

di Peppe Papa
Il grande centro riformista, liberale, pragmatico ed europeista, invocato come un mantra da più parti, continua ad assomigliare a un miraggio nel deserto: lo si intravede in lontananza, ci si dirige verso di lui e, puntualmente, scompare.
Non mancano le idee e le iniziative. Anzi, negli ultimi tempi è tutto un fiorire di proposte, convegni, assemblee costitutive, campagne social e comparsate televisive. Resta viva la speranza che possa verificarsi una crisi in Forza Italia, un ridimensionamento della leadership di Giorgia Meloni, una ricomposizione dell’area moderata. Magari persino una discesa in campo di Marina Berlusconi.
Insomma, un pacchetto di ipotesi improbabili che periodicamente riaffiorano nel dibattito politico come il mostro di Loch Ness: tutti ne parlano, nessuno l’ha mai visto davvero. Nel frattempo, cresce la confusione e ancora non si sa con quale legge elettorale si andrà a votare, circostanza che autorizza ciascuno a massimizzare la propria posizione personale. È evidente che così non si va da nessuna parte.
Il più lucido, e non è una novità, è stato Matteo Renzi. Da tempo ha compiuto la sua scelta, aderendo convintamente alla coalizione di centrosinistra insieme a Elly Schlein, Giuseppe Conte e al duo Bonelli-Fratoianni. Portando a casa un primo risultato: mettere in sicurezza la propria presenza parlamentare anche al prossimo giro.
Nel frattempo, continua a coltivare la speranza che emerga finalmente un progetto centrista robusto, capace di attrarre amministratori, imprenditori, professionisti e quell’elettorato moderato oggi disperso tra astensione e centrodestra. Ma, almeno per ora, nulla di tutto questo sembra profilarsi all’orizzonte.
Da parte sua ha lanciato Casa Riformista, ma l’iniziativa non decolla. Si dice che Renzi sia “antipatico“, “inaffidabile“, che “voglia comandare” e che “si creda il migliore“. E così ognuno continua per la propria strada. Pina Picierno, appena uscita dal Pd, ha dato vita alla sua creatura politica, Spazio Pubblico, che avrebbe già raccolto ventimila adesioni ed è stata immediatamente corteggiata dal solito Carlo Calenda, nel tentativo di portarla nell’orbita di Azione.
Lunedì a Milano si terrà la kermesse degli Europeisti organizzata da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli. Tra i partecipanti figurano Mario Monti, Calenda, Picierno, Matteo Hallissey, Luigi Marattin, Carlo Cottarelli e Giuseppe Benedetto. A Roma, invece, l’altro ieri è andato in scena il Progetto Civico di Alessandro Onorato, l’assessore capitolino che ha mobilitato quasi un migliaio di amministratori locali.
Come si vede, il fermento nel “mondo di mezzo” è notevole. C’è la volontà di costruire una nuova offerta politica europeista, pragmatica e non ideologica. Nel merito, fatta eccezione per la grande discriminante rappresentata dall’Ucraina, tutti i protagonisti di queste iniziative sostengono più o meno le stesse posizioni. Insieme potrebbero rappresentare una forza politica significativa. Hanno invece scelto di restare un’Armata Brancaleone. E, per ora, vale il vecchio motto: si salvi chi può.
5 Comments
È necessario che tutte le forze del centrosinistra accolgano convintamente IV. Ancora così non è e d’altra parte ci sono ruggini difficili da costare, vedi Conte. Preoccupano, inoltre, la posizione sempre più massimalista e populista del Pd e la mancanza ancora di un programma.
Una grande confusione, credevo in un centro allettante come Renzi lo aveva rappresentato,ma le antipatie personali e, perché no,le invidie stanno dando vita a troppi corpuscoli che non mi danno fiducia.Ne vedremo delle belle fino alle prossime elezioni, spero che capiscano il caos che stanno creando.
Se ci fossero le preferenze sai che piazza pulita di costoro, non sono abituati a trovare i voti come una volta.
Meglio l’armata Brancaleone che lo zero assoluto di politica incapace di unire e comporre! Renzi? Avrebbe scelto? Hai detto bene :le poltrone per i suoi e per il paese il suo narcisismo
Io non sto con la misera sinistra che Renzi generosamente cerca di qualificare, sto con le idee e con il pensiero di Marattin