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Caso Materazzo, il delitto che turba la Napoli bene

Un giallo inquietante e finora irrisolto, tra sospetti e possibili fiancheggiatori del latitante.

di Mimmo Di Pace

Una salma riesumata, un giovane in fuga e il fratello ucciso. Quello di Chiaia continua a essere un giallo. La storia ruota attorno all’omicidio di Vittorio Materazzo, l’ingegnere 41enne assassinato con quaranta coltellate sotto casa in via Maria Cristina di Savoia, in uno dei quartieri più centrali e chic di Napoli. E attorno alla fuga di Luca, accusato dell’omicidio del fratello, e ai sospetti sul decesso del padre Lucio, trovato morto in casa all’alba del 25 luglio 2013. I più recenti sviluppi della storia partono proprio da quest’ultimo episodio.
Nei giorni scorsi la Procura ha disposto la riesumazione della salma dell’anziano ingegnere incaricando un medico legale di eseguire un’autopsia sui resti e stabilire se Lucio Materazzo sia morto di morte naturale oppure, come temeva il figlio Vittorio ipotizzando un’aggressione che avrebbe avuto come epilogo non voluto quello più tragico, di morte violenta.
L’esame sul cadavere, però, non ha dato indizi tali da far riaprire il caso. Dalle prime indiscrezioni, l’autopsia non avrebbe accertato la presenza di fratture e non sarebbero emersi elementi particolarmente significativi. Tuttavia bisognerà attendere il deposito della relazione del consulente e i risultati di tutti gli esami svolti sul cadavere prima di arrivare alla chiusura del caso.
Come atto dovuto, in vista di un atto irripetibile come l’autopsia sulla salma riesumata, Luca Materazzo era stato iscritto nel registro degli indagati anche per la morte del padre. Da quattro mesi Luca è in fuga, introvabile, tecnicamente latitante. La polizia lo sta cercando in Italia e all’estero. C’è il sospetto che qualcuno, tra parenti o amici, lo stia aiutando, soprattutto economicamente. Le indagini per la cattura vanno avanti a ritmo serrato.
Luca è ricercato per un’accusa gravissima: omicidio volontario. Per la Procura sarebbe stata sua la mano che, impugnando un coltello, avrebbe ripetutamente colpito Vittorio finendolo con una coltellata alla gola.
La vittima fu aggredita nell’androne della palazzina di famiglia la sera del 28 novembre scorso. Le tracce di sangue trovate sulla scena del crimine hanno ricostruito la foga dell’assassino e i disperati tentativi di difesa della vittima.
Gli abiti e l’arma abbandonati dal killer poco distante, in vicolo Santa Maria della Neve, hanno invece fornito agli inquirenti il Dna dell’assassino. Il profilo genetico che gli esperti della polizia scientifica hanno isolato tra centinaia di reperti ha portato a Luca Materazzo.
Per arrivare a questa prova e chiedere l’arresto del 36enne c’è stato bisogno del tempo tecnico delle indagini scientifiche, un tempo di cui Luca ha approfittato facendo un bagaglio e fuggendo via.
E’ stato ipotizzato anche un movente, legato al difficile rapporto tra i due fratelli e a una differenza di carattere e stile di vita che, secondo più testimoni, era motivo dei loro litigi. Le indagini sono coordinate dai pm Luisanna Figliolia e Francesca De Renzis della Procura attualmente retta dal procuratore Nunzio Fragliasso. E’ caccia all’uomo.

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