va un po’ stretta. Vedono con favore, perciò, la nascita di un grande Centro che guardi, perché no, anche a sinistra.

Una partita, questa, che Matteo Renzi stava rischiando di guardarla da fuori, avendo schierato Italia Viva, decisamente nel cosiddetto “campo largo”. Ma è corso ai ripari, attraverso la riflessione sullo stato dell’arte del fronte a sinistra, compiuta da un autorevole dirigente del partito, il senatore Enrico Borghi, che ha rievocato, a proposito del trio Schlein-Conte-Fratoiani/Bonelli, la famosa foto di Vasto (estate 2011) che immortalava il “perimetro” che avrebbe non vinto le elezioni del 2013, rappresentato da Bersani, Di Pietro e Nichi Vendola.

Ci è andato giù duro il senatore, giusto per rendere chiaro il segnale che non si resta sposati per sempre, soprattutto, se si torna al passato. Lo schema, secondo Borghi, sembra essere lo stesso, appunto della non vittoria, immortalato in quella istantanea.

Il rifiuto di Bersani di dialogare con il Centro (rappresentato da Casini e dall’Udc) e di pretendere una linea ideologica (dal no agli F35, al no Tav di Vendola per capirci) – ha spiegato – impiombò la coalizione. Così come oggi la miopia di pensare che ci si debba chiudere dentro il recinto dell’ortodossia di sinistra per battere Giorgia Meloni in realtà produce un assist perfetto all’inquilina di Palazzo Chigi”.

Insomma, sembra essere rimasti lì, al 2011, o forse peggio. C’è materia su cui ragionare per un partito che negli ultimi mesi si era un po’ appiattito sulla coalizione di sinistra, sempre che Renzi ne riprenda lo spirito e lo rilanci nella discussione interna. Ma non c’è nulla che faccia pensare il contrario: working progress.

1 Comment

  1. Bruno Cappuccio ha detto:

    Caro Renzi, il Partito della Nazione è quello prefigurato da Gelli. Come la mettiamo? Forse qualche ragione De Bortoli c’è l’ aveva ….

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