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L’assessore, il fidanzato e la movida: Alessandra Clemente pronta a querelare

di Peppe Papa

L’assessore con delega alle politiche giovanili e alla polizia municipale, Alessandra Clemente finisce nuovamente nel vortice delle polemiche per una ‘vecchia’storia (si fa per dire), cioè quella di essere fidanzata con un noto commercialista napoletano, Riccardo Izzo proprietario fino a poco tempo fa, insieme ai suoi fratelli, di un ristorante di cucina giapponese ubicato nel quartiere della movida a Chiaia, il famigerato quadrilatero dei baretti del centro città. E quindi in palese conflitto d’interessi, scoppiato fragorosamente un anno e mezzo fa quando Izzo, all’epoca presidente del Comitato civico Bisignano, presentò a nome dell’associazione che comprende le attività commerciali della zona, un progetto di restyling urbano poi bocciato dalla soprintendenza e di conseguenza dal Comune. E meno male verrebbe da dire, visto il fragore provocato e gli strascichi che ancora adesso fanno sentire i loro effetti. La diatriba viene tirata fuori puntualmente ogni qual volta, e le occasioni non mancano, la cronaca si sposa con la vita ludica notturna della città. Movida fracassona, violenta – proprio ieri una sparatoria tra la folla ha rischiato di trasformarsi in tragedia –  e la pace dei residenti messa a dura prova. A puntare il dito sulla Clemente questa volta è stato l’ex sindaco di Napoli e protagonista di una stagione politica ormai alle spalle, l’avvocato Riccardo Marone che sul suo profilo Fb ha posto nei giorni scorsi l’interrogativo: “Si dice che il fidanzato dell’assessore Clemente, responsabile della polizia municipale, sia il portavoce dei baretti di Chiaia nonché proprietario di un baretto. Non sarebbe il caso che qualcuno smentisse, perché altrimenti il conflitto di interessi sarebbe gigantesco?”. Apriti cielo. Sul web si è scatenata la bagarre tra i sostenitori di Marone e quelli agguerriti dell’assessore che a prescindere – per la sua storia personale purtroppo segnata da un raccapricciante dramma familiare (la mamma vittima innocente di camorra) – genera sdegno ogni qual volta qualcuno prova a metterne in dubbio la competenza e affidabilità. Lei ovviamente ha replicato piccata ricordando che il suo compagno da anni non ha più alcun legame con l’attività di ristorazione condotta dalla sua famiglia e che semmai il conflitto d’interessi, se continua così, può trasformarsi in “sentimentale”.  “Di questo passo, infatti, il mio pluricalunniato fidanzato – ha avvertito con spiccata ironia (ce lo auguriamo,ndr) – perderà la pazienza e finirà per considerarmi una fonte di guai e dispiaceri, anziché il suo amore”. Non sia mai. Signori su queste cose non si scherza, approfittarne per battagliare politicamente sarebbe una nefandezza. Questo non vuol dire, però girare la testa dall’altra parte. Far finta, ad esempio, che in qualità di ‘comandante in capo’ della polizia municipale ella non abbia qualche responsabilità sull’andazzo caotico e pericoloso dei week end metropolitani. Una faccenda che riguarda la gestione della delega alla quale finora, sarà forse per mancanza di competenze specifiche, ha dedicato poco e male il suo tempo. Non ha avuto niente da dire quando si è trattato di rispondere alle domande dei giornalisti in riguardo all’assegnazione degli alloggi popolari di Scampia a figli di camorristi conclamati, oppure quando sono state avversate le procedure di promozione al grado superiore di alcuni componenti del corpo dei vigili urbani partenopei. Delle politiche giovanili, poi è meglio lasciar perdere, i millennials napoletani non sanno neanche chi lei sia. Intanto, promette di difendere la propria onorabilità ad ogni costo “sono abituata ad accogliere la sofferenza” ma questo non vuol dire che non sia ostinata fino in fondo ad impedire a qualcuno di “fare a brandelli” la sua reputazione, la sensibilità di “donna e di amministratrice pubblica”. Una debàcle di immagine che ne scalfirebbe l’archetipo di nuovo candidato sindaco della “Napoli ribelle” post-demagistriana. Un vero peccato: dal suo punto di vista. Nel frattempo ad averne fatte le spese, via social per il momento, è stato il povero Marone che si è visto travolgere da una fluviale sequenza di post e commenti ingiuriosi a difesa dell’assessore. “Sono stato sommerso dalle contumelie dei fan della Clemente – ha fatto sapere sconcertato  – con un’aggressività nel linguaggio stupefacente”. Cosa che però non sembra averlo impressionato più di tanto inducendolo a replicare con sarcasmo: “L’assessore afferma che avrei fatto marcia indietro. Dimenticavo che i veri rivoluzionari arancioni sono così: duri e sempre pronti alla lotta!”. Già.

1 Comment

  1. ragno sul letto ha detto:

    Io non l’ho mai votata è anche tozza.

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