

di Alfio Mancini
Affermazione netta, a Genova, del centrosinistra nella sua versione large e cresce il rammarico per l’occasione persa alle regionali, dove il veto del M5S sulla presenza di Italia Viva nella coalizione, costò la poltrona di governatore ad Andrea Orlando. Il quale, non ha mancato di esternare la sua amarezza, rispondendo alla domanda dei giornalisti, su cosa fosse mancato alle scorse regionali liguri, vinte dal centrodestra.
“A Genova avremmo vinto, sulla base dei numeri delle regionali, non è mancato nulla, a fare la differenza – ha ricordato – è stato il discutere per settimane chi ci sta e chi non ci sta. Questo a Silvia Salis, non è toccato”. Il “testardamente unitari”, evocato dalla segretaria del Pd Elly Schlein, in quel caso non funzionò, e non è detto funzioni in futuro, nonostante il successo di Genova e anche di Ravenna (dove era annunciato), visto che a Matera, dove si andrà al ballottaggio, i Cinquestelle hanno lasciato libertà di voto.
Non per questo Schlein si deprime, anzi esulta, finalmente un punto a favore per lei e la sua strategia. “Dopo una bellissima campagna tra le persone, due straordinarie vittorie al primo turno a Genova e Ravenna, con Silvia Salis e Alessandro Barattoni – ha affermato entusiasta – la destra esulta per i sondaggi, noi vinciamo le elezioni”. Il Pd, in effetti, è cresciuto di otto punti rispetto alle ultime elezioni ed è primo partito, vince ad Assisi ed è nettamente in vantaggio a Taranto, dove pure si andrà al secondo turno.
“Essere testardamente unitari, è necessario ripeterlo oggi più che mai – ha insistito – non è una tesi o un dibattito politologico, ma un dato oggettivo: uniti si vince, congratulazioni a tutte le forze che hanno contribuito a queste belle vittorie!”. Tutto bene se non fosse che, quel che appare evidente ai suoi occhi, non lo è per chi dovrebbe dare vita al progetto, a partire dai riottosi seguaci di Giuseppe Conte.
L’avvocato, infatti, non ha nessuna intenzione di concedere la leadership del centrosinistra alla giovane segretaria dem e tiene schierato il Movimento su posizioni spesso opposte a quelle del resto della coalizione, o presunta tale. Una continua rincorsa, da parte della Schlein, a cercare mediazioni su temi di non secondo piano come la guerra, il riarmo e in generale tutto quello che riguarda i diritti, a cominciare dalla cittadinanza.
Le prossime elezioni regionali e, prima ancora, l’esito dei referendum sul lavoro e, appunto, la cittadinanza, saranno un momento importante di verifica delle velleità unitarie professate dalla leader dem che auspica una vittoria 4 a 1 sul centrodestra. Risultato possibile, se riuscirà a tenere insieme il diavolo e l’acqua santa, sciogliendo i nodi politici che ne impediscono il buon esito. In caso contrario ci sarà qualcosa da rivedere e, non è detto, il tempo per rimediare.