

di Peppe Papa
Bella grana per una formazione politica nata con l’ambizione di ‘spaccare’ il mondo a sinistra del Pd e che si è ritrovata con un pugno di mosche in mano, praticamente irrilevante. Un trauma post elettorale, quello dei fuoriusciti dal corpaccione dem (Bersani, D’Alema e compagnia) che hanno dato vita a Leu insieme a Sinistra Italiana e Possibile, che ancora non sembra essersi attutito. La linea politica, tranne l’avversione a Renzi e ai renziani, non ha finora prodotto una sintesi e ognuno dei contraenti va per i fatti suoi.
Insomma, l’operazione dichiarata di ricompattare tutta l’anima di sinistra del Paese, ha segnato il passo confermando i dubbi di molti osservatori che l’avevano da subito bollata come un escamotage di apparato per conservare un po’ di poltrone e che alla prova dei fatti, ahinoi, si è dimostrata tale.
Divisi come tradizione, sarà difficile che a questo punto riescano a completare tutti i passaggi giuridici e formali, oltreché politici, per non perdere il vitale finanziamento. Al momento, dentro Mdp, si confrontano almeno due idee contrapposte su come procedere verso il “sol dell’avvenire”. Da una parte l’ex segretario del Pd e il suo ‘fedelissimo’, Roberto Speranza che spingono per trasformare ‘Liberi e Uguali’ in una federazione che punti alla costituzione di un quarto polo del panorama politico italiano, trascurando il flop alle urne, dall’altra invece quella sostenuta da un documento degli ex di Rifondazione comunista, Pietro Folena e Simone Oggioni, incoraggiata dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che confida in una implosione del Pd renziano per raccoglierne le ceneri e fondare un nuovo partito socialista “governativo” che guardi all’Europa .
Nel frattempo D’Alema, il vero deus ex machina dell’iniziativa, sconfitto in malo modo nel suo collegio e da allora schivo ad esporsi, raccontano che stia seguendo una sua personale (come sempre) battaglia politica coinvolgendo i capetti della minoranza Pd, Orlando, Zingaretti, Cuperlo, Zanda, che spinge in direzione di un governo M5S-Dem-LeU. E in questi giorni gli effetti della strategia hanno cominciato a produrre qualche punto a favore con l’apertura al dialogo del segretario reggente dei democratici, Maurizio Martina, nei confronti con i pentastellati e la convocazione della direzione nazionale per decidere se continuare nel confronto con i Grillini.
In tutti i casi, ai fini del ‘cash’, cambia poco, anche se il presidente della Camera, Roberto Fico ha benevolmente approvato una deroga al regolamento di Montecitorio concedendo, pur senza avere un numero di deputati sufficiente (14 sui 20 necessari, ndr), di costituire un gruppo autonomo, i soldi non arriveranno senza una definizione formale del soggetto politico. Come il “gioco dell’oca”, un passo avanti e uno indietro con il rischio di non andare da nessuna parte. Ma all’establishment dei “Sinistrati”, poco importa. Per il momento lo scranno è al caldo, la politica può attendere, il resto sono chiacchiere.
1 Comment
Ormai “lontano” da mdp e LeU per sfinimento preferirei la terza ipotesi..Seminando sui pascoli liberi e giovani di MS5 la mia Sx ( non di Csx)potrà avere un Futuro..