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Pd, l’estate di Elly: tregua apparente, tempesta in vista

La rincorsa verso le regionali si è chiusa senza scosse telluriche, e il “campo largo” che tanto le sta a cuore, per ora, regge. In autunno, però, arriverà la prova di consistenza

di Peppe Papa

Benvenuta pausa estiva. Elly Schlein può finalmente tirare un sospiro — breve, brevissimo. La rincorsa verso le regionali si è chiusa senza scosse telluriche, e il “campo largo” che tanto le sta a cuore, per ora, regge. In autunno, però, arriverà la prova di consistenza. E intanto il Partito Democratico resta quel cantiere rumoroso e polveroso in cui tutti hanno in mente il progetto, ma nessuno trova mai l’architetto con in mano il disegno definitivo.

Le correnti interne sono già in movimento. Lo si capisce da certi messaggi sussurrati più che annunciati, dalle riunioni “informali” che informali non sono mai, dalle interviste calibrate come fucilate a salve (che però lasciano lividi). I colpi veri arriveranno in autunno.

Il segnale più netto è arrivato da Dario Franceschini, fino a ieri sponsor numero uno della segretaria. Messaggio semplice: il tempo è scaduto, il sostegno non è più garantito. Franceschini, vecchia volpe dem, ha già messo sul tavolo la sua idea: serve una “terza gamba” centrista per la coalizione. E ci lavorerà, con o senza Elly.

Nel frattempo, i riformisti sono in subbuglio. “Energia popolare”, la componente di Stefano Bonaccini, sembra a fine corsa. Troppo appiattita sulla segreteria, mai un vero colpo di frusta politico. I “delusi” hanno deciso di organizzarsi: Roma, metà settembre, la riunione è di fatto già convocata. Tema: capire dove sta andando il Pd dopo la sconfitta dei referendum sul lavoro. Tra i promotori dell’iniziativa, Lorenzo Guerini, che non è uno che si muove senza un piano preciso.

Fuori dal perimetro strettamente congressuale, c’è poi l’ex premier Matteo Renzi che si aggira per i Festival dell’Unità come una rockstar in tournée, accolto tra applausi e selfie. Con Renzi, si sa, il rischio (o la possibilità, dipende dai punti di vista) è sempre lo stesso: la mossa del cavallo.

Il malumore verso Schlein non è tanto una questione di “contenuti” — quelli sono ancora un cantiere — quanto di ritmo: troppa attesa, troppo tempo a calibrare la linea. In questa cornice, l’ex ministro Graziano Delrio ha scelto di rompere gli indugi. Insieme a Stefano Lepre, Silvia Costa e Patrizia Toia, ha fondato “Comunità democratica”. Sì, tecnicamente un’associazione, ma chi conosce il gergo dem sa bene che è una corrente con nome educato.

La mossa di Delrio arriva dopo due assemblee strategiche, Milano e Orvieto, a inizio estate. Lì il gruppo riformista si era trovato un “federatore” d’eccezione: Ernesto Maria Ruffini, uomo di ottimo lignaggio politico, amicizie giuste (Romano Prodi in primis), curriculum immacolato. In molti lo avevano già soprannominato “l’uomo del destino”. Poi, silenzio fino a settembre, quando si capirà se il progetto decolla.

Non manca chi, come Lia Quartapelle, prova a smorzare i toni: “Bisogna riavvicinare il mondo riformista, ma non si tratta di manovre da ceto politico”. Intanto, come funghi, spuntano i “Circoli Matteotti”, che dovrebbero essere luoghi di dialogo del fronte liberademocratico. Niente tessere nuove, giurano, solo confronto.

L’autunno, dunque, si annuncia difficile per Schlein. Il Pd rischia di trovarsi a una di quelle biforcazioni in cui, o si accelera tutti insieme, o si finisce a litigare sul marciapiede. Da una parte c’è la segretaria, decisa a tenere il baricentro a sinistra, forte del suo “campo largo” e del traino mediatico. Dall’altra, un’area liberal che non vuole restare al balcone mentre si decide la rotta.

A settembre, la politica italiana tornerà a pieno regime. Ma per il Pd, l’agenda è già scritta: capire se Schlein saprà trasformare il cantiere in una casa, o se resterà un’eterna impalcatura piena di gente che discute sul colore delle pareti.

E nel frattempo, a Palazzo, qualcuno già scommette che, sotto l’ombrellone, più di uno stia preparando la prossima mossa. Perché in casa dem, il vero sport estivo non è il beach volley, ma la strategia per i prossimi tempi freddi.

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