

di Umberto Minopoli
L’anomalia vera è un’altra: il silenzio e lo sbandamento della maggioranza moderata, europeista, liberale del paese. Un istituto di ricerca sociale europeo ha calcolato il tasso di fiducia nel progetto europeo e, conseguentemente, di preoccupazione verso il populismo: in Germania è il 68%, in Francia il 53%, in Spagna il 51 %, in Olanda il 72%, in Svezia l’ 80%. Percentuali che mostrano la resistenza “repubblicana” al populismo, alla radicalizzazione, all’estremismo. In Italia? E’ il 47%. Ecco l’anomalia? Dovuta a che? Ci saranno tante ragioni che lo spiegano. Io ne metto in rilievo una: il tradimento degli intellettuali (giornalisti, analisti, professori, opinionisti ecc).
Insomma: un disegno di radicalizzazione ed estremizzazione. La sinistra (il Pd) e Forza Italia, da versanti diversi, sono stati subalterni a questa narrazione. Per complesso di inferiorità verso i facitori di opinione, per il massimalismo pavloviano dell’eterna sinistra, per la solitudine dei riformisti, per la fragilità storica e culturale della sinistra di governo e della destra liberale.
Ecco l’anomalia italiana che spiega perché, tra i grandi paesi europei, siamo gli unici con i populisti al governo.
Che esiste anche in Italia. Che è dispersa, disgregata, sciolta in tutti i partiti (compresi quelli di governo) o nell’astensionismo. E che occorre evocare, liberare dalle credenze populiste, unire e aggregare con un racconto “repubblicano”: allarme per l’estremismo e la radicalizzazione populista, per la fine dell’Europa comune. Ma anche, all’opposto, l’indicazione di politiche tranquille, equilibrate, di sviluppo, ottimiste e di scommessa razionale sul futuro. E invece che fa il Pd? Moltiplica candidati (mediocri) per un congresso (mediocre) convocato su una inezia (mediocre): farsi i conti tra loro. Inutile. Cominciate a fare politica invece. Tra qualche giorno ci sarà la Leopolda: speriamo sia un fatto nuovo.