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Scrittori sconosciuti. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: seconda puntata

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.

Grillo, 52enne  vigile urbano di Napoli senza vocazione, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco intanto la seconda puntata del suo:

“DIARIO DI UN REAZIONARIO

 

 

7 giugno

 

Continuo a comprare quotidiani ma, leggendo, non riesco a capirci più niente. Mi sforzo, parto dai grossi titoli, poi lentamente cerco di decifrare lettere e parole nell’ampia pagina. Comunque, in questo momento, ho altro a cui pensare.

Ad esempio, questi bambini così rumorosi che strillano anche per il gioco più banale: sono isterici. Di sera tardano ad addormentarsi lanciando delle urla disumane, come se li stessero sgozzando. Sono grida che mi lasciano sgomento, che mi impressionano. Non so cosa succede nei trenta metri quadrati del basso che condividono con i loro familiari. Potrebbero anche torturarli, non lo saprei mai.

Alla luce del giorno si muovono nervosamente, per un nonnulla diventano violenti, picchiano i loro amichetti. Da adolescenti cominciano a rubare. Da adulti, ammazzano. Ma dove sono venuto a cacciarmi….

 

8 giugno

 

Quattro giorni inchiodato nel letto. E’ bastata una leggera, fastidiosa influenza a rendermi incapace di pensare. Dormivo o guardavo il soffitto, non riuscivo ad allungare il braccio per prendere il libro che avevo appoggiato sul comodino. Un bel tomo intonso comprato un anno fa quando ancora, sulla scia di un passato ormai dimenticato, mi erudivo, mi dilettavo a trovare le chiavi interpretative più complicate per capire i miei simili, le loro artificiose architetture esistenziali, il sistema complesso delle loro relazioni sociali.

 

24 giugno

 

Guardo la tv con occhio eccessivamente attento e mi distraggo. Dirigo lo sguardo altrove, nel cortile di casa mia, dove piccioni incontinenti si divertono a sporcare con le loro sozze feci qualunque indumento mi azzardi ad esporre. Mi è capitato, in attimi di comprensibile regressione infantile, di cercare di colpirli con coppetti lanciati con una rudimentale cerbottana. Hanno reagito con il loro classico sistema, evitandoli. Dannate bestie, sono immortali.

 

28 luglio

 

Un senso di spossatezza, vertigini, un tremore incontrollabile alle gambe che mi costringe a disinserire la marcia. Sono questi i sintomi che sperimento sul mio già provato equilibrio psicofisico ogni qualvolta vedo rosso. Quello del semaforo.

C’è un incrocio, in particolare, che mi provoca questi disturbi. I paraplegici, quelli che con movimenti dissociati si aggrappano al volante e con la mano libera strombazzano, innalzando il livello di decibel tollerati, con imprecazioni sconnesse, sono la pura e semplice affermazione del caos primigenio, ovvero, l’incarnazione dell’irrazionale.

Mi inganno, faccio finta di non sentirli, ma nel frattempo mi organizzo pronto a lanciarmi nella mischia non appena scatta il verde.

 

2 agosto

 

Tento, mutando espressione, caricando nell’enfasi, abbandonandomi ad una non richiesta ridondanza, di spiegare le mie ragioni: io, in realtà, non odio nessuno. La mia è, piuttosto, una forma di insofferenza a cui non c’è cura. Della sua inesorabilità ne ho fatto le spese. Non riesco a comunicare con anima viva. O meglio, quello che c’è di vivo in un’anima lo fagocito e poi, con la stessa indifferenza, lo espello.

E’ una condanna a cui mi sono rassegnato.

Prendiamo Tonino, sorriso beffardo, battuta pronta, di un’idiozia senza fine. Non lo biasimo, sarebbe crudele.

Lo studio, cerco di penetrare nelle sue distorte visioni del mondo. E’ inutile, è un coglione. Insiste nell’esprimere ciò che da sempre conosco, illustrandomi nei minimi particolari dettagli insignificanti.

Potrei fargli del male? Forse sì.

 

 

8 agosto

 

Occorre un silenzio post atomico per cominciare a riflettere. Un’ oscurità mortale per dare moto ai miei ingranaggi che si inceppano sempre più di frequente. E’ la notte il mio ambiente naturale, l’assenza di movimento la mia gratificazione.

Dormono. La Natura così vuole. Questo è quanto sostengono gli impotenti intellettualoidi del nostro secolo. Me ne frego di queste teorie. Sono false.

Continuo a sentire voci: “Mamma, mammina..”. ” A nonna, eahh, uhh”. Non la smettono, mai. Come porre fine al loro inutile chiacciericcio, bambini compresi?

Tento, inane, di stabilirlo mentre, anche per me me, sopraggiunge una stanchezza liberatoria.

 

11 agosto

 

Qualcuno ha sputato. L’ho sentito, brutto porco. Non è che mi interessi la pulizia del suolo pubblico. Per quanto mi riguarda potrei anche galleggiare nell’indifferenza…

In verità, a galleggiare metterei quello stronzo che – proprio in questo momento – ha lanciato il sacchetto dell’immondizia dal secondo o dal terzo piano.

