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Verso le elezioni anticipate: Berlusconi e Renzi, il duo delle ‘meraviglie’

Il Cavaliere continua a mantenere il centro della scena, Renzi pure. I due sconfitti alle elezioni sono imprescindibili a qualsiasi soluzione di governo immaginabile, ma entrambi puntano a nuove elezioni dove sono sicuri di rimescolare le carte dei consensi. Di Maio, Salvini, e i capetti del Pd preoccupati. Il Paese attende novità, intanto si tiene ‘piacevolmente’ Gentiloni & Co. aspettando le mosse di Mattarella.

di Peppe Papa

A 81 anni suonati Silvio Berlusconi continua a mantenere il centro della scena politica italiana e capitalizzare al massimo, pur con qualche comprensibile appannamento, il suo incontestabile carisma. Tutti a darlo per finito dopo i risultati del voto del 4 marzo dove si è consumato il sorpasso della Lega ai danni di Forza Italia e l’automatica ascesa di Matteo Salvini, come da accordi, alla leadership della colazione di centrodestra che ha conquistato la maggioranza relativa del parlamento.

Il programma sfumato dei ‘ragazzi’

Nella realtà, invece, ha fatto saltare tutto l’ambaradan orchestrato dal capo leghista e quello del M5S, Luigi Di Maio. Cosa di cui i ‘ragazzi’ hanno dovuto prendere atto loro malgrado e passare ad altro. Senza il Cavaliere non possono andare da nessuna parte e lui, tra l’altro, non ha alcuna intenzione di avere a che fare con gente che al massimo a “Mediaset farebbe lavare i cessi”, illiberali e giustizialisti amici del “diavolo Travaglio” e che Hitler gli fa un baffo, meglio il Pd, quello di Renzi ovviamente, che tiene botta e con il quale ci si può intendere. Una visione di lungo periodo la sua, insomma: politica, quella vera. Salvini, che non è Bossi degli anni migliori, si è incartato e dopo la sconfitta inaspettata in Molise nei confronti di Fi che l’ha sopravanzata sta puntando tutto sul risultato di domenica prossima alle regionali del Fvg, dove pensa di fare ‘cappotto’. Nel frattempo, gioco forza, aspetta nell’angolo novità sul fronte della trattativa M5S-Pd, pronto a rientrare in gioco qualora questa fallisse, come appare probabile.

Dipende da Mattarella

Se così fosse e anche se riuscisse a centrare un’affermazione epocale alle urne, cambierebbe poco con lo scomodo alleato Azzurro. Una intesa con i grillini all’ultimo respiro e sempre che Mattarella la consentisse, comporterebbe un ruolo subalterno della Lega e la definitiva liquidazione della colazione di cdx. Che è esattamente quello cui aspira il tycoon di Arcore il quale, nell’eventualità, potrebbe giocare la sua partita, dopo essersi sbarazzato per consunzione dello scomodo alleato “estremista”, posizionando il partito nell’area moderata che gli compete e con il non trascurabile potere di far cadere a suo piacimento, se necessario, le giunte delle principali regioni del Nord dove siede in maggioranza. Il leader leghista, che non è uno stupido, ha mangiato la foglia e gli sono chiari i rischi, deciderà lunedì prossimo dopo il voto friulano. Difficile, comunque vada, che sarà in grado di produrre uno strappo. Troppo pavido e inconcludente, magari preferirà andare ad elezioni anticipate, una nuova campagna elettorale dove è in grado di dare il meglio di sé sperando questa volta di fare centro e liquidare il suo contendente principale. Meglio questa soluzione che quella di un governo del “dentro tutti” imposto dal Presidente al quale non si potrebbe dire di no e che farebbe scemare i propositi “antisistema” vagheggiati da lui e dal suo omologo pentastellato Di Maio. Esattamente quello che vogliono il “Caimano” e il giovine di Rignano.

Il Paese spera di non affogare

Nel frattempo il Paese è in tranquilla attesa e al momento sembra ‘piacevolmente’ rassegnato a tenersi Gentiloni e i suoi che in silenzio continuano a fare il proprio mestiere aggiungendo altre tacche ai loro indubbi successi, aspettando novità dai vincitori delle ultime elezioni e pronti a fare ancora la propria parte. Una trappola politica cui i dilettanti allo sbaraglio, Di Maio e Salvini sono caduti a piedi uniti e adesso cercano rimedi. Staremo a vedere come andrà a finire. Per il momento siamo ai titoli di coda dell’ondata populista che ci ha travolti. Speriamo di non affogare.

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