

Non è bastato figurare agli ultimi posti della classifica della qualità della vita delle città italiane, si è detto che sono le solite dicerie su Napoli al punto da far istituire al sindaco un ridicolo sportello di denuncia a chi offendeva la città . Poi adesso si viene a sapere che in aula del Consiglio Comunale vi è stata bagarre per aver improvvisamente appreso come per magia che Napoli, al netto degli aiuti statali, magari europei è uno dei Comuni più indebitati del Paese, e stavolta non è una statistica ‘bugiarda’ del Sole24Ore a definire fallimentare l’amministrazione, nè tantomeno le dicerie di super critici del sindaco come noi. Ora bisogna mettersi d’accordo tutti su come inquadrare questa situazione, altrimenti si finisce sempre con queste oziose discussioni, dibattiti che non portano a niente perché sia i sostenitori di De Magistris, che i suoi detrattori non fanno altro che ribattere battuta su battuta come se la questione Napoli fosse una partita di calcio, di tennis o di ping pong dove ad ognuno basti ribattere la palla per difendersi dagli attacchi degli avversari. No, adesso basta, non può più essere così. Di parlare male del sindaco non ci diverte, però è anche venuto il momento che ci si renda conto, che la realtà oggettiva di Napoli, magari non sarà così orrenda come la dipinge il Sole24Ore nella sua classifica, ma non è nemmeno così florida, entusiastica e dinamica come vuole farla sembrare il sindaco e chi lo sostiene. Gli argomenti sul tavolo sarebbero tantissimi e di certo non possiamo esaurirli in un articolo e saremmo inutilmente pesanti e ripetitivi nella critica di chi come noi non ha la responsabilità diretta come il sindaco di amministrare una città difficile come Napoli. Anche perché basterebbe andare in giro per la città, ognuno di noi nel proprio quartiere e negli altri per conoscere lo stato, in parte di degrado e in parte a scoprire falsi miti progressisti di rinascimento. Sia le versioni cattive che quelle buoniste, per altro molto enfatizzate, sono mistificate con il risultato di aver tutti sottovalutato i dati che impietosamente parlano di fallimento generale, sia degli amministratori che degli oppositori, buoni solo a denigrare il soggetto De Magistris, ma mai a proporre una vera alternativa di governo capace, reattiva, con programmi, progetti realistici, però poi son bravi tutti ad affondare questa città piú che il suo sindaco, che in questa mediocrità generale comunque è riuscito ad ottenere il massimo dalla sua carriera politica, raggiungendo l’obiettivo di essere eletto per ben due volte. Ora noi però ci chiediamo, perché a questo punto tutti dovranno prendersi le responsabilità nei confronti dei cittadini, quindi non solo il sindaco: ma come è che una città così ricca di storia, cultura, di bellezza incommensurabile, riconosciuta unanimente nel mondo, non riesce a trarre profitto da queste grandi risorse? Perché una metropoli così frequentata da migliaia di turisti e milioni di abitanti fra provincia, extracomunitari e lavoratori provenienti da ogni parte d’Italia non riesca a produrre reddito visto che solo considerando la gestione di parcheggi, servizi di trasporto pubblico, dall’aeroporto a quelli su ferro o marittimi per la grande affluenza di persone visto che solo fra parcheggi e strisce blu Napoli conta almeno 10mila posti auto fra strisce blu e aree parcheggi, e un posto auto, (per altro introvabile) costa almeno 20 euro al giorno? In parcheggi come quello comunale del Maschio Angioino, da mattina fino a mezzanotte orario di chiusura, parcheggiare per una giornata intera costa almeno 40 euro. Se poi vogliamo parlare della rete metropolitana, si può tranquillamente ipotizzare un movimento medio di 300mila passaggi giornalieri ma siamo certi che sono numeri più grandi, dove quasi tutti pagano il biglietto, praticamente stiamo parlando di introiti cash di mezzo milione al giorno, che in un mese fanno 15 milioni e in un anno almeno 200 milioni. Magari sono nulla al confronto dei costi ma se pensiamo che trent’anni fa la metro non c’era e nemmeno tutti sti parcheggi a pagamento vuol dire che non vi erano nemmeno questi grandi introiti, quindi come facevano gli amministratori comunali di allora a gestire l’economia di questa città? Inoltre, vogliamo considerare pure tutte queste licenze di occupazione di suolo pubblico rilasciate a migliaia di nuovi esercenti fra locali, ristoranti e bar spuntati come funghi su ogni marciapiede cittadino? Sicuramente è prevista una tassa comunale salata per pochi metri quadrati e per le insegne luminose, quindi anche in questo caso gli introiti devono essersi decuplicati. Poi vi è tutto il patrimonio artistico e culturale da cui ipoteticamente si dovrebbero ricavare tesoretti cospicui, per non dire dalle strutture e gli impianti sportivi che per quanto malridotti comunque dovrebbero in teoria fruttare altre decine di milioni all’anno per le concessioni a privati come nel caso del presidente del Napoli (con la concessione quasi gratuita per il San Paolo) e le associazioni sportive dilettantistiche (che però pagano) , nonché dei concerti di musica quando chiedessero la disponibilità degli impianti. In tutto questo senza considerare i fondi europei, quelli provenienti dallo stato italiano e non ultimi i tributi, le tasse altissime, le multe di cui i cittadini devono farsi carico, pur considerando che una buona percentuale di persone non paga, ( chi perché impossibilitato, chi per malafede) si tratta peró comunque di bei soldini che il Comune introita ogni anno. E allora, come è che si parla di dissesto finanziario se a detta dello stesso De Magistris Napoli è la città più laboriosa e meglio amministrata di Italia, dove si è in testa alla classifica per afflusso turistico , dove la disoccupazione diminuisce, dove l’orgoglio cittadino produce solo eccellenze nel campo dell’intrattenimento, della gastronomia, dell’artigianato e quant’altro? Insomma per non farla eeccesovamente lunga, com’è che malgrado questo rinascimento sfolgorante, l’economia della città continua a inabissarsi di debiti? Qualcuno dovrà pure spiegarlo per bene perché stavolta si tratta di numeri non di sputtanapoli, e con i numeri non ci sono opinioni che tengano, quelli sono incontestabili!
Pit