

di Gennaro Prisco
Raffaele Perinelli era nato nel ’96. 21 anni. E’ stato ammazzato con una coltellata al cuore il 6 ottobre 2018. Ieri l’altro. In questa città è una non notizia, è cronaca quotidiana, è il giorno e la notte di una città nella quale l’egemonia malavitosa non ammette riflessioni sul bene e il male.
Il suo assassino è un suo vicino di casa, ha dieci anni in più e solo dopo aver commesso il delitto ha realizzato che ha distrutto anche la sua vita. Ma anche questo tipo d’ammissione è parte integrante di una cultura dell’aberrazione che prevede il pentimento dinanzi alla legge e a Dio per avere indulgenza.
L’assassino è sotto custodia dello Stato. Miano però è senza Stato. Coltelli e cancelli e cervelli mangiati sono dentro una Costituzione non scritta, ma inflessibile che regola ogni aspetto della vita di Miano e di ogni altro quartiere e municipalità e comune che dalla cartolina di Napoli arriva alle innumerevoli lingue di fuoco che tutto inquinano e tutto corrompono.
Pertanto, è normale che un litigio non finisce quando ci si separa, finisce nell’attimo in cui uno o più dei contendenti cade a terra esamine. Una cronaca è fatta di numeri e fatti e se questi sono sconvolgenti ma nessuno se ne frega, a che serve riportarli? Un morto ammazzato in più non vale niente e le lacrime civili che versano i cittadini e le cittadine non commuovono, così come le omelie.
Perinellli era un terzino destro come Malcuit. Un terzino in carriera. Cosa ambulasse l’assassino non è stato oggetto di cronaca. Miano, Sant’Agnello, Gragnano, Turris. Questi i suoi club.
Un terzino che aveva difeso se stesso dalla direzione familiare. Il padre era un affiliato al clan dei Capitoni e fu fatto fuori in un agguato nel 2003.
Doveva essere una persona speciale il terzino Perinelli se, Luca Pini un suo allenatore, ha ricordato che ha faticato a convincerlo a giocare a calcio fino a riuscirci. E sapete perché? Leggete:
A Miano a Napoli. Nella città della maldicenza, l’allenatore amava il terzino come persona. Una notizia. Una bella notizia. Una di quelle testimonianze che rendono l’esito di un litigio ancora più aspro dell’indifferenza che accompagna ogni regolamento di conti che coinvolge i piccoli e i grandi in egual misura.
L’editore e scrittore Rosario Esposito La Rossa ha scritto: “ Questo omicidio è una sconfitta per tutta la città”.
Tutti gli omicidi lo sono. Quelli che coinvolgono gli innocenti e quelli che hanno il volto del sistema. Il sangue ha un solo colore e i camposanti sono pieni di gigantografie defunte, di cappellini e magliette e di fiori ora finti, ora freschi a fare da corografia alla morte.
L’editore racconta: “ Lello aveva tredici anni quando l’ho visto per la prima volta. Sono stato il suo allenatore di calcio”. E aggiunge: “Scusaci, non abbiamo saputo darti un mondo all’altezza del tuo sorriso e dei tuoi sogni “.
Perinelli era un terzino, gli altri erano altro e noi siamo colpevoli e le scuse, le sincere scuse sono anch’esse frutto dello stesso albero che per qualche giorno sarà illuminato dai riflettori. Poi verrà staccata la spina e via Janfolla e il rione San Gaetano entreranno nel tour turistico di Gomorra.
Raffaele Perinelli era nato nel ’96…2Ventuno anni. E’ stato ammazzato con una coltellata al cuore. E’ solo l’ultimo, già tocca al prossimo.
Spegnete le luci di Palazzo San Giacomo, della Città metropolitana, della Regione, del Governo.
Miano è senza Stato, Perinetti è morto senza pace.