

di Piero Porreca
Come saranno le nostre città tra 10, 20 o 50 anni? Rispondere a questa domanda non è facile, ma all’orizzonte già si intravedono progetti e idee per nuovi tipi di infrastrutture e nuove maniere di pensare, come: aeroporti con centinaia di droni che decollano e atterrano; tubi sottili e lunghi che sostituiranno i binari del treno grazie all’ Hyperloop, una nuova forma di trasporto; pomodori che crescono al diciottesimo piano in aziende agricole verticali integrate nei nuclei urbani; parchi divertimento che assomiglieranno ad un universo infinito … Dopo qualche lettura su siti e giornali specializzati proviamo ad illustrare una parte del paesaggio di quella che a sarà la città che verrà.
Aeroporti per Droni
“Una delle principali cause della mancanza di disponibilità di sangue e di altre forniture mediche in Africa è la difficoltà nei collegamenti”, così lo studio inglese di architettura “Foster and Partners” spiega l’importanza di Droneport, un drone aeroporto che è in fase di costruzione in Ruanda, ed è atteso per essere operativo entro il 2020. L’obiettivo è quello di sviluppare una rete con queste strutture per aerei senza pilota, così da migliorare la distribuzione di farmaci e sangue in aree altrimenti difficilmente accessibili. Droni con ali da tre metri, potranno portare un carico fino a dieci chili (Red Line), più tardi sarà operativa un’altra linea (Blue Line) adatta per il trasporto di materiali fino a 100 chili. L’installazione, progettata come una successione di volte, viene eretta con materiali locali molto economici, come l’argilla. Inoltre, dicono dal quartier generale a Londra della società britannica guidata dall’architetto Norman Foster, i Droneports saranno anche fabbriche per droni, generando opportunità di lavoro per la popolazione locale. “Il progetto cerca di lasciare un’eredità che va al di là degli edifici stessi”, dicono.
Altra conferma arriva da Saúl Fernández, architetto, che nella sua tesi di laurea ha presentato un progetto per un drone aeroporto (Urban Droneport). “Dato che l’80% delle spedizioni pesa meno di due chilogrammi ed ha un volume pari a una scatola di scarpe, l’uso dei droni come veicolo di trasporto si traduce in grandi risparmi di tempo e minori costi di trasporto”, afferma. La sua idea non è passata inosservata e ha già ricevuto una chiamata da una società belga (al momento preferisce non nominarla) per studiarne la redditività. “Il progetto prevede una zona con diversi hangar dove si trovano i droni. Il processo inizia nelle società di raccolta e transito centrali (Poste, TNT, DHL, ecc), da loro i pacchetti vengono trasferiti al Droneport urbano dove vengono etichettati e classificati secondo la destinazione, spiega Saúl Fernández. Poi una rete di nastri trasportatori ed elevatori consegna il pacchetto all’hangar specifico dove il drone lo prenderà in carico, lo trasporterà e lo consegnerà alla cassetta postale corrispondente nel droneport destinatario”. L’architetto precisa che l’attività di voli dei droni è autonoma e automatica essendo stati programmati in precedenza, non è richiesta la presenza di un pilota per il volo, tuttavia, è sempre possibile prendere il controllo del drone in caso di emergenza o bisogno.
Stazioni e tubi Hyperloop
Da Milano a Reggio Calabria in un’ora all’interno di un tubo sotto vuoto. E’ dalla mente di Elon Musk (fondatore di Tesla) che ha preso forma nel 2012 l’idea di Hyperloop, considerato ormai da molti come il sistema di trasporto del futuro. Il tedesco Dirk Ahlborn ci ha creduto da subito e ha fondato nel 2013 la HTT (Hyperloop Transportation Technologies) per costruirlo e metterlo in funzione al più presto. Viaggeremo accomodati dentro capsule in grado di ospitare da 28 a 40 passeggeri, e dal peso di 20 tonnellate che lievitano, grazie a un campo magnetico, entro tubi lunghi 30 metri e con un diametro di 2,7 metri, le capsule spinte da un motore ad aria compressa istallato a bordo, potranno superare 1.200 chilometri all’ora grazie all’assenza di attrito dovuta alla bassa pressione presente. Secondo Ahlborn, questo mezzo di trasporto è più economico di qualsiasi altro, sarà immune alle condizioni meteorologiche e consumerà solo energia rinnovabile (cinetica, solare e vento). La HTT ha già in marcia il suo primo progetto: Hyperloop One, la prima connessione tra due città attraverso questo “veicolo” ultra veloce, 12 minuti tra Dubai e Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), un viaggio di 140 chilometri che in auto è poco più di un’ora e mezza. Al momento è nella sua fase iniziale e la data di inizio della sua costruzione è sconosciuta. Allo stesso tempo, la società continua le sue ricerche effettuando esperimenti nel deserto del Nevada, negli Stati Uniti.
Fattorie verticali
Le fattorie verticali, ossia edifici che funzionano come serre per colture alimentari, sono una scommessa futura: produzione a Km Zero e sostenibilità energetica e idrica i requisiti. L’azienda Aerofarm ha già in funzione uno di questi impianti a Newark, New Jersey (USA), dove ha trasformato una vecchia fabbrica di acciaio, con più di 6.500 metri quadrati, nella “più grande fattoria verticale del mondo”. In uno spazio monitorato per controllare temperatura, umidità e livello di CO2, centinaia di file di verdure sono coltivate grazie all’illuminazione a LED.
