

di Gaetano Piscopo
Se è vero come è vero che la segretaria del PD è stata scelta da non iscritta con primarie fatte per smentire i risultati congressuali del partito, qualcuno dovrà spiegare perché mai una scelta per il governo della regione più importante del mezzogiorno non debba coinvolgere i cittadini in un dibattito fondato sui programmi, le proposte e confrontarsi per scegliere il candidato che sia la migliore sintesi.
Al Nazareno dove risiede il partito numericamente più forte del centro sinistra non lo ritengono necessario e con questo hanno rottamato tutti i principi del “Comitato 14 Ottobre” e del congresso fondativo. La logica di Elly Schlein della “Unità a tutti costi” non ha come mira governare il Paese o le realtà locali, ma solo sconfiggere il centro destra. Mi sembra poco e strumentale.
In questo modo ha eletto come ‘mattaro’ del gioco Giuseppe Conte che a fronte del sostegno garantito alla segretaria proprio nelle primarie che l’hanno eletta, condiziona le scelte e coltiva l’ambizione di divenire perno fondante del centro sinistra.
In questa logica perversa sono coinvolti quasi tutti i leader del centro sinistra Renzi compreso.
Vincere è l’obiettivo prioritario, governare in coerenza con i propri principi diventa secondario. Eppure, sanno bene che ogni possibile mediazione con il M5S è al ribasso, così come sanno che i pentastellati approfitteranno di ogni possibile occasione per azzannare la preda, il PD. Sono gli unici ad aver preso le distanze tanto a Milano come nelle Marche per le indagini su Ricci, passando ancora come paladini di un giustizialismo che ha condizionato la politica degli ultimi decenni.
Ma veniamo a ciò che succede dalle parti nostre. Le prossime elezioni regionali in Campania fanno emergere tutte le contraddizioni e le incoerenze del quadro politico nazionale e locale. Posizioni di principio assunte dai leader politici che spesso non sono in sintonia con le scelte e le attività dei propri detentori del consenso sul piano Regionale. Un marasma che sta creando forti perplessità soprattutto tra gli stessi militanti, quelli che armi e bagagli dovrebbero andare nelle case a cercare consensi per la propria parte politica.
L’analisi per quanto concerne la discussione nel centrodestra è la più semplice e rapida. La battaglia di preminenza sulla candidatura da scegliere è tutta interna ai partiti della coalizione che nella ricerca di una bandierina da mettere fa sfuggire l’obiettivo della vittoria. Sembra quasi che ci sia una rassegnazione alla non competizione reale, i numeri dei sondaggi sono implacabili, senza un candidato forte, riconoscibile da ricercare fuori dal perimetro dei partiti alleati, l’alleanza è votata a perdere.
Nel centrosinistra la situazione è a dir poco paradossale. De Luca forte del suo consenso personale mentre tratta le migliori condizioni per la sua schiera di fedelissimi lancia messaggi e strali a tutti coloro che si erano adagiati sotto la sua protezione, “abbiate il coraggio di assumere le vostre posizioni smettendola di chiagnere e fottere”. Lui il coraggio lo ha dimostrato, ed ora, anche a costo di smentire sé stesso. Un messaggio chiaro anche al “suo” PD.
Un partito commissariato da tempo in cui la parte moderata e riformista è totalmente ininfluente. Ma questo avviene anche in tutti i partiti che dovrebbero rappresentare l’alleanza di centrosinistra. I consiglieri regionali di Azione smentiscono nelle loro trattative la posizione espressa da Calenda di contrasto alle candidature pentastellate.
In Italia Viva, che rimane un partito solo di opinione, le decisioni vengono assunte in modo verticistico, senza coinvolgimenti della base, con l’unica scusante, la posizione di Renzi di appoggio a tutti i costi del campo largo. Il M5S del “io speriamo che me la cavo” del trasformista Conte è quello che sta dando la “linea”. Il candidato in pectore è Fico, punto e basta.
Il maggiore sponsor di questo accordo è Gaetano Manfredi, il sindaco di Napoli, che si candita ad essere il federatore del campo largo, sperimentato nella sua amministrazione a dire il vero, con tutte le storture e la lentezza che ciò comporta nell’amministrazione cittadina. Tutto, senza tener conto di nessuna possibile alternativa.
Di Primarie, manco a parlarne, figuriamoci, uno scatto di orgoglio da parte di chi, in regione è stato sotto l’ala protettiva dello “sceriffo” ed è alla ricerca della migliore opportunità di essere sul carro del vincitore. A che vale ragionare sui temi che più possono essere divisori, bisogna solo vincere e mentre De Luca potrebbe essere quello che darà dimora agli “scappati di casa”, Manfredi, dopo l’era bassoliniana, si candida ad essere l’alter ego nel declino dell’ex governatore. Insomma, un avvicendamento nella dualità tra Salerno e Napoli.
Il termovalorizzatore di Acerra, il Reddito Regionale di cittadinanza, l’ambiente, la riqualificazione delle periferie e il rilancio delle aree di crisi, la giustizia. Sono una piccola parte delle diversità e delle divisioni. Ma non importa, la Schlein ha deciso che la Campania tocca ai Cinque Stelle e così deve essere.
Chi la ama la segua. Intanto agli elettori disillusi e forse anche raggirati restano poche alternative. Nel centrodestra non vi sono proposte credibili, a sinistra non si può chiedere sempre di tapparsi il naso. Vuoi vedere che rimane solo l’astensione e il disimpegno?