Nasce la “Margherita 2.0”: Renzi-Mastella e l’arte di non perdere mai
Marzo 2, 2026
Gratteri, dal tintinnio delle manette alla “rete” contro i giornali: il pm superstar e la libertà di stampa
Marzo 11, 2026

Sánchez santo subito, Renzi eretico: il nuovo catechismo della sinistra

La nuova fascinazione progressista arriva da Madrid: il premier spagnolo diventa il modello da seguire e il suo pacifismo raccoglie applausi a sinistra. Ma il leader di Iv rompe l’ortodossia e ricorda che la pace, così come una leadership, non si costruisce con dichiarazioni di principio

di Peppe Papa

Sànchez santo subito. La sinistra italiana, incapace di farsi in casa un leader, lo cerca all’estero e più precisamente, da oltre un ventennio, in Spagna. Prima Luis Zapatero e la sua stagione di diritti civili, poi quella di Pablo Iglesias e Podemos, adesso Pedro Sànchez che ha avuto il coraggio di dire “No” agli odiati yankee. “No alla guerra” ha tuonato il premier iberico, e giù applausi dai cugini del belpaese che hanno subito dichiarato di volerne seguire l’esempio.

E in parlamento hanno dato battaglia. Certo alla loro maniera, sono state quattro le risoluzioni presentate dalle opposizioni alla Camera sulle comunicazioni dei ministri Tajani e Crosetto sulla situazione in Iran. Una sottoscritta da Pd, M5S e Avs, una da +Europa, una da Iv, una da Azione. Elly Schlein, che aspira ad essere come il presidente socialista spagnolo, la più accanita a cercare di imitarne la posa.

Il premier spagnolo Sanchez ha detto che la posizione della Spagna è semplice: no alla guerra. Noi la pensiamo come lui“, ha detto nel corso del suo intervento in Aula. “Gli diamo tutto il nostro supporto e la solidarietà – ha sottolineato – per le minacce ricevute dal presidente americano solo per avere difeso il diritto internazionale“. Concetto più o meno ribadito dagli altri partner di opposizione, dal duo Fratoianni-Bonelli di Avs, al capo del M5S Conte.

Unica voce dissonante, quella di Matteo Renzi che alla posizione assunta dal governo spagnolo in merito ai rapporti con gli Usa in questo particolare momento, ha opposto una precisazione che ne mette in discussione l’entusiasmo provocato a sinistra. “Sono contro Trump – ha detto – Ma se lo metti a paragone con Khamenei, non c’è dubbio che sto con Trump”. Niente Sanchez-mania, dunque, essere un vero leader fa parte di un altro mestiere.

È facile dire “No alla guerra”, tanto è vero che lo fanno tutti, anche Trump che addirittura rivendica per sé il Nobel. Altra cosa è perseguirla, la pace, dunque fare qualcosa per renderla possibile. Il No di principio serve a poco, è come non fare nulla e questo produce affetti devastanti. Lasciare che le dittature sopravvivano, si rafforzino e continuino a condizionare lo scacchiere geopolitico significa accettare che le democrazie si fanno progressivamente più deboli, più ricattabili.

Bisogna quindi assumersi la responsabilità, e questo appartiene al carisma del leader, di prendere posizioni che tengano conto del contesto sapendo di dovere affrontare dei grandi rischi. Specie in una situazione epocale come quella che stiamo vivendo, dove il diritto internazionale, continuamente evocato, è fermo con il suo corollario di istituzioni all’altro secolo e la diplomazia svuotata di ogni ruolo e significato.

Insomma, bisogna andarci piano a incoronare Sànchez nuovo campione delle folle progressiste. Il suo “No alla guerra” non è una via d’uscita, ma solo un modo per prendere tempo, aspettare che la storia faccia il suo corso, accontentandosi, nel frattempo, di sentirsi dalla parte giusta della storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *