

di Peppe Papa
Bassolino graffia, ma non scorre il sangue. Da tempo si è ritagliato il ruolo di fustigatore delle miserie del centrosinistra, a livello locale e nazionale, e di quelle dell’amministrazione della sua città con una presenza sui social costante e le sempre compiaciute interviste, a turno, sui principali quotidiani cittadini, senza arrivare però da nessuna parte. Nel senso che, all’ indubbio attivismo, non corrisponde una altrettanto proposta politica capace di scuotere il proprio fronte di appartenenza. Mettere in gioco, in sostanza, il suo inalterato carisma per porsi a capo di una decisa iniziativa che punti alla riconquista di uno spazio di agibilità politica capace di coprire il vuoto lasciato libero dal disfacimento del Partito democratico in Campania.
Per il momento, sembra compiacersi della possibilità di poter parlare a ruota libera confidando nel rispetto che gli è dovuto come ‘vecchio’ dirigente di partito e uomo delle istituzioni. Spesso sul suo profilo Facebook pubblica fotografie dei bei tempi che furono: in mensa all’Italsider di Bagnoli con Enrico Berlinguer, la marcia per la legalità con Luciano Lama e don Riboldi, ricordi commossi di qualche “compagno” passato a miglior vita. Tanta nostalgia, certo, ma che scalda i cuori a molti, visti like e commenti raccolti, e indica un riferimento di buon senso e saggezza, tipo il buon padre di famiglia che sa come va il mondo e ha sempre la soluzione appropriata a qualsiasi problema. Solo che la rappresentazione si ferma a questo. Nessun passo avanti.
Eppure, mai come in questo momento Napoli avrebbe bisogno di un “sindaco del rione Sanità”, dopo il devastante passaggio delle cavallette ‘arancioni’ guidate da De Magistris. Una persona di buon senso, esperta, visionaria, pragmatica, culturalmente dotata, orgogliosa della propria identità ‘cafona’ e di riconosciuto prestigio nazionale. Ritornare al governo della terza città d’Italia, una delle poche capitali europee rimaste nell’epoca della “società liquida”, sarebbe un’impresa storica, degna di un personaggio che ha segnato la vita politica italiana dell’ultimo quarto di secolo.
Bassolino temporeggia, comunista fino in fondo, vorrebbe comunque una sorta di “via libera” da quel che resta del Pd e di LeU il suo mondo di riferimento, che non arriverà mai. Lui lo sa bene. Non c’è altra strada allora per l’ex governatore che mettersi in proprio e dare corpo a quella che potrebbe essere, considerando l’anagrafe, l’ultima sfida della sua carriera politica. Al contrario può solo esserci una patetica obsolescenza, fino alla completa scomparsa dal discorso pubblico. Magari scrivendo qualche libro di memorie, godendosi lo splendido colpo d’occhio del golfo più bello del mondo.
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Per età, temperamento ed esperienza non è possibile pensare che Bassolino si faccia tirare per la giacca. Non è possibile farlo assurgere a condottiero che s’illude di portare dalla sua parte una classe politica di uomini di buona volontà. Il Bassolino che abbiamo conosciuto nella stagione dei Sindaci aveva tra le mani il potere che gli consentì di coagulare nel suo progetto realtà politiche locali vicine per ideali ma lontane per censo e stile. Fino a quando ha scelto autonomamente ha sempre scelto bene ed ha saputo tenere a freno gli aspiranti meno dotati di capacità e stile. La successiva fase di gestione del compromesso politico necessario, in particolare nel governo regionale dove ha subito anche i tradimenti ed il fuoco amico, lo ha visto costretto ad accettare scelte altrui ed ha fatto la scelta di salvaguardare e riservare a se la politica dei trasporti (figlia di un suo piano quindicennale iniziato con De Lucia e realizzato con Cascetta) che ancora oggi, se non la distruggono con l’indebitamento e l’assenza di gestione programmata, resta un progresso indiscutibile della Campania e di Napoli.