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Primarie Pd, Peppe Russo: sto con Orlando contro il ‘partito del capo’

di Peppe Papa
Peppe Russo, ex consigliere e capogruppo del Pd nell’assemblea regionale, ex commissario del ‘turbolento’ Pd a Giugliano, voce critica di area riformista dei democrat locali, esponente della componente ‘Labdem’che fa riferimento al presidente del gruppo dei Socialisti e democratici nel parlamento europeo, Gianni Pittella, capolista della mozione Orlando a Napoli alle primarie, attacca senza mezze misure l’idea del partito personale incarnato da Renzi destinato a diventare a suo dire “amplificatore della voce” del capo e a perdere “autonomia e senso critico diventando inevitabilmente spazio aperto al conformismo ed agli opportunismi di ogni ordine e grado”.

In una precedente intervista per il Roma l’estate scorsa ha parlato di degenerazione correntizia, della necessità di dimissioni “ad horas” dei vertici del partito locale, oltre un consiglio a De Luca a non incaponirsi nel ruolo di uomo solo al comando. Sembra non sia successo niente di quanto da lei auspicato.

Siamo ormai in pieno congresso e bisogna passare dagli auspici alle scelte . L’ esito di queste primarie inevitabilmente influenzerà le decisioni da assumersi. La candidatura di Andrea Orlando scaturisce anche da una idea di partito radicato e rappresentativo delle comunità in cui insiste e non come mera sommatoria del notabilato locale. In poche parole , bisogna costruire un partito inclusivo, con modalità decisionali aperte ai vari contributi e non un accampamento direzionato verso l’ autoreferenzialità.

Costruire un partito inclusivo e non affidato all’autoreferenzialità del capo è una finalità , a sentire le dichiarazione dei tre candidati, condivisa. Orlando, alla conferenza programmatica di Napoli è andato giù duro con Renzi a partire dalla mancanza del famoso lanciafiamme promesso all’indomani della debacle alle ultime amministrative fino alle accuse di aver favorito chi doveva essere incenerito portandoli addirittura “al sicuro nella maggioranza”. Curioso detto da uno che è stato commissario del partito a Napoli per due anni dopo il disastro delle primarie del 2011.

Perché curioso? Anzi la conoscenza fatta sul campo del partito napoletano gli consente giudizi meno approssimativi e più aderenti al vero . Ad ogni buon conto il Pd , eccetto pochi casi non è ben messo ovunque ed i suoi limiti dipendono dalla sua natura politica . Il partito del capo si riduce ad essere amplificatore della sua voce , perde autonomia e senso critico e diventa inevitabilmente spazio aperto al conformismo ed agli opportunismi di ogni ordine e grado

E’ vero, però proprio la corrente di cui è a capo, ha imposto la candidatura di Valeria Valente a Napoli per dare il via libera a Roma a Giachetti e, ancor prima, è stata determinante nella definizione degli attuali vertici del partito. Appare come un chiamarsi fuori dalle responsabilità e questo non depone bene.

Anche questo è un aneddoto che va sfatato. Ma veramente c’è qualcuno che pensa ad un colpo di mano di una corrente senza il concorso di Renzi ? Diciamo la verità, nazionalmente nessuno era intenzionato a sostenere una candidatura Bassolino. L’errore è stato quello di immaginare un effetto Renzi che facesse da traino. Cosa che si è rivelata non solo infondata ma finanche controproducente.

Lasciamo stare Bassolino, il discorso ci porterebbe lontani, proprio il fatto che a livello nazionale nessuno lo voleva è emblematico dello stato confusionario del partito per quel che riguarda la sua strategia sul territorio. Queste primarie, al di là della retorica sul concetto di democrazia ad esso associata, per molti osservatori rappresentano una farsa, con un vincitore già scritto e la possibilità per gli altri competitor solo di mettere una bandierina buona ad assicurarsi una quota di nomi nella composizione delle liste elettorali alle prossime politiche.

Bisognerebbe interrogarsi allora sul perché, nonostante un deciso arretramento alle ultime amministrative ed una sconfitta strategica al referendum vi sia un esito già scritto e non trarne le conclusioni dovute . Se così fosse, ad essere compromessa è la capacità del Pd a relazionarsi con quanto accade nella società italiana ed accreditarsi come forza di reale cambiamento per incapacità di leggere e comprendere i processi sociali in atto , altro che bandierine . Si tratta di immaginarsi un partito in grado di reggere l’ urto di disagio e rancore accumulatosi riequlibrando poteri e rappresentanza a vantaggio di una parte sempre più larga di esclusi

Sembra un proclama da Mdp…

No, anzi. Chi pensa questo fa un grave errore e cioè appaltare ad altri i principi di libertà, giustizia ed uguaglianza . Se cosi fosse, il Pd ne uscirebbe mutilato ed indebolito e ridurrebbe tutta la sua iniziativa ad una cosmesi dell’ esistente senza mai metterlo in discussione

Buone primarie allora!

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