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di Peppe Papa

Un capo di gabinetto alla Città Metropolitana, due consiglieri comunali a Napoli e un assessore a Palazzo San Giacomo, un consigliere regionale, più una serie di ‘poltroncine’ in società partecipate di Regione e Comune. E meno male che li davano per scomparsi. I Verdi napoletani hanno sette vite come i gatti. Capaci come pochi di fiutare l’aria che tira e attrezzarsi di conseguenza per conservare un posto al “sole che ride” senza remore e imbarazzi anche a costo di interpretare più parti in commedia. A Napoli vanno a braccetto con il sindaco De Magistris e la sua “rivoluzione”, a Palazzo Santa Lucia con il governatore De Luca che del primo cittadino partenopeo è nemico giurato. Nessuno sembra farci caso, complice la scarsa considerazione politica di cui godono, e loro non se ne fanno un cruccio continuando per la propria strada. Li chiamano Pecoraro Scanio boys, in riferimento al circolo di ‘giovanotti’ che accompagnava l’ex ministro dell’ambiente del governo Prodi II – quello che si distinse per i “No” agli inceneritori, al decreto per l’apertura di quattro nuove discariche, al vertice Nato a Napoli, al fumo nei parchi napoletani, agli ogm, all’intervento italiano in Afghanistan, al ponte sullo stretto, al tunnel della Valsusa, alla pesca del tonno rosso, all’albero di Natale dei vivai e via negando – a feste di compleanno vip, party per le più disparati occasioni e convegni arcobaleno, oltre all’occupazione di qualche solida sedia con cui lucrare uno stipendio o una onorificenza. Ebbene, questi signori, cui bisogna riconoscere la scaltrezza, con un modesto tesoretto di voti, riescono a stare a galla e mettere lingua in qualsiasi questione che riguarda la vita pubblica di città e regione. Francesco Emilio Borrelli, tanto per dire, ex assessore all’ambiente della Provincia di Napoli all’epoca della presidenza del suo compagno di partito, Dino Di Palma è riuscito ad essere eletto in consiglio regionale, unico Verde, con appena 2233 preferenze, grazie all’intuizione di schierarsi con De Luca all’alba delle primarie del Pd portando in dote alla fine poco più di 26mila voti. Il governatore gli è grato e all’occasione saprà ricambiare. Per il momento va bene così e lui ha dimostrato di sapere aspettare il suo momento. Comunque, il più dotato della ‘combriccola’ è sicuramente Alessandro Nardi, considerando Stefano Buono e Marco Gaudini, entrambi consiglieri comunali a Napoli, eterni comprimari buoni a rappresentare il mainstream ecologista nelle sedi istituzionali. Nardi, invece, è un fuoriclasse. Nato con la stimmate del capo senza carisma, ma con la straordinaria capacità di mettere insieme cose e persone posizionandosi al centro come il sole (il “sole che ride” appunto), è riuscito nel giro di pochi mesi dal suo incontro con il sindaco arancione, a far fuori l’uomo più influente della giunta targata De Magistris, vale a dire il suo vice, Tommaso Sodano, entrando prima nell’ufficio di gabinetto come vice di Attilio Auricchio, poi diventando amministratore unico, con un compenso di 50mila euro lordi l’anno, della holding delle partecipate comunali fra cui Anm lasciata sull’orlo del fallimento, fino all’attuale incarico di capo gabinetto della Città Metropolitana (con stipendio quasi raddoppiato) che ha comportato, a margine, una mezza crisi nella maggioranza con l’addio dei centristi di Lebro e un dòmino di poltrone con il rimpasto della squadra di governo del Municipio partenopeo. Certo, uno così non avrà mai il problema di trovare un lavoro a prescindere dal curriculum che nel suo caso, è corposo, pur se sempre impregnato di verde speranza. All’appello manca solo Carlo Ceprano, storico componente dei young boys di Pecoraro il quale, dicono, aspiri a un posto in parlamento pronto a scendere in campo con il sindaco di Napoli e la sua lista DeMa, sempre che questi sciolga le riserve e decida di lanciarsi nella contesa politica nazionale, cosa che al momento l’interessato esclude, anche se nessuno gli crede. Riuscire a strappare uno scranno in parlamento, sarebbe sicuramente un’apoteosi per i ‘sorcerti’ verdi napoletani. Insomma, tanto di cappello.

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