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IL LIBRO “Diseguali, il lato oscuro del lavoro” di Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza

di Gennaro Prisco

Recensire un libro per il piacere di farlo è un invito alla lettura ed una ricerca di confronto con quanti poi si introdurranno nella lettura del testo.

Lunedì 8 ottobre 2018, con Gaetano Fermato, con il quale siamo alla ricerca di storie da raccontare con la Cool association, abbiamo deciso di andare alla presentazione del saggio del filosofo Ernesto Paolozzi e del giornalista Luigi Vicinanza  dedicato al lavoro.

Il titolo scelto dagli autori è una presa di posizione politica: “Diseguali, il lato oscuro del lavoro”  (Guida Editore)

L’appuntamento è alle 17.30 presso lo Spazio Guida in via Bisignano a Chiaia. A quell’ora Chiaia è piena di gente che va e che viene.  Il clima è mite ma l’autunno è alle porte e con la stagione delle foglie gialle, in città è già Natale.

E’ la nostra prima volta da Guida. Gaetano mi attende fuori, è arrivato in anticipo.

Chiedo a più persone del luogo di indicarmi dov’è la libreria. Ma alla domanda non segue una risposta precisa. C’è chi mi ricorda che Guida a Port’Alba ha chiuso e che anche quella del Vomero ha fatto la stessa fine. Infine un ragazzo vicino ad un caffè smanetta sul suo cell e mi indica il palazzo al cui interno è collocata la libreria.

La sala ci accoglie affollata. Su un divano c’è il moderatore, Ottavio Ragone, responsabile della redazione napoletana di Repubblica. Ha appena finito la sua introduzione e dà la parola al prof Massimo Marelli che da economista legge le disuguaglianze, tra l’altro, misurandole sulla mobilità dinamica delle società contemporanee che è simile negli USA, in Europa, in India. Avvalorando la tesi del libro di una lotta di classe all’incontrario, quella che i ricchissimmi fanno contro i non ricchissimi e i poveri.

Giusto per comprendere lo stato delle cose: l’America non ha più un sogno ( è prima in questa classifica dell’immobilità ) e l’Italia è quarta.

Insomma un club del 1% della popolazione mondiale detiene oltre il 50% delle ricchezze. E che questo è possibile attraverso l’evasione fiscale. Che, giusto per stare dentro il tema tanto caro al ministro della razza padana, divenuta razza italiana, all’Africa sottrae ogni anno, da 44 Paesi su 54 che compongono la geografia politica del continente, 50 miliardi di dollari d’evasione fiscale con l’off shore e i paradisi fiscali.

Come ha spiegato il professore Marelli, dentro al libro ci  sono nomi, cognomi, responsabilità e analisi. Chi vuole può leggerli gli otto uomini che nella globalizzazione hanno smisurate ricchezze. I nomi dei capi di Stato democratici o tiranni o sovrani che l’Espresso ha pubblicato in una sua inchiesta sui Panama Papers, una band rock metal di Paperopoli.

Ecco la globalizzazione, ecco la rottura tra impresa e lavoro, ecco la paga base, lo sfruttamento, lo schiavismo, le finte muraglie come sembra definirle il sociologo Antonello Petrillo, che tiene una lunga lezione sulle disuguaglianze e sui traffici illeciti che i muri attraversano facendo offesa del corpo delle donne, che storicamente segnano sempre le involuzioni sociali.

Storicamente, evento causa, causa evento. Roba completamente saltata in una realtà mondiale che si dibatte nel presente senza storia. Una strategia degli illuminati attuali che non ha confini, perché governare il globo giustifica qualche milione di morti e un conflitto permanente tra uomini e donne divisi in razze, in ceti, in credi religiosi.

Poi è toccato agli autori. Ernesto Paolozzi è stato tranciante: non solo il socialismo è in crisi, anche il liberismo lo è. E ciò che noi scriviamo va nella direzione di trovare una via d’uscita sul piano politico e propone la formazione di una forza politica, un partito del lavoro e della libertà che metta al centro della sua azione il lavoro come fattore di liberazione dell’uomo e una più equa distribuzione della ricchezza che non può non sostenersi senza una tassazione progressiva e una diversa regolamentazione delle successioni.

Insomma ci vuole la politica altra, una illuminazione che indirizzi i popoli verso una globalizzazione del lavoro ben fatto e ben pagato, che combatti la povertà, che costruisce un argine molto solido al dilagare di un modello educativo non consapevole, non intelligente, non creativo, non responsabile.

La storia ricordata da Luigi Vicinanza, nel prologo, credo che sia emblematica dello stato delle cose.

E’ la storia di Iqbal Masiq che a cinque anni viene venduto dai genitori ad un fabbricante di tappeti, che lo tiene legato al telaio per sei anni perché ha tentato la fuga. Ad undici anni viene liberato dal Fonte di liberazione del lavoro forzato e parla ad una conferenza a Stoccolma e dice: “Non ho paura del mio padrone. Ora è lui ad avere paura di me”. A dodici anni viene ucciso con un colpo di fucile sparato da un sicario rimasto ignoto.

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