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Spadafora, la sua “Primavera” e la quarta gamba del centrosinistra di cui non si sentiva bisogno

Tra kermesse romane, nomi noti del riformismo e parole d’ordine già ascoltate, l’associazione dell’ex Ministro Cinquestelle si presenta come un nuovo tassello del centrosinistra. Il rischio? Replicare un copione stanco, aumentando la confusione anziché offrire una vera alternativa

di Alfio Mancini

Una quarta gamba del centrosinistra? Pare proprio di sì. E, francamente, non se ne sentiva alcun bisogno. È passato poco più di un anno da quando Vincenzo Spadafora – ex ministro pentastellato alle Politiche giovanili e allo Sport del governo Conte II, nonché ex fedelissimo di Luigi Di Maio fino alla scissione – ha lanciato Primavera, associazione nata con l’ambizioso proposito di “rilanciare” l’azione politica nell’area riformista e progressista. Come se mancassero sigle, tavoli e buone intenzioni.

Il prossimo 31 gennaio, a Roma, nel Salone delle Colonne all’Eur, Primavera terrà la sua kermesse pubblica: bilancio del percorso fin qui compiuto e, soprattutto, annuncio ufficiale della discesa in campo. Un debutto in società che somiglia molto a quelli già visti, con tanto di parterre accuratamente selezionato.

Tra i presenti figurano Ernesto Maria Ruffini, fondatore di Più Uno, la sindaca di Genova Silvia Salis, il sindaco di Milano Beppe Sala, Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, Alessandro Onorato di Progetto Civico Italia, e una nutrita rappresentanza del mondo istituzionale, associativo, imprenditoriale e amministrativo che negli ultimi mesi ha dialogato con l’associazione. Insomma, tutti gli ingredienti classici del riformismo da convegno.

Un cast di tutto rispetto, utile a suggellare l’idea che Primavera possa diventare – secondo Spadafora – un tassello decisivo nell’economia dei consensi del centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027. L’ennesimo “pezzo mancante”, verrebbe da dire, in un puzzle già sovraffollato.

Mettere insieme la forza delle idee e delle parole”, spiega Spadafora, “costruendo una proposta politica alternativa e credibile rispetto all’attuale assetto delle destre e alla frammentazione del quadro progressista”. Un obiettivo nobile, senza dubbio. Peccato che rischi di produrre l’effetto opposto: aggiungere confusione alla confusione, rumore al rumore.

L’iniziativa, pur animata dalle migliori intenzioni, appare come un copione già visto, da recitare su un palco affollato di attori che litigano da anni senza riuscire a incidere. Primavera finisce così per sembrare più una suggestione identitaria che un progetto politico innovativo: una denominazione gradevole, utile forse a gratificare l’autostima del suo fondatore e a ritagliargli un ruolo nella commedia del centrosinistra.

Una nuova casa per chi non si riconosce né nel Pd né nel Movimento 5 Stelle; un tavolo di confronto da aprire con Elly Schlein; una coalizione larga fondata su valori sociali “chiari”; una proposta economica che riparta da salari, inflazione e lotta all’evasione. Tutto già sentito, tutto già archiviato. Se l’obiettivo non fosse quello di essere rapidamente dimenticati, a Spadafora e ai suoi toccherebbe inventarsi qualcosa di più di un’altra Primavera annunciata a gennaio.

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