

di Peppe Papa
È la prima volta, in quattro anni di governo del centrodestra, che Giorgia Meloni sembra essere in seria difficoltà e l’aspirante capo della coalizione di centrosinistra, la segretaria del Pd Elly Schlein ha pensato bene, in un delirante deliquio politically correct, di andare in soccorso dell’avversaria che spera di battere alle prossime elezioni.
Nel suo intervento alla Camera, ha espresso solidarietà alla premier duramente attaccata da Trump che le ha dato della traditrice, sostenendo che lo sgarbo era stato fatto a tutta la nazione. Una motivazione abbastanza fantasiosa, ma che ha strappato l’applauso unanime dell’intera aula parlamentare. I buoni sentimenti, si sa, portano in paradiso.
Una specie di soccorso rosso, insomma, modello Letta, Enrico l’ex segretario, alla festa di Atreju ad omaggiare la sua sfidante, e sappiamo come è andata a finire. Evidentemente il passato non insegna niente e le giovani leve dem continuano a scambiare la politica con la fiera delle vanità, l’antico sentimento luddista, mai sopito in alcune frange della sinistra, con la necessità di essere al passo con la storia.
Ovviamente, Meloni ha apprezzato, così come tutti i suoi lacchè e c’era di mezzo anche il Papa, l’altro elemento che ha contribuito a spingere Schlein alla presa di posizione tesa a rassicurare l’elettorato cattolico. Solo che, passati i primi momenti di sorpresa per la mossa, accompagnati dal plauso generale, sono immediatamente arrivati i distinguo.
Matteo Renzi, ad esempio, il quale sa bene quanto la politica sia “sangue e merda”, non ha apprezzato l’uscita della segretaria democratica. A suo parere Trump non ce l’aveva con l’Italia, che è rappresentata dal Quirinale e dal parlamento, ma proprio con Meloni, considerata una fedelissima che gli aveva mancato di rispetto non correndogli in aiuto sulla guerra in Iran. Andava, dunque, richiamata alle sue responsabilità per la genuflessione al presidente Usa che al contrario, ha messo in imbarazzo il paese.
In poche parole, era il momento per chiedere conto dei rapporti con uno squilibrato come Trump, le affinità elettive con personaggi come Steve Bannon, o i fascisti spagnoli e gli squinternati del Cpac. Del sostegno, fino all’ultimo, dell’agente di Putin in Europa, Viktor Orbàn, oppure della sicurezza nazionale che stava per essere affidata ad uno come Elon Musk.
Altro che applausi e complimenti. Lesto anche Giuseppe Conte, leader in pectore del centrosinistra per Palazzo Chigi, previe primarie che sente già in tasca, a prendere le distanze e distinguersi. Lui battaglia su due fronti, Meloni e Schlein e non gli è sembrato vero potere assumere una posizione contraria ad entrambe. È scaltro il capo dei Cinquestelle, e i più scafati nel Pd lo hanno capito. Schlein farebbe bene a preoccuparsi.