

di Peppe Papa
C’è chi il Centro lo vede schierato a sinistra come Renzi e chi, invece, a destra come Calenda. Il primo subisce veti, il secondo li pone e per loro la strada si complica, mentre le elezioni si avvicinano. Servirebbe un imprevisto, “l’episodio” come dicono in gergo calcistico, per conquistare la leadership del mitico luogo mediano della politica italiana. Al momento, però non ci sono avvisaglie che possa accadere.
Calenda, che pure era stato lì-lì per stringere un’alleanza con il Pd che fece saltare all’ultimo momento perché non voleva avere nulla a che fare con quelli di Avs, pare si stia avviando a una sorta di federazione con Forza Italia. Meloni, è notorio, sarebbe felice di accoglierlo nella maggioranza, così come i Berlusconi non avrebbero nulla in contrario, anzi, dicono che abbiano dato il loro via libera a Tajani. La famiglia del Cavaliere spinge per una posizione del governo più europeista, più vicina alle istanze di Bruxelles e senza rincorrere continuamente il presidente Usa Donald Trump. Calenda andrebbe benissimo.
Solo che lui non vuole Salvini tra i piedi e la cosa diventa difficile, a queste condizioni, che vada in porto, a meno che, ecco l’imprevisto, Vannacci dà vita al suo partito personale, come minaccia di fare da tempo, portandosi appresso un bel pezzo di Lega, ridimensionando il Carroccio a una residuale rappresentanza politica territoriale.
Potrebbe funzionare una grande alleanza centrista tra Forza Italia, Azione, Noi Moderati, Udc e altre sigle riformiste e liberali che punti al 15% (almeno) per pesare e incidere moltissimo sul nuovo governo. Ma per ora è solo una possibilità remota e certo non aiuta tenere la puzza sotto il naso come fa il capo di Azione. Ma questo è il suo limite bisogna farsene una ragione.
Chi invece problemi olfattivi non ne tiene è Renzi, anzi il suo fiuto lo ha aiutato moltissimo nel portarlo all’apice della carriera politica così come al suo declino, cui però non si arrende. E non si fa problemi ad avere a che fare con personaggi come Conte e i grillini ai quali non ha risparmiato i suoi feroci strali. “La politica è sangue e merda” diceva Rino Formica e lui non è uno che ha peli sullo stomaco.
Per il momento la situazione è in pieno stallo, i Cinquestelle non ne vogliono proprio sapere di avere nell’alleanza Italia Viva, nonostante alle elezioni locali una qualche forma di compromesso sia stata trovata; pertanto, discorso chiuso. Che non scoraggia l’ex premier il quale, con Casa Riformista – la sua nuova creatura – ha lanciato un segnale principalmente ai riformisti Dem sempre più ai margini nel partito, presidiato con mano ferma dagli uomini di Schlein.
Nessuno può sapere cosa può succedere nel Pd, anche se appare difficile immaginare una scissione nell’anno elettorale, ma presidiare con notevole movimentismo il fronte moderato a sinistra, come sta facendo Renzi, gli assicura di tenere aperto uno spazio che funzioni da valvola di sfogo per i tanti insoddisfatti – non solo quadri, ma soprattutto base sociale – della deriva radicale presa dal partito. Senza dimenticare l’incognita della nuova legge elettorale, che potrebbe cambiare le carte in tavola per tutti, l’imprevisto, appunto. Essenziale farsi trovare pronti.