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SCRITTORI SCONOSCIUTI. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: sesta puntata

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.

Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco intanto la quinta puntata del suo:

“DIARIO DI UN REAZIONARIO”

 

 

3 gennaio

 

Cosa avranno da ridere…Facce beate da beoti. Sarà l’effetto di qualche sostanza stupefacente perché, ascoltandoli, non ho colto alcuna nota umoristica, un accenno comico; neanche una fine freddura, di quelle che fanno increspare le labbra agli intellettuali e fanno sbellicare dalle risa – dopo diversi minuti – i ritardati mentali.

Nonostante le remore giustificate, anch’io mi associo all’ilarità generale. Sono in mezzo a loro. Ho bisogno di conquistare la loro fiducia, debbo capire cosa fanno per non fare niente.  Una mano ad inserirmi nelle “basse sfere” me l’ha data Gennaro, un traffichino che abita al piano di sotto e che, tra un buongiorno e un buonasera, è diventato mio amico. Quasi ogni giorno, almeno tre volte a settimana, ci si incontra al bar Blek end Wait (che ignoranza!) con un altro gruppetto di galantuomini e, davanti un’aperitivo, si discute di umanità varia. Li lascio parlare, è giusto che diano sfogo ai loro pensieri confusi. Ogni tanto annuisco, confermo, commento sostenendo le affermazioni dell’ultimo oratore. Cazzate a ruota libera che, nell’ebbrezza alcolica, diventano materia di studio di una conferenza pseudoscientifica all’aperto. Alcune volte si è sfiorata la rissa, dopo il terzo o quarto drink; poi tutto è rientrato perché nella foga argomentativa, dopo un po’ di questo parlare a vuoto, avevano perso il filo del discorso.

Solo quando torno a casa posso sghignazzare con amarezza.

 

20 febbraio

 

Alla fine Gennaro si è lasciato andare, confidandomi ciò che aspettavo da tempo: Pasquale si arrangia con lo spaccio al minuto, con consegne anche a domicilio; Ciccio anche lui impegnato nella piccola distribuzione di droghe leggere, a tempo perso arrotonda con l’attività di scippatore. C’è poi Gaetano – l’illusionista del gruppo – che si è perfezionato nei “pacchi”, utilizzando come specchietto per le allodole Pc portatili di ultima generazione. Opera spesso in trasferta: troppo famoso in città. Ultimo componente della combriccola è Nicola che è un lavoratore a tempo determinato. Rapina, riposino. Ognuno di loro ha conosciuto il carcere. Brevi pene detentive per accrescere una determinazione prossima alla rassegnazione. Per loro sono sempre “il professore” e come tale sono funzionale a rispondere alle poche domande che ogni tanto si pongono su temi che esulano dalla loro cultura di strada. Non li metto in difficoltà. Semplifico rasentando la banalità, per poi ricondurre la discussione su ciò che a me sta più a cuore: cosa significa vivere come loro.

Come coniugare istinti bestiali a una intelligenza superiore: solo questo voglio scoprire.

 

1 marzo

 

Il sentiero che conduce all’illuminazione è disagevole, pieno di insidie, pericoloso per chi lo percorre in solitudine. Se il maestro non compare o –  come nel mio caso – si nasconde tra le pagine di un libro, è facile perdersi. Come autodidatta, paziente e pervicace, proseguo il mio cammino e non mi lascio sopraffare dallo sconforto. Continuo a seguire le indicazioni di chi è giunto prima di me a  comprendere che la realtà è più semplice di ciò che sembra. Bisogna solo stare all’erta e ascoltare alcuni semplici suggerimenti che, per la maggior parte dei profani, non hanno alcun senso.

Le maggiori resistenze si registrano quando si richiedono costanza e sacrificio. Per me non ci sono problemi: tant’è che anche nella seconda prova sto ottenendo ottimi risultati. Stavolta si tratta di ricordarsi di sé ogni qualvolta si attraversa una porta, in casa o fuori casa. Sul piano simbolico la soglia rappresenta il limite ultimo, superato il quale non si è più in questa vita. Ma non voglio spingermi tanto oltre; a me interessano solo le porte degli autobus, dalle quali si sale e – soprattutto – si scende. Infatti da qualche giorno mi sono dedicato allo studio delle movenze di chi esercita la non tanto nobile arte del borseggio: ammiro gli stratagemmi, le manovre con le quali accerchiano l’obiettivo, la disinvoltura che accompagna l’abbandono del “campo di battaglia” dopo aver depredato l’incauto passeggero.

 

19 giugno

 

Se si riflette sulle moderne scoperte della fisica quantistica si arriva alla conclusione che la materia,  così come la conosciamo, è solo frutto della struttura dei nostri organi sensoriali che ci fanno percepire la realtà come solida e tridimensionale.

A ben vedere, invece, siamo immersi  in un flusso di energia ed ogni contatto con un altro individuo presuppone uno scambio di questa forza primigenia. Tale interpretazione non implica alcuna connotazione morale per cui, sfilare il portafoglio o il cellulare ad un ignaro  passante mentre lo si incrocia, produce solo un arricchimento reciproco: nel mio caso, di natura apparentemente materiale, e nell’ “altro”, energetico spirituale.

Per constatare la veridicità di questa teoria, mi sono sottoposto ad una dura disciplina fondata sulla meditazione e sull’utilizzo di specifici mantra. Il significato letterale del termine mantra è “strumento della mente”: è un suono che risveglia potenzialità sopite.

Il mio processo rigenerativo è stato costruito intorno alla domanda, ingannevolmente metafisica, del perché io sia qui. “Perché sono qui?, mi chiedevo ogni giorno. Poi l’ho capito. Perché devo essere più attento. Perché debbo cogliere le più piccole sfumature, i particolari nascosti, i gesti meccanici che rappresentano la summa del comportamento esteriore dell’uomo comune. Il segreto del successo professionale di un apprendista è l’amore per i dettagli. Ogni movimento ha una finalità che sfugge a  chi non ha passione, a coloro che sono annichiliti dal disinteresse. Gli altri non sono vigili, pertanto vigilerò io su di loro.

 

4 luglio

 

La prima vera, esaltante esperienza, dopo alcuni mesi di esercitazione l’ho vissuta per strada durante la settimana dedicata allo shopping pre-estivo. Ho adocchiato la preda: un uomo di circa sessant’anni, fisico imbolsito, calvizie incipiente, jeans e polo azzurra, borsa a tracolla con chiusura lampo aperta. Si soffermava, a guardare la merce esposta nelle vetrine – sicuro che sarebbe riuscito a comprare un paio di scarpe – ma non si decideva ad entrare in alcun negozio. Dopo averlo pedinato per una ventina di minuti, sono passato all’azione. Ho accelerato il passo, una spintarella, tante scuse e quello che era suo è diventato mio.

Debbo ritenermi fortunato, mi è andata bene. L’ eccitazione adrenalinica mi ha dato una ulteriore spinta, mi ha fatto dimenticare rischi e conseguenze del mio slancio irrazionale.  Si, perché di questo si tratta: di una botta di vita associata a una di culo.

 

 

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