 

12 agosto

 

La mia bontà stenta a trovare dei limiti: cerca confini, baratri in cui abbandonarsi. E’ inutile, sono un fallito.

 

13 agosto

 

Sento delle voci, amici che rientrano da una serata mondana trascorsa all’insegna di un immaginario divertimento. Discutono amabilmente del nulla, frivoli fino all’inverosimile.

Questi oggetti non identificati non servono a riequilibrare l’ecosistema. Il mio ecosistema. Mi provocano scompensi maggiori di quelli nascono da questo maledetto bambino che continua a frignare mentre la mamma (mamma?) lo redarguisce con un imperativo categorico di cui il pargolo non coglie il senso: “Statte zitto, munnezza!”.

 

14 agosto

 

Mi debbo calmare.

 

15 agosto

 

Accadono cose strane nella mia testa. Pensieri non richiesti, monologhi improvvisati, interi discorsi contribuiscono a perpetuare il caos che alberga in una psiche corrotta dall’usura. Non ce la faccio a controllarmi. Mi piace farmi del male. Sono talmente abituato al consenso che mi autotributo, da non riuscire più ad accettare il contraddittorio. Se in qualche momento di debolezza abbozzo lo schema di un’improbabile reazione – di un altrettanto fittizio interlocutore – sono capace di distruggere in pochi minuti (seguendo la mia inconfutabile logica) ogni accenno di dissenso.

 

16 agosto

 

Trasmigrano da un basso all’altro. Li osservo dall’alto. Come un dio buono – permissivo all’eccesso – con le sue creature. Eppure anche un creatore può stancarsi, di colpo, dei suoi manufatti. Il problema è che queste anime vaganti si spostano per socializzare, per scambiarsi qualche pettegolezzo dell’ultima ora e bearsi nella convinzione di aver utilizzato la propria giornata in maniera produttiva. Sì, lo confermo, sono delle piattole.

 

20 agosto

 

Quale odio più motivato di quello che si nutre verso gli accattoni! Non è più sufficiente la moneta, arroventata di proposito. Sarebbe necessaria una tagliola che bloccasse il loro malsano gesto. La postura è intollerabile: mano concava ed occhio annacquato. Hanno imparato bene la parte. Non mi fregano.

Non c’è ingiuria che li mortifichi. Per offenderli basta imitarli. Anch’io allungo la mano, illanguidisco lo sguardo e mi attiro gli improperi del mendicante di turno. Che soddisfazione!

 

25 agosto

 

E’ un circolo vizioso: senza desiderio non c’è felicità. E poiché il mio stato normale somiglia a quello del giocoliere impegnato a non far cadere palle e birilli. mi ritrovo sempre in bilico, vicino e contro la depressione. Vivo, di rado, un’euforia solo fisica, fatta di piccole tensioni. Per rilassarmi devo imporre la mia presenza e la mia volontà a quanti mi circondano. Peccato che nessuno se ne accorga.

 

26 agosto

 

L’ho fissato per alcuni minuti. Il tempo necessario per farlo scomparire dalla mia visuale. In un primo momento il suo volto è diventato deforme poi, come in una nebbia, si è dileguato. E’ stato allora che ho sperimentato l’oblio, l’insensato, l’annullamento percettivo.

Guardarmi allo specchio mi fa sempre questo effetto. Sugli altri però, e lo constato con rammarico, questa tecnica non funziona. Non vogliono assolutamente sparire, né tantomeno sono disposti a farsi da parte. Vogliono che all’inesistenza sia condannato solo io.

 

1 settembre

 

Ho sempre creduto nel libero scambio dei punti di vista, nel dialogo costruttivo, nel riconoscimento dell’Altro. Insomma sono convinto che gli individui debbano comunicare. Ma cazzo, lo facessero tra loro…Sono al di sopra e al di fuori. Non mi piace il contatto, soprattutto quello quotidiano con quanti incrociandomi – in un bus affollato – sentono il bisogno di sfiorarmi, urtarmi, spintonarmi. Con aria innocente si scusano, mortificati per avermi sgomitato. Oppure quando maldestramente, mettendo un piede in fallo, ghermiscono qualsiasi appiglio gli si trovi davanti. Anche quando volutamente cerco di scansarmi per non imbattermi in questi squilibrati, scattano repentinamente e mi afferrano: un braccio, una spalla, la maglietta e tirano un sospiro di sollievo: “Che bello, non sono caduto”, pensano. E il loro cuore gioisce per aver evitato il contatto con il suolo, felici di averlo stabilito con me. Non sono curiosi di sapere quale effetto produca l’impatto con la Terra, la stessa che li ha generati: temono di farsi male. Un punto d’appoggio, uno qualsiasi , li rassicura.

4 Comments

  1. MariaFlavia ha detto:

    Attendo con piacere le “prossime puntate”. Mi ha fatto sorridere e anche riflettere..

  2. Alberto Fischetti ha detto:

    il diario del 24 giugno , la penso come te.

  3. Giuseppe Zullo ha detto:

    Ogni giorno una conquist, una consapevolezza in più: hai una scrittura bellissima.

  4. vincenzo laneri ha detto:

    Comunicativo, divertente, interessante … pieno di ironia e di spunti di riflessione! Complimenti!

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