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“Scacchi a scuola”, contro il mondo bidimensionale della realtà virtuale

di Piero Porreca

La società in cui viviamo ci sta rendendo sempre più solitari, impazienti e in-comunicanti grazie all’enorme nuvola multimediale nella quale siamo immersi, siamo tempestati di immagini e suoni, eternamente connessi , immediatamente sensibili al minimo beep, i nostri occhi stanno perdendo l’abitudine di guardare verso l’orizzonte, con grave danno per la vista e per le nostre menti… Colore e suoni gli unici elementi di un mondo bidimensionale capaci di catturare la nostra attenzione, nel frattempo la logica e la razionalità finiscono sempre più in un cantuccio isolato impedendoci di fatto di allenare la nostra mente all’attenzione e alla concentrazione, svilendo infine la fantasia. Soli e senza idee, ma telecomandati da qualche schermo che ci ha allontanato dalla realtà. Basta fare qualche fermata di metro o di bus per rendersene conto, le persone non si guardano più neanche in faccia chinate come sono sul proprio mondo virtuale. E anche se noi “più grandi” siamo apparentemente in grado di gestire la situazione per un ritardo, fortuna nostra, puramente tecnologico generazionale, cosa facciamo per salvaguardare invece i più giovani che sono più vulnerabili al fenomeno del loro tempo, e a causa di questi supporti tecnologici stanno perdendo l’elasticità matematica oltre alla capacità di ricerca?
Una proposta molto intelligente, attraente e stimolante c’è: “gli scacchi a scuola”, ma come di consueto dobbiamo fare i conti con i cronici ritardi e incapacità della classe politica che ci amministra e governa.
Sono numerose le ricerche in ambito internazionale che testimoniano l’efficacia del “gioco degli scacchi” in ambito scolastico. Questi studi hanno confermato le enormi potenzialità della pratica scacchistica come “strumento” di potenziamento cognitivo, oltre che per la sua componente educativa. Matematica, geometria, fantasia, pazienza, tolleranza, orientamento, … questi alcuni degli aspetti stimolati dall’utilizzo degli scacchi a scuola. Uno strumento pedagogico quindi utile al miglioramento delle capacità di apprendimento degli alunni e formativo della loro personalità. Tutto questo è noto, tanto che è stato caldamente raccomandato dal Parlamento Europeo fin dal 2012, affinchè gli Stati membri s’impegnassero a perseguire e realizzare “gli scacchi” come materia scolastica o extra scolastica, nelle scuole dell’Unione. Basterebbe già questo per fare “scacco matto” al ministro o all’assessore di turno della Pubblica (d)istruzione. E si, perché a parte gli slogan laddove c’è qualcosa di buono, e per attuare quel buono ci vuole solo un poco di denaro e un poco di buona volontà, chissà perché dalle grandi parole e promesse si finisce nelle paludi.
Un progetto serio, infatti, ha costo abbastanza esiguo, necessita solo di continuità e il fattivo coinvolgimento degli insegnanti di ruolo. Laddove è stata possibile la messa in opera di tali progetti, i corsi di scacchi hanno suscitato notevole interesse nei responsabili scolastici, l’entusiasmo dei giovani che vi hanno partecipato ed il convinto appoggio di insegnanti e famiglie. Va da sé che quando vengono proposti con la prospettiva di continuità, e tramite l’impiego di istruttori della Federazione Scacchistica Italiana retribuiti e motivati, il successo è assicurato.
I corsi possono essere rivolti a tutte le classi della scuola Primaria e/o Secondaria Inferiore, ma il seme più prolifico può germogliare senza dubbio nelle scuole elementari, dove, durante i primi due anni scolastici è proposto proprio come un “gioco” mediante l’utilizzo di una scacchiera gigante, facilitando così anche la psicomotricità, per poi proseguire sulla scacchiera di sempre, quella da tavolo, dalla terza alla quinta elementare.
In Italia, i progetti già avviati raggiungono solo il 2% della popolazione scolastica (Primarie e Secondarie inferiori), praticamente 100.000 alunni coinvolti su una popolazione scolastica di circa 5.000.000 con la Regione Piemonte a far la parte del leone, ma sarebbe meglio dire “solitaria” in questo aggiornamento dei programmi scolastici. Visti i numeri, i margini di crescita possono essere enormi, considerando anche che non tutti conoscono le potenzialità degli scacchi a scuola.
L’impegno economico, di per sè come detto è esiguo, può essere una limitazione solo apparente e vedremo il perché. L’aspetto economico, dipende dal fatto che gli Istruttori devono essere retribuiti per dare ai progetti la giusta continuità negli anni, l’impiego di istruttori volontari non garantirebbe rapporti duraturi con le scuole e neppure la copertura di un boom di richieste che il progetto nel caso potrebbe conseguire. A tempo pieno o part time, bisogna dedicarsi all’insegnamento e non si può pensare che si faccia gratuitamente. Il via a questa materia d’insegnamento richiede quindi un finanziamento che deve necessariamente provenire dall’esterno della scuola. Si dovrebbe poter contare sulla sponsorizzazione costante di Regioni, Province, Comuni, Privati, Fondazioni e da Enti di Promozione sportiva, oltreché dalle stesse scuole, soprattutto nella delicata fase di avvio. A progetto avviato, infatti, a seconda della popolarità e successo raggiunto si potrebbe decidere di richiedere un piccolo contributo alle famiglie dei ragazzi (si parla davvero di pochi euro all’anno), in questo modo la scuola grazie alla sinergia con sponsor e circolo scacchistico potrà sempre più autonomamente impiegare questo innovativo e promettente strumento pedagogico.
Scacchi, violino e arti marziali giapponesi: le arti per far crescere i nostri giovani in maniera sana, creativa e saggia, una piccola spinta innovatrice ma dalle radici antiche, per dare una “mossa” ai polverosi e confusi programmi scolastici, e che di certo farà bene anche a noi grandi, e tutti insieme, ci potremo riappropriare delle altre due dimensioni: tempo e spazio. Quel tempo e quello spazio per rispettare gli altri, per essere più pazienti e un poco più umili perché, altro insegnamento degli scacchi, “se oggi perdi, domani ti alzi e rimetti un’altra volta a posto i pezzi”.
Ah, e i politici? Se soltanto capissero che grande ritorno elettorale a loro favore produrrebbe una simile scelta, purtroppo si credono Re, chiusi come sono nelle loro torri circondati da alfieri e cavalieri, con noi pedoni a far da scudo… che abbiano paura proprio di uno scacco al Re?

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