CINEMA. “Ammore e malavita”, Nelson firma brani che fanno cantare i gangster
Ottobre 3, 2017
SCRITTORI SCONOSCIUTI. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: sesta puntata
Agosto 3, 2017

LEGGE ELETTORALE. La rivoluzione flop del generale Pappalardo che si sente male, mentre Di Battista (M5S) sbaglia piazza

di Giuseppe Parente

da Fascinazione.info

Roma, dieci ottobre 2017, ore 11 del mattino. Il popolo si ribella ai politici abusivi. A guidarlo,con un mese di ritardo rispetto alla tabella di marcia, c’è il Generale dei Carabinieri, ora in pensione, Antonio Pappalardo. Come tutte le rivoluzioni che si rispettino, comprese quelle fasulle, anche quella ideata e voluta dal Movimento Liberazione Italia sarà una rivoluzione di piazza. Infatti il “generalissimo” Pappalardo ha scelto niente po’ po’ di meno che Piazza del Popolo come luogo per far vedere ai deputati e senatori della Repubblica Italiana, da lui definiti  abusivi, quanta folla è stato in grado di radunare. Saranno sicuramente migliaia e migliaia pronti, una adunato oceanica per sentire le idee forza del generale, ma Piazza del Popolo non sembra assolutamente pronta ad alcun genere di manifestazione. Infatti non c’è un palco, non c’è un sistema di amplificazione idoneo per consentire ad Antonio Pappalardo di parlare al suo popolo, alla folla oceanica accorsa da Bolzano al Palermo per ascoltarlo. Ma la folla delle grandi occasioni non c’è.   Dove sono i rivoluzionari del generale Pappalardo? Ad onor del vero ce ne sono davvero pochi. In piazza ci sono poco più di un centinaio di persone, tra giornalisti, operatori televisivi, forze dell’ordine, curiosi e rivoluzionari. Purtroppo o per fortuna questi sono i numeri di un leader da oggi le comiche. Un leader che voleva fare la rivoluzione con il permesso del Questore e della Digos e che lo scorso 10 settembre ha portato in un teatro il Capranichetta più o meno lo stesso numero di persone. La colpa di questo secondo flop : è da imputare, senza se e senza ma, ai “giuda che si sono venduti ai potenti di turno, alla corrotta partitocrazia, ai poteri forti”  pur di interrompere il cammino rivoluzionario di Pappalardo. Oggi il generale non ha scuse: il 10 ottobre doveva esserci lo sfratto esecutivo. Dal momento che il presidente Mattarella non ha sciolto le Camere come ordinato da Pappalardo un mese fa, oggi avremmo dovuto assistere alla caduta di questo governo e di questo parlamento illegittimo. Il generale, nonostante il clamoroso flop, si concede alle telecamere per spiegare che anche i Carabinieri sono con loro, ma anche i carabinieri, per fortuna, hanno disertato la rivoluzione pappalardiana. Insomma, Antonio Pappalardo da vero showman  intrattiene i pochi presenti parlando di autobus che devono ancora arrivare alla volta di Piazza del Popolo, di traffico impazzito, di stipendi dei funzionari pubblici, degli italiani, colpiti dalla crisi economica, che non riescono ad arrivare alla fine del mese, che frugano nei bidoni della spazzatura. Niente di nuovo sul fronte occidentale. Il solito discorso politico che potevamo sentire in un talk show da Matteo Salvini o da Giorgia Meloni. Il generale poi si sente male. E’ disteso sul bordo di una delle fontane della piazza. Alcuni militanti del Movimento Liberazione Italia sollevano le gambe del loro leader nel tentativo di fargli recuperare le forze. Come successivamente conferma Ciro Scognamiglio, segretario campano del Mil, il generale è in fase di ripresa ma senza di lui la rivoluzione non si può fare quindi bisogna attendere che si riprenda. Augurando pronta guarigione a Pappalardo restiamo sempre più convinti di aver assistito ad una edizione 3.0 di “Vogliamo i Colonnelli”, capolavoro cinematografico del maestro Mario Monicelli.

Agenzia di Stampa DIRE
Sono le due e mezza del pomeriggio, quando i rivoluzionari del generale Antonio Pappalardo, radunati dalla mattina in piazza del Popolo, arrivano davanti a Montecitorio. Armati di tamburi e megafoni chiedono ai parlamentari “abusivi” di uscire dalla Camera: “Ladri, ladri”, gridano. Alla folla si unisce uno sparuto gruppo di leghisti, indipendentisti giunti a Roma per spiegare le ragioni del loro voto sull’autonomia. La piazza, insomma, è variegata. Nel palazzo, intanto, si sta per discutere la legge elettorale e il governo si appresta a mettere la fiducia. I Cinque stelle annunciano barricate, tanto che alcuni militanti in mattinata hanno già manifestato davanti Montecitorio. Nulla di strano, quindi, quando Alessandro Di Battista sceglie di lasciare il palazzo per gettarsi tra la folla, convinto che siano tutti pentastellati. Pappalardo fiuta l’aria e prova a girare l’occasione a suo favore: “I Cinque stelle sono nostri fratelli, se vorranno unirsi alla nostra battaglia li accoglieremo a braccia aperte, ma devono uscire da questo Parlamento di abusivi”. E Di Battista esce. Si toglie la giacca, sale sulla balaustra che divide la piazza del palazzo dai manifestanti, e attacca: “Solo Mussolini e De Gasperi hanno messo la fiducia sulla legge elettorale, è uno schifo. Non è solo una legge contro una forza politica, ma contro la democrazia”. La piazza, che lo aveva accolto con gli applausi, resta esterrefatta: loro sono lì per fare la rivoluzione, mica per emendare il rosatellum bis. Partono allora i primi fischi all’indirizzo di Di Battista, seguono a stretto giro gli insulti. Lui va in confusione: “Non so chi vi ha convocato, grazie siete tanti, non molliamo, al di là dell’appartenenza politica”. La piazza, però, lo bersaglia: “Buffoni, ladri, ridateci le chiavi. Devi uscire pure tu, abusivo, non restare dentro”. Ma Di Battista, restituito il megafono, rientra nel palazzo. Tra i fischi. E Pappalardo fa la capriola: “Loro stanno nel palazzo a parlare con i ladri, io con i ladri non ci parlo”. Applausi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *