

di Peppe Papa
Doveva essere una passeggiata di salute per il centrosinistra, la prova generale del “nuovo corso Schlein”, il colpo di scena che avrebbe rimesso in moto il motore arrugginito dell’opposizione in vista delle politiche del 2027. Doveva finire quattro a due, come dicevano gli strateghi del Nazareno, con la Campania blindata da Roberto Fico, l’ex presidente della Camera, l’uomo “perbene” che doveva tenere insieme i voti grillini, il Pd di governo locale e le truppe sparse dei deluchiani.
E invece no: il castello di certezze progressiste sta crollando sotto i colpi, precisi e metodici, di Edmondo Cirielli, il viceministro meloniano che tutti consideravano un candidato di servizio e che invece, giorno dopo giorno, sta rosicchiando consenso come una tarma su una tenda di velluto. Otto punti di vantaggio ridotti a due: numeri che, nei sondaggi, suonano come una condanna a morte politica.
Fico trema, e con lui trema tutto l’asse Schlein-Conte, quella strana coppia nata per “unire le forze del cambiamento” e che ora rischia di cambiare solo il colore della sconfitta. Da trionfatori annunciati a superstiti speranzosi, il passo è breve. E nel quartier generale dem si moltiplicano le riunioni, le telefonate, i comunicati d’emergenza: la linea ufficiale è “tutto sotto controllo”. Ma a leggere le facce, pare più “tutto fuori controllo”.
Il primo campanello d’allarme l’ha suonato Clemente Mastella, che di voti e di elezioni capisce più di molti guru da talk show. “La partita è aperta”, ha detto con quel mezzo sorriso di chi sa esattamente dove tira il vento. Insomma, se lo dice Mastella, bisogna credergli, raramente sbaglia.
In Campania, intanto, è iniziata la migrazione: pezzi di apparato, consiglieri uscenti, portatori di preferenze, tutti in marcia verso Forza Italia, il vecchio contenitore che improvvisamente sembra di nuovo appetibile. E non per ideologia, si intende, ma per pura e semplice sopravvivenza. Il centrodestra, stavolta, profuma di vittoria.
A peggiorare il quadro, c’è la mina vagante Vincenzo De Luca. L’eterno governatore non ne vuole sapere di allinearsi: insiste per presentare la sua lista personale, con candidati “di peso” (anche giudiziario). Una sfida diretta a Roma, un avvertimento chiaro alla segretaria Schlein: “senza di me, perdete pure la Campania”. Il tutto condito da rancori vecchi e nuovi, da rivalità mai sopite, e da quella proverbiale allergia deluchiana a farsi dare ordini.
Il risultato? Un campo largo che assomiglia sempre più a un campo minato. Ogni giorno salta una alleanza, un appoggio, una candidatura. Ogni giorno un “compagno di viaggio” prende un treno diretto verso altri lidi, spesso con scalo a Palazzo Chigi. E a un mese e mezzo dal voto, il centrosinistra appare come un’orchestra in cui ognuno suona il suo spartito: Conte a dire “noi siamo diversi”, Schlein a ribattere “noi siamo uniti”, De Luca a rispondere “voi siete un disastro”.
Se la Campania dovesse cadere, non sarebbe solo una sconfitta locale: sarebbe una catastrofe politica. Un colpo durissimo per Schlein, che vedrebbe dissolversi il mito del “campo progressista” e riaccendersi la rivolta interna dei riformisti, già esasperati dal flirt permanente con i 5 Stelle, da una linea sindacalizzata e da un linguaggio politico che sembra scritto nella sede della Cgil più che in quella di un partito di governo.
E poi, diciamolo: mentre la segretaria continua a parlare di Gaza, diritti e giustizia climatica, l’elettorato campano guarda ai prezzi del pane e alla sanità che crolla. Cirielli, con il suo pragmatismo da ufficiale dei Carabinieri e la benedizione di Giorgia Meloni, promette “ordine e sviluppo”. Non è poesia, ma in tempi di crisi, funziona.
E così, tra un tweet indignato e un hashtag di speranza, il Pd scopre che le elezioni si vincono sul territorio, non su Instagram. Fico trema, Schlein barcolla, e il centrodestra fiuta l’odore del sangue. Se davvero la Campania dovesse voltare pagina, non sarebbe solo un ribaltone regionale: sarebbe il certificato di morte del laboratorio progressista.
1 Comment
Molti sperano che l’alleanza dei progressisti crolli in Campania, ma è tutto da vedere.Che molti opportunisti da De Luca passino a Forza Italia è meglio così. Vogliamo nelle liste del centrosinistra solo gente onesta e che faccia il bene pubblico.
Cirielli, chi è costui? Penso che il popolo campano conosca e apprezzi più Fico rispetto a uno che da ufficiale dei carabinieri è diventato viceministro degli esteri, ma chi lo ha visto?