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Ottobre 22, 2026

ALLA RICERCA DEL FILM PERDUTO/”V per Vendetta”, la maschera che sfida il potere

Il volto di Guy Fawkes è diventato un simbolo globale della protesta. Dietro quella maschera c’è il diritto di dissentire, contestare e scendere in piazza senza paura

di Maria Rullo

C’è un’immagine che, più di ogni altra ha attraversato i decenni a cavallo del nuovo millennio, migrando dalle tavole di un fumetto alle sale cinematografiche, fino ad arrivare sull’asfalto delle nostre piazze. È il volto sorridente e affilato di Guy Fawkes, reso iconico dal film “V per Vendetta”. Una maschera che non serve a nascondersi, ma a rivelare qualcosa di più grande: la presenza di un’idea.

Oggi più che mai, in un’epoca in cui il diritto di manifestare e la libertà di espressione si trovano spesso a dover fare i conti con nuove forme di censura, conformismo digitale o repressione, la storia narrata nel film torna a parlarci con straordinaria attualità. Scendere in piazza e gridare ciò che si pensa non è un semplice atto di protesta, ma l’esercizio fondamentale della democrazia.

“Sotto questa maschera non c’è solo carne, sotto questa maschera c’è un’idea, Evey. E le idee sono a prova di proiettile”.

Questa frase racchiude l’essenza stessa della libertà d’espressione. Un regime, un governo o una maggioranza possono ridurre al silenzio un individuo, possono vietare un corteo o censurare un articolo, ma non possono arrestare un pensiero quando questo diventa collettivo.

Il dissenso è il motore di ogni progresso civile. Senza la possibilità di contestare lo status quo, le società ristagnano nell’autoritarismo e nell’apatia. A tal proposito, torna alla mente il principio fondamentale della tolleranza e della libertà di parola, magistralmente sintetizzato nel pensiero di Evelyn Beatrice Hall: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”

In queste parole risiede il vero spirito di libertà e democrazia: la tutela della parola non vale solo per le idee che condividiamo o che ci rassicurano, ma soprattutto per quelle che ci costringono a riflettere. Quando la piazza manifesta sta rivendicando esattamente questo spazio: il diritto di esistere e di parlare, anche e soprattutto quando è scomoda.

Nel film, il regime totalitario di Norsefire mantiene il potere attraverso tre leve: la paura, la manipolazione dell’informazione e la divisione dei cittadini. Quando la popolazione decide infine di scendere in strada, sfilando verso il Parlamento indossando tutti la stessa maschera, il potere dittatoriale crolla. E non crolla per via delle armi, ma perché la paura ha cambiato proprietario. Come ricorda V: “I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei propri popoli”

Eppure, la narrazione esemplare di “V per Vendetta” non si limita a puntare il dito contro il potere oppressivo; ci pone di fronte a una responsabilità ben più intima e scomoda. Quando V si rivolge alla nazione attraverso gli schermi televisivi, la sua diagnosi è spietata. “E se cercate un colpevole…non c’è che da guardarsi allo specchio”.

È il richiamo alla nostra complicità. Il conformismo, la pigrizia intellettuale e la ricerca dell’incolumità personale sono spesso i primi alleati di qualsiasi deriva autoritaria. Accettare passivamente la restrizione delle libertà individuali in nome della tranquillità significa consegnare le chiavi della democrazia a chi desidera sottrarcela. Il diritto di manifestare, dunque, non è solo una rivendicazione verso l’esterno, ma un atto di sveglia interiore, un modo per rompere quel silenzio complice e riappropriarsi del proprio ruolo attento e vigile all’interno della società.

Nel mondo reale, abbiamo visto la maschera di V comparire a Hong Kong, nelle proteste contro il carovita ad Atene, nei movimenti per i diritti civili in Medio Oriente e nelle manifestazioni per il clima in Europa. Quell’anonimato di massa diventa un paradosso virtuoso: annulla l’individualismo egoista per dare forza a una voce comune. Manifestare non significa promuovere il disordine, ma ricordare a chi governa che la sovranità appartiene al popolo.

Ogni volta che una piazza si riempie di persone disposte a metterci la faccia (o a coprirla simbolicamente), assistiamo alla difesa attiva della nostra libertà. Garantire a chiunque il diritto di scendere in strada e dire la propria opinione è la cartina tornasole della salute di una società. Perché se smettiamo di proteggere il diritto di dissentire degli altri, il giorno in cui toccherà a noi parlare troveremo solo un grande, assordante silenzio.

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