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“Eternal Returns”: il rapporto uomo-tempo, visto da Marina Xenofontos, in mostra a Napoli

Dal 21 marzo al 30 giugno 2025, la Fondazione Morra Greco ospita la prima personale istituzionale in Italia dell’artista cipriota,a cura di Giulia Pollicita

di Chiara Sacco

Dal 21 marzo al 30 giugno 2025, la Fondazione Morra Greco di Napoli ospita Eternal, Returns”, la prima mostra personale istituzionale in Italia dell’artista Marina Xenofontos, a cura di Giulia Pollicita. La mostra esplora, attraverso opere site-specific ed installazioni, il tema dell’eterno ritorno; un ciclo che lega insieme passato, presente e futuro, questionando il rapporto che l’uomo ha con il tempo.

L’allestimento della mostra è stato concepito per offrire un’esperienza immersiva, invitando i visitatori a confrontarsi direttamente con il tema del ritorno attraverso un coinvolgimento fisico ed emotivo. L’esposizione si inserisce con continuità nella pratica dell’artista ciprota che da sempre ha esplorato la relazione tra luogo e memoria attraverso performance e installazioni multimediali.

Il rimando al concetto filosofico dell “eterno ritorno” è dichiarato, ma a questo paradigma viene accordata una chiave di lettura più intima, una dimensione del ricordo più personale che attraversa la vita dell’artista, così come quella di tutti noi e che si accosta ad altre dinamiche di relazione con il tempo, quale il ricordo e la ciclicità dell’esperienza umana.

Il visitatore viene accolto dall’opera Class memorial (2020), la rievocazione di un cancello, una porta, che richiama alla pratica del ready-made e che sospende il confine tra lo spazio collettivo e privato. L’oggetto viene decontestualizzato venendo disposto lungo le mura della stanza decorate da Giacomo del Pò, ma rimanendo altamente riconoscibile, portando così la memoria a quel gioco di scavo e ricostruzione di ricordi personali. Il quotidiano in questo modo, attraversando un processo di decostruzione, viene plasmato e si fa utopia. Alcune note scelte dal diario dell’artista introducono meglio di ogni altra cosa, che non sia la visita della mostra stessa, al paesaggio di immagini e intenzioni che Marina intende tracciare.

Gli aneddoti e le coincidenze emblematiche che legano gli individui possono offrire, – scrive – attraverso storie brevi, un’interpretazione alternativa di eventi collettivi. Pur restando parte di una cornice più ampia di idee e comportamenti dominanti, offrono uno sguardo sul reale e su come si manifesta nel quotidiano.Il reale, a volte, si rivela essere una tigre e una scimmia che si abbracciano in un sogno, o un’esperienza in un bordello arredato in stile L.A. nella zona turistica dell’isola che dà sul Mediterraneo”.

Opera cardine della mostra è sicuramente Code of Construction(2024). Qui Xenofontos si concentra sulla relazione tra strutture simboliche e fisiche che definiscono esperienze ed identità. L’opera si presenta come un sistema modulare di mobili in legno ispirato all’arredamento ciprota, che, come catapultato da un luogo lontano, arriva nei luoghi della Fondazione infrangendone le regole.

Viene dunque esplorato il modo in cui anche le strutture, siano queste fisiche o mentali, siano un riflesso della nostra visione del mondo, nella dimensione collettiva tanto quanto in quella individuale. L’opera in questo senso, così come tutto il lavoro dell’artista, riflette sulla codifica stessa dell’esperienza umana con l’ambiente, con il suo tempo, e con il ricordo di questo. La ciclicità del tempo diventa un modo, una possibilità, per riconquistare ciò che sembra perduto, in questo modo anche l’oblio smette di fare paura e comincia invece ad infondere speranza.

1 Comment

  1. Serena Cirillo ha detto:

    tema molto interessante e sempre attuale. La mostra è descritta così bene che incuriosisce davvero

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