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Renzi e la sua Casa Riformista, Picierno e le altre al Teatro Parenti, il rebus del centro: Calenda agente del caos

Il confronto organizzato a Milano da Linkiesta e il Circolo Matteotti, fotografa un riformismo che trova facilmente l’accordo sui valori, ma continua a fallire quando deve trasformarli in un progetto politico. Se entro il 2027, quella convergenza culturale non si tradurrà in una proposta riconoscibile, il rischio è rimanere con un pugno di mosche. Tutti

di Peppe Papa

A Milano, al Teatro Parenti, è andato in scena l’incontro promosso da Linkiesta e dal Circolo Matteotti: il generoso tentativo di offrire alle inquiete anime del riformismo italiano un’occasione di confronto, nella speranza di arrivare, prima o poi, a una sintesi politica.

A discuterne c’erano cinque protagoniste di primo piano dell’area liberal. Tutte donne, chissà se è un caso. Pina Picierno, che ha lasciato il Pd da pochi giorni per fondare Spazio Pubblico; Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini, anche loro uscite dal Nazareno e approdate rispettivamente con Matteo Renzi e Carlo Calenda; infine, Lia Quartapelle e Simona Malpezzi, rimaste nel Pd a presidiare ciò che ancora sopravvive della sua tradizione riformista, popolare e socialdemocratica.

L’aspetto politicamente più interessante, e per certi versi paradossale, è emerso con estrema chiarezza: tutte hanno condiviso pressoché gli stessi punti fondamentali. Europeismo, sostegno all’Ucraina, atlantismo, crescita economica, difesa delle istituzioni liberali e netto rifiuto del populismo.

Una convergenza talmente evidente da spingere il direttore di Linkiesta, Christian Rocca, moderatore dell’evento, a porre la domanda che aleggia ormai da anni sul riformismo italiano: «Com’è possibile che cinque persone che la pensano allo stesso modo su quasi tutto abbiano scelto quattro strade diverse?». Una domanda alla quale nessuno, finora, è riuscito a dare una risposta convincente.

La storia recente del riformismo italiano è infatti costellata di convegni, manifesti, appelli, laboratori, reti, forum e tavole rotonde. Producono consenso culturale, ma raramente organizzazione politica. L’elettore medio fatica persino a distinguere un “manifesto” da una “casa“, un “forum” da un “laboratorio“. Alla fine, giudica se esiste o meno un’offerta politica riconoscibile.

È proprio qui che tutti i tentativi degli ultimi anni si sono infranti. Perché il vero banco di prova non è elaborare idee condivise, ma costruire un soggetto politico capace di tradurle in consenso elettorale. Eppure, le distanze programmatiche tra una parte consistente di Italia Viva, Azione, +Europa e dell’area liberal-democratica sono spesso inferiori a quelle che separano queste stesse forze da alcuni alleati del centrosinistra, in particolare il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.

Allora, per quale motivo, quando dal terreno delle idee si passa a quello della politica, tutto si ingarbuglia e scendono in campo gli agenti del caos? Tra i quali il più tenace è certamente Carlo Calenda, il quale, doopo aver contribuito in maniera decisiva al fallimento del Terzo Polo, sembra oggi intenzionato a ricomporre il centro liberale, ma a una condizione: guidarlo lui.

Il suo problema, però resta Renzi, per lui una sorta di incubo. L’ex premier e segretario Pd, si sta dimostrando il più lucido e implacabile oppositore del governo di Giorgia Meloni, conservando il centro della scena politico-mediatica grazie a una capacità comunicativa che pochi gli riconoscono pubblicamente ma molti gli invidiano. Per quanto gli riguarda, il “contenitore” per accogliere tutti l’ha proposto lui per primo già da tempo, si chiama Casa Riformista e non pone condizioni.

L’idea è quella di costruire una federazione capace di riunire liberali, popolari, socialisti, repubblicani, cattolici democratici, ambientalisti pragmatici, amministratori locali, associazioni civiche e società civile, superando i simboli dei singoli partiti per concentrarsi su programmi condivisi e candidature comuni.

Sarebbe perfetto, ma non decolla. Sia perché c’è chi, come Calenda, non sopporta l’idea di darla vinta al suo arcinemico, e chi pensa, invece, che ci sia tempo per decidere cosa fare e per il momento basti chiacchierare. Ma il tempo, in politica, raramente lavora a favore di chi aspetta. Se entro il 2027, quella convergenza culturale non si tradurrà in una proposta politica riconoscibile, il rischio è rimanere con un pugno di mosche. Tutti.

9 Comments

  1. Antonio ha detto:

    Esattamente…. Giusta osservazione, tempo c’è, ma domani nn basta!!! Osservazioni perfetta su Renzi, ma gli altri??? Troppi galli…. Purtroppo!!?

  2. adelma monti ha detto:

    Te pareva dove c,è Calenda va tutto a rotoli .lui vuole essere protagonista …Pina te lo avevo detti i baci di Carlo sono veleno

    • GIUSEPPINA D'ELIA ha detto:

      Per fare decollare Casa Riformista ,idea su cui Renzi con lungimiranza lavora da parecchio tempo, bisognerebbe smetterla di fare le prime donne ,lasciare da parte i personalismi e lavorare per la causa comune per il bene del paese. Renzi mi sembra ben disposto ma nessuno si fida . Più che di Renzi bisogna diffidare di Calenda , tanto lui il super eroe dei Parioli non si sporca più le mani ne con la Destra ne con la Sinistra e neppure con il Centro lui fa’ da se vedremo ,,, Allora io dico guardate avanti entrate in casa Riformista metteteVi d’accordo sul programma e cominciate a mettere le basi del nuovo programma ,il 2027 è alle porte altrimenti facciamo la fine che ha scritto Peppe Papa nel suo articolo che condivido totalmente.

  3. Vincenzo Violano ha detto:

    Sono quasi tutti in attesa di un nuovo Azzeccagarbugli per fare la fine dei polli di Renzo .

  4. Antonio Tramontana ha detto:

    Casa Riformista e’ la Casa di chi vuole dare un inversione di tendenza alla mala politica e ai giochi e sotterfuggi di chi tira le fila a sx per mantenere il Paese ingessato e per garantirsi la poltrona.
    Matteo Renzi e’ un vero Protagonista Politico lungimirante e dalle felici intuizioni per capacita’ e conoscenze. Politivo riconosciuto in campo internazionale e in ogni dove.

  5. Giampaolo Bovo ha detto:

    Devono entrare in Casa Riformista.

  6. Elio Piermarini ha detto:

    Il problema è ché tutti vogliono fare il leader lunico che si tira da parte e Matteo Renzi ma lui putroppo e nato leader e per gli altri capponi è un problema anche se si pone infondo alla sala tutti guardano lui .purtroppo questo è il problema ed è un impresa titanica risolverla.

  7. galessi fulvio ha detto:

    ottima analisi anzi lucidamente perfetta dopo di che manca il tavolo programmatico con 10 proposte ognuna delle quali esemplificate e concrete finalizzate al famoso egenerico BENE COMUNE da attuare prima con le primarie delle IDDE come suggerito da Renzi e poi dal leader coordinatore.

  8. Sebastiano Cappello ha detto:

    E lo stesso pensiero che alberga in tante persone speriamo che lo capiscono tutti quelli che si dicono Riformisti perché la gente è stanca di leggere e ascoltare prendete una decisione e nominate un lider che rappresenta tutti i Riformisti

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