E’ su queste basi che è stato presentato, dall’architetto belga Vincent Callebaut, alla città di Parigi, il progetto Paris Smart 2050 che ha suscitato grande interesse internazionale. Il progetto mostra come potrebbe essere il nucleo urbano della capitale francese tra 30 anni con l’integrazione di edifici ecologici capaci di ridurre l’emissione di gas a effetto serra. Nel suo progetto ha previsto, tra gli altri, edifici che mescolano case con giardini coltivati (con la possibilità che siano impegnati gli stessi inquilini nell’attività agricola) e aziende agricole verticali con coltivazioni agricole che si nutrono della biomassa (materia organica) generata sul posto, e di energia solare. Ma questo non è il suo unico progetto con queste caratteristiche. A Taipei (Taiwan), la Torre in costruzione Tao Zhu Yin Yuan, afferma Callebaut, avrà la facciata coperta da più di 20.000 arbusti e alberi in grado di assorbire 130 tonnellate di anidride carbonica all’anno”.
Parcheggi adattati all’automobile autonoma
Secondo lo studio “Keeping our Cities Moving” di Xerox, in città come Parigi o Londra, il 20% dei conducenti trascorre più di 15 minuti in cerca di parcheggio, e questo è uno dei problemi che sembra avere i suoi giorni contati. Volskwagen, il Politecnico Federale di Zurigo (ETH), Bosch e le università di Braunschweig, Parma e Oxford stanno sviluppando V-Charge, un sistema che consente all’automobile a guida autonoma non solo di cercare un posto auto, ma di trovarne uno dove possono essere ricaricate le batterie.
Il conducente lascia la sua auto nella zona di consegna e attiva l’applicazione dove decide il tempo di sosta del veicolo, senza effettuare nessuna altra manovra. L’auto da sola va allo spazio assegnato, e se necessario, sceglie una zona di ricarica induttiva, cioè wireless. Quando il conduttore torna al parcheggio, la sua vettura lo aspetta al punto di prelievo. E’ inoltre convinzione di molti analisti che l’implementazione del veicolo autonomo aumenterà i servizi di carpool, riducendo così il numero di automobili e quindi le aree di parcheggio. Questo significa prepararsi ad una ristrutturazione dello spazio pubblico con marciapiedi più ampi e un maggior numero di aree verdi, in breve, più spazio per il pedone.
Edifici e grattacieli stampati in 3D
L’azienda Cazza, con sede a Dubai e fondata da Chrish Keley (19 anni) e Fernando de los Rios (26 anni), è riuscita a creare da zero il primo edificio stampato in 3D. Lo ha fatto in soli 17 giorni e con l’ausilio di solo venti lavoratori. Il duo ha ora in mente la costruzione del primo grattacielo. La tecnica è quella di montare i robot mobili, responsabili della stampa, su gru che crescono fino a raggiungere l’altezza desiderata. La costruzione sarà però completata con metodi tradizionali. Originariamente il progetto scelto era “La Torre di Belgrado” di Aleksandar Grusanovic, ma ora l’azienda afferma che “ci sono ancora molti aspetti da definire”.
“Data Center” sotto il mare
Ogni volta che un utente esegue un’operazione su Internet, mette a lavorare quello che è conosciuto come un centro dati o un centro di elaborazione dati. Per mantenerli ad una temperatura adeguata, le aziende devono effettuare investimenti significativi nella loro refrigerazione. Il colosso americano Microsoft sta svolgendo una ricerca per mettere queste installazioni in fondo al mare. Il primo test è stato già effettuato istallando un CED dal peso di 17.000 chili su un fondale davanti alle coste della California. I primi risultati sono stati molto positivi e sembrano evidenziare dei costi di raffreddamento più convenienti e simultaneamente una trasmissione dei dati più veloce. Dal punto di vista ambientale, affermano, non ha avuto nessun impatto sulla vita marina visto che il rumore di un granchio o di un crostaceo che cammina sul Data Center è maggiore di quello prodotto dal dispositivo stesso, ma l’obiettivo è quello di aumentare ancora la sua sostenibilità, così come renderlo capace di generare energia per il suo proprio funzionamento attraverso le maree. Se la ricerca continua a raccogliere buoni risultati queste strutture scompariranno dalle città insieme al loro alto consumo energetico.
Parchi tematici virtuali
Alcuni vecchi uffici o una fabbrica abbandonata sono luoghi perfetti per i parchi divertimento del futuro, e non sono necessarie attrazioni. The Void è il nome del franchising che sviluppa centri tematici basati sulla realtà virtuale. Basta un giubbotto, un paio di guanti tattili e un casco Oculus o casco HTC Vive, per trasportare l’utente al centro di un nuovo spazio interattivo decisionale. “Abbiamo aperto a Dubai, New York e Lindon (Utah), dove è la nostra sede e vogliamo continuare a crescere”, spiegano dal quartier generale. Il gruppo cinese Shanda intende costruire uno di questi parchi nel paese asiatico con la collaborazione di The Void ed è pronto un investimento di 270 milioni di euro.
Al momento l’unica esperienza che può essere vissuta è legata a The Ghostbusters, anche se sperano presto di avere altre sale con diverse attrazioni virtuali. Kent Bretschneider, il suo fondatore, ha detto, nell’ultima edizione della Gamelab (Congresso Internazionale di Videogiochi e Intrattenimento Interattivo) a Barcellona, che “basta solo uno spazio di 18 metri x 18 metri”, tuttavia le persone che hanno provato il gioco hanno avuto la sensazione che il mondo in cui si muovevano era infinito. Una nuova forma di intrattenimento che può integrasi facilmente nelle aree urbane delle città. Il suo prezzo: 26 euro.