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Il M5S chiarisce con chi sta: stop armi all’Ucraina, contro la Nato e sì al gas russo, l’imbarazzo di Pd e Avs

Opposizioni in ordine sparso, nella giornata delle comunicazioni della presidente del Consiglio alla Camera in vista del Consiglio europeo. Hanno votato no, alla mozione dei Cinquestelle, ma non hanno potuto nascondere la contrarietà. Carlo Calenda: “vergognosa, sembra scritta da Putin

di Peppe Papa

Opposizioni in ordine sparso, come sempre, nella giornata delle comunicazioni della presidente del Consiglio alla Camera (oggi si replicherà al Senato), in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì sui temi caldi della situazione geopolitica internazionale. Nessuna delle loro risoluzioni, fatta salva una parte del documento presentato da Azione, è stata accolta, come era scontato, ma a scatenare sconcerto è stata la mozione presentata dai Cinquestelle, riferita alla possibilità di stipulare accordi di approvvigionamento energetico con la Russia. Naturalmente, dopo aver disarmato l’Ucraina consegnandola a Putin.

Sarebbe l’unico modo per “garantire il contenimento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale – hanno spiegato – nonché la resilienza energetica dell’Unione europea che deve essere in grado di adeguarsi ai mutevoli scenari del quadro geopolitico mondiale senza legarsi a specifiche fonti energetiche in maniera quasi monopolista“. Nel frattempo, andrebbe interrotta “immediatamente la fornitura di materiali d’armamento alle autorità governative ucraine”. Un riferimento che ha provocato una levata di scudi da parte di quelle forze più nettamente schierate a difesa di Kiev.

Pd e Avs hanno votato no, ma non hanno potuto nascondere l’imbarazzo, tanto da defilarsi evitando commenti. Chi, invece, ne ha approfittato per lanciare frecciate velenose ai Dem, a proposito di “campo largo”, è stato Carlo Calenda che ha definito “vergognosa” la mozione del M5S, tanto da “sembrare scritta da Putin”.  “La vergognosa mozione del M5S, tra disarmo unilaterale, abbandono dell’Ucraina e ripresa della dipendenza dal gas russo – ha affermato in una nota su X – sembra scritta da Putin. Credo che a questo punto il Pd debba prendere atto che non può esserci una proposta di governo alternativa alla destra da chi ha una linea di politica estera sulla Russia identica a quella di Salvini. Poi fate voi“.

Schlein, tralasciando le preoccupazioni minime di Fratoianni e Bonelli, è quella maggiormente sollecitata dalle prese di posizione sempre più radicali del suo competitor a sinistra, quel Giuseppe Conte che si è messo in testa di essere lui il capo della coalizione. E che, nel suo consueto show in Aula, ha avuto modo di rilanciare, portandosi su un piano dove la segretaria non può seguirlo. Un populismo antisistema minaccioso, fatto di parole forti e dalla fideistica convinzione di essere dalla parte giusta della storia.

Quanta veemenza intimidatoria nelle parole di Conte rivolte a Meloni, che domani sarà all’Aia al vertice Nato, nella dichiarazione di voto. “Domani saremo a pochi passi da lei all’Aia. Staremo con il fiato sul collo su di lei – ha assicurato il presidente del M5S – perché lei finalmente pensi al bene degli italiani, e non che la soluzione sia riempire gli arsenali di carri armati, missili e armi. Pensi invece alla vera sicurezza degli italiani, quella economica. O l’Europa pone fine alle guerre, o le guerre porranno fine all’Europa. L’Italia deve essere dalla parte giusta“.

Più chiaro di così si muore, ha detto da che parte sta lui e il circo mediatico del Fatto che lo accompagna nell’avventura di ritornare a Palazzo Chigi, a quanto pare, dicono, non mancano le risorse finanziarie per provare la scalata, ma questo è un altro discorso. A tal punto, non dovrebbe essere difficile per le teste d’uovo che dirigono il Pd, a partire dalla sua segretaria, prendere una posizione chiara: sulla politica estera non ci possono essere ambiguità. Smetterla, insomma, col “testardamente unitari”, anche con chi è impresentabile.